Nicola Raccuglia. L’uomo che ha vestito il calcio

Un viaggio tra lana, colori e memoria: la firma NR che ha vestito leggende e sogni, dalle domeniche anni ’80 al vintage di oggi. Un racconto di radici, orgoglio e magia che non sbiadisce.
 Sabrina Trombetti
Nicola Raccuglia

La storia, la magia degli anni d’oro del calcio italiano, ci riferiamo agli Ottanta ovviamente, si può riassumere in due lettere: NR. Molti lo avranno già capito, N come Nicola e R come Raccuglia
Ancora oggi dopo quasi 50 anni le sue coloratissime ed iconiche magliette in lanetta pesante, che hanno vestito i più grandi campioni del calcio, da Maradona a Baggio, da Bruno Conti a Baresi e Vialli, fino a Zico sono ancora ricercatissime sul mercato.
Tanto che i suoi figli Enzo e Nicoletta hanno deciso di rilanciare il brand in Italia e nel Mondo con una linea vintage che è già diventata “cult”. Un esempio di come il “Made in Italy” sia ancora vincente nonostante le ripetute delusione mondiali della nostra Nazionale. Incontriamo, a Montesilvano, nella storica azienda, il fondatore Nicola Raccuglia

Il marchio Nr, fin dai suoi esordi sui campi di Serie A, è nel cuore di tutti gli appassionati di calcio…e non solo in Italia: la lanetta pesante, l’inconfondibile logo, i campionissimi che l’hanno indossata…quale è stato segreto, l’alchimia di un successo così duraturo?

Il segreto è tutto nelle radici e nel mio percorso. Mi trasferii giovanissimo da Palermo, la mia città di origine, a Firenze per iniziare la mia carriera di calciatore. Il Pescara fu poi una delle mie squadre del cuore, dove a fine carriera decisi di stabilirmi definitivamente. Proprio qui è iniziata l’avventura: ho lasciato il calcio giocato nel 1971 per fondare la Ennerre. L’alchimia estetica nacque subito: l’inconfondibile logo NR fu creato da Gabriele Pomilio, figura storica e fondatore della pallanuoto a Pescara. Con quel logo, iniziai a “smacchinare” io stesso i filati. Le prime confezioni storiche avvennero in un luogo quasi mistico: all’interno di un convento a Serramonacesca, in provincia di Pescara, dove le suore insegnavano il mestiere a giovani ragazze del posto. Dopo i primi dieci anni trascorsi nei miei vari laboratori a Pescara, nel 1981 la sede amministrativa e produttiva passò in uno stabilimento di 5000 metri quadri a Montesilvano, dove arrivarono a lavorare circa 200 persone tra impiegati e dipendenti. Quella maglia non era un prodotto, era un’opera d’arte sartoriale.

 

Gli Anni Ottanta, che rappresentano l’Eldorado del calcio italiano, vengono ricordati per le magliette di Nicola Raccuglia, gli scarpini Pantofola d’ Oro di Emidio Lazzarini. Tutti i più grandi campioni italiani e stranieri vestivano ed indossavano il nostro “Made in Italy “.

Quelli erano anni irripetibili, l’Eldorado del calcio mondiale, e noi eravamo i sarti dei sogni. Abbiamo avuto l’onore di vestire club prestigiosi come Milan, Lazio, Roma, Napoli, Fiorentina, Sampdoria, Catanzaro, Pisa, Avellino, Pescara, Bologna, Palermo, Cagliari e tantissimi altri. Insieme agli scarpini Pantofola d’Oro del mio carissimo amico Emidio Lazzarini, le mie maglie erano il simbolo dell’eccellenza italiana e tutti i più grandi campioni volevano indossarle: icone come Krol, Antognoni, Socrates, Barbadillo, Diaz, Souness, Baresi, Conti, Giannini, Maradona, Careca, Alemao, Briegel, Vialli, Mancini, Baggio e tanti altri. Questi club e questi fuoriclasse non cercavano solo una divisa, cercavano il prestigio, lo stile e il comfort che solo NR sapeva dare.

Oltre al fortissimo legame con autentiche leggende come Maradona, Zico, Baggio, Conti e Vialli il marchio Enneerre vestì anche le “giacchette nere”, una scelta abbastanza inedita…

Oltre ai grandi numeri 10, ebbi il privilegio di vestire le “giacchette nere”, una scelta inedita per l’epoca. Grandi arbitri come Lo Bello, Casarin, Pairetto, Paparesta, Pezzella, D’Elia, Luci e altri scelsero Ennerre. Ma dietro quelle divise non c’era un semplice contratto commerciale: c’era un’amicizia vera e una stima profonda che mi legava a questi grandi professionisti. Volevamo dare eleganza e autorevolezza a chi doveva far rispettare le regole in campo.

