Calcio di guerra. E di onore

Dapprima avversato, poi promosso. Il football non entra a gamba tesa in tempo di guerra, non ci pensa proprio. Il football porta in campo una palla, i suoi principi e il cuore puro dei vent'anni per sempre. È spirito di corpo, quello sì che serve al fronte, ma è diverso. Quello che non cambia è che chi gioca non perde mai, mentre in guerra nessuno vince. Nelle Fiandre prima, in Veneto poi, i signori della guerra le hanno prese di brutto.
calcio di guerra trissino

Con la partita di Natale non si può competere.
Una storia di calcio e di guerra. Una storia di onore che della guerra e delle sue regole maledette si fa beffa.
Quella notte del dicembre del 1914 è entrata di diritto nell’immaginario recuperato dalla letteratura, dal teatro, dal cinema, da tutti noi mai stanchi di ascoltare la storia dall’inizio alla fine.
Dalle trincee di Ypres nelle Fiandre, versante tedesco, si alza un suono diverso, sembra un canto, è un canto. È Stille nacht. Dall’altra parte gli inglesi non si capacitano, diffidenti il giusto, ma non impassibili quando due, dieci, venti nemici sbucano fuori – sagome nel buio e poi a distanza di tiro – mani alzate, cioccolata e sigarette strette nei guanti di lana spessa. Senza comandi generali a mettersi