Iter-Auto. Il navigatore italiano del 1932

Iter-Auto. La storia dispersa di una rivoluzione mancata, quella dell'innovativo navigatore italiano per automobili presentato alla Fiera Campionaria di Milano del 1932.
Iter-Auto su cruscotto

Avete presente l’irrinunciabile navigatore satellitare che vi guida parlandovi dal cruscotto della macchina o dallo smartphone?
Comodo vero? Per chi ha vissuto gli anni delle cartine stradali e delle informazioni chieste al primo passante, una rivoluzione del quotidiano. Ai nativi digitali potrà sembrare strano, eppure è stato così fino all’altro ieri.
Ecco, c’è mancato poco, ma la storia sarebbe potuta andare diversamente.
La storia è quella dell’Iter-Auto, il  navigatore italiano del 1932.

Facciamo un passo indietro

Parliamo di escursionismo, ovvero di quel rapporto con il viaggio, la natura e il paesaggio che fa vivere l’emozione della scoperta e, a volte, anche del rischio.
Per rendere l’idea, se fossimo negli Stati Uniti potremmo prendere in prestito il concetto di wilderness.
Con una fortuna ancora attuale, nel passaggio tra 1800 e 1900, l’escursionismo in Italia vive una grande stagione, anche grazie
alla coincidenza virtuosa con le meraviglie della tecnica che il novecento annuncia. La bicicletta, prima di tutto, ma non solo.
Non sembri strano, ma in quegli anni anche la bicicletta è icona dei tempi nuovi, una considerazione che i 57 velocipedisti che nel 1894 fondarono il Touring Club Italiano dovevano aver ben presente.
In effetti la loro intuizione di coniugare bicicletta ed escursioni fu un successo; in pochi anni i soci del Touring divennero migliaia ed è proprio alla lungimiranza e al fermento culturale dell’associazione che dobbiamo, ad esempio e già nel 1897, l’impianto dei cartelli stradali turistici.

Eccoci al punto

Prima necessità del turista escursionista è sapere di percorrere la direzione giusta, vuoi che vada a piedi, in bicicletta o, con l’avvento novecentesco del motore, in motocicletta e in automobile.
Motociclette e automobili che per qualche decennio ancora non saranno proprio per tutti, ma che sin da subito lasciano intuire a tutti la portata rivoluzionaria che i motori avranno sul movimento delle persone e sui viaggi.
Nei primi decenni del ‘900 tutto ciò che è motore, in strada e in cielo, è avanguardia tecnica e culturale, e non è certo un caso se Marinetti e i futuristi metteranno la velocità e lo automobile, con declinazione esistenzialmente maschile, al centro di una visione del mondo.
Il punto è che se è vero che l’Italia è stata Patria di esploratori, bisogna dire che anche in quanto a inventiva il mondo qualcosa ci deve.

Milano 1932

Il caso di  inventiva di cui stiamo per parlare potrebbe essere ottimo spunto per un plot narrativo retrofuturistico e distopico.
Siamo nel 1932, siamo a Milano, città industriale per cultura e vocazione e siamo alla Fiera Campionaria, la grande vetrina dell’eccellenza commerciale e industriale della Nazione.
Tra le preziosità esposte al pubblico ce n’è una che finirà dispersa nel tempo e nel cassetto delle rivoluzioni mancate.
Nel 1932 le automobili, seppur ancora relativamente poco diffuse e appannaggio della buona borghesia, avevano iniziato a popolare il paesaggio italiano.
Viaggiare in auto significa ovviamente di disporre di guide utili al bisogno.
Le cartine stradali, in particolare quelle del Touring Club già non mancavano e, dispiegate come lenzuola a due piazze dentro le utilitarie, ma non solo, avrebbero accompagnato tutto il secolo della motorizzazione di massa e portato gli italiani in vacanza.

Iter- Auto. Tracce di futuro

Alla Fiera Campionaria di Milano del 1932 il futuro fa capolino.
Il futuro è un marchingegno che promette a tecnici, amatori e sportivi una elegante e pratica guida autostradale che ogni automobilista sentirà il bisogno di implementare in un rapido e facile passaggio al cruscotto della sua auto.
Il marchingegno che anticipa il futuro si chiama Iter-Auto.
La rivoluzione mancata è quella promessa da un navigatore per automobili tutto italiano che anticipa di decenni la modalità di informazione del viaggio, quella di cui oggi nessuno può fare a meno.

John Boyle. il precedente americano

Iter-Auto è il navigatore prima del GPS, invenzione tutta italiana anche se, ad onor del vero, qualcosa di simile tal John Boyle, americano del Minnesota, aveva brevettato nel 1921.

(1921. Disegno tecnico del navigatore Boyle)

Dell’invenzione di Boyle abbiamo il disegno tecnico e il deposito presso l’Uffico Brevetti e, pur non potendo escludere una sua produzione, non ne abbiamo trovata traccia.

Iter-Auto. Prove tecniche di navigazione

Del nostro Iter-Auto, invece abbiamo testimonianza fotografica che ce ne testimonia quantomeno una produzione per prototipi. Di successiva produzione industriale non abbiamo notizia, ma la pubblicità ci fa intendere che l’omonima società romana, con sede in via Due Macelli 31, aveva quanto meno buone intenzioni per il futuro commerciale dell’oggetto.
Le notizie che circondano l’Iter-Auto sono effettivamente rarefatte. Tra queste troviamo che il Touring Club sia stato parte in causa nel suo sviluppo, cosa plausibile visto che già allora il sodalizio pubblicava cartine stradali, cosa questa che ne faceva il naturale fornitore di contenuti.

(1932. Il navigatore italiano Iter-Auto)

Il meccanismo alla base dell’Iter-Auto era ovviamente lontano dal geo posizionamento satellitare, ma non per questo meno geniale. Sullo schermo dell’apparecchio, convenientemente posizionato sul cruscotto accanto al volante, scorreva in verticale una mappa attaccata a un cavo simile a un moderno tachimetro meccanico, così che la velocità di scorrimento della mappa fosse proporzionale a quella dell’automobile.

Iter-Auto. Il Santo Protettore degli automobilisti

Al viaggiatore non rimaneva quindi che scegliere la mappa dell’itinerario previsto, pluasibilmente di provenienza Touring Club, inserirla dentro l’Iter-Auto e partire.

La qualità del suo viaggio sarebbe stata assoluta perché Iter-Auto non solo lo avrebbe guidato nella giusta direzione avvisandolo per tempo  – circa 3 chilometri prima – di eventuali tratti pericolosi, ma lo avrebbe informato anche al riguardo di stazioni di rifornimento, alberghi, ristoranti e garage che avrebbe trovato lungo il percorso.
Insomma una vera e propria rivoluzione, tanto che l’Iter-Auto si presenta come il nuovo Santo Protettore del viaggio, surclassando i classici San Giorgio e San Cristoforo.

In effetti non andò così

L’Iter-Auto avrebbe avuto gloria purtroppo effimera.
Le
medagliette di San Cristoforo attaccate con magnete al cruscotto, avrebbero invece accompagnato i viaggi degli italiani per lunghi decenni, certo non indicando la strada, ma dando il conforto di una provvidenziale mano santa che li avrebbe protetti in caso di pericolo stradale.
A giudicare dagli ex voto per grazia ricevuta dedicati al Santo, qualche volta deve aver avuto anche successo.
Questo, forse, ai moderni navigatori satellitari ancora manca.

 

Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

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