Tra i tanti avete avuto il privilegio di vestire la Nazionale Campione del Mondo guidata da Enzo Bearzot, una storia che conosco in pochi e che, per certi versi, fu uno spartiacque 

Vestire la Nazionale è una storia che porto nel cuore, un segreto che pochi conoscono e che rappresenta uno dei momenti più alti della mia vita. Tutto nacque da un legame autentico: Alvaro Ballerini, storico responsabile della logistica azzurra, era stato mio compagno di squadra da ragazzo nella Rondinella a Firenze. Fu lui, in pieno accordo con la FIGC, a propormi di vestire l’Italia di Enzo Bearzot nei primi sei mesi del 1985, nelle amichevoli contro Irlanda, Grecia e Portogallo, in attesa dell’asta per il nuovo sponsor tecnico. All’epoca la Federazione non permetteva di apporre il logo sulle maglie, ma la firma di NR era comunque evidente: il font dei nostri numeri era inconfondibile, un segno grafico unico che ci rendeva unici al mondo. Fu un’emozione indescrivibile vedere la mia fattura indosso a leggende come Scirea, Bergomi, Cabrini, Rossi, Tardelli e Altobelli — campioni che nei loro club non avevano mai indossato Ennerre. Anche senza logo, quei numeri e quella maglia azzurra furono lo spartiacque che consacrò la mia storia nella leggenda del calcio.​

Maradona

Insieme a tuo figlio Enzo avete dato una nuova vita alle vostre storiche magliette che stanno spopolando sui social: addirittura sono indossate da autentiche star della musica e dello spettacolo: vi aspettavate un interesse così grande da parte delle nuove generazioni?

Oggi, insieme a mio figlio Enzo, abbiamo dato nuova vita a quelle maglie storiche. Vedere che oggi spopolano sui social e sono indossate da star internazionali della musica e dello spettacolo ci riempie d’orgoglio. Se mi aspettavo questo interesse dalle nuove generazioni? Forse no in queste proporzioni, ma la verità è che i giovani cercano l’autenticità. In un mondo di tessuti sintetici tutti uguali, la nostra lanetta racconta una storia vera che non morirà mai.

Il marchio Enneerre continua a raccontare la storia di un calcio che non c’è più che tutti ricordiamo e rimpiangiamo: c’è un aneddoto che più di tutti gli altri può far capire la magia di quegli anni?

Il calcio di allora era fatto di contatti umani. Un aneddoto che spiega tutto? Il mio primo contatto con Maradona.
Lo sentii telefonicamente grazie a Gaetano Masturzo, che era il responsabile della logistica del Napoli, che mi diede il suo numero privato. Lo chiamai a casa: voleva maglie numero 10 per i suoi amici in Argentina. Da lì nacque un rapporto bellissimo con Diego. Molti campioni e allenatori come Krol, Barbadillo, Berggreen, Riva, Rivera, De Sisti, la Fiorentina al completo o i familiari di Diego venivano a trovarmi direttamente in azienda a Pescara. I calciatori mi cercavano per modifiche personali, quasi fossi il loro sarto di fiducia. Non c’erano i filtri delle multinazionali; c’era il rapporto diretto tra chi creava la maglia e chi la bagnava di sudore.

Le magliette Nr sono un vero oggetto del desiderio per tutti i collezionisti. Un fenomeno quello del collezionismo che sta avendo un boom mondiale. Quale è la maglietta più preziosa, quella del suo cuore e se esiste un vostro Museo personale in cui conservate questi straordinari cimeli?

Oggi le casacche NR sono un oggetto del desiderio mondiale.
La più preziosa?  Sicuramente quella di Maradona al Napoli, un cimelio che non ha prezzo, una vera e propria reliquia del dio del calcio. Per quanto riguarda la maglietta del cuore è sempre difficile scegliere, ma la numero 10 azzurra resta il simbolo del nostro apice. A proposito voglio ricordare un curioso aneddoto: il campione del mondo e Pallone d’ Oro Paolo Rossi fece il suo ultimo gol in Nazionale vestendo la nostra maglietta nella gara contro il Portogallo.
Conserviamo un nostro “Museo personale”, uno scrigno dove proteggiamo questi cimeli straordinari. Per noi non sono solo maglie, sono pezzi di vita e di storia che abbiamo il dovere di conservare per chi ama il calcio.

 

Sabrina Trombetti, promotrice della Mostra antologica "Un Secolo d'Azzurro", patrocinata dalla FIGC. Rappresentante di Interessi alla Camera dei Deputati per il Terzo settore e lo Sport. Autrice di due proposte di legge sul collezionismo minore e sulla cultura sportiva e del territorio. Giornalista professionista da numerosi anni per carta stampata, tv e radio, ed editorialista sportiva.

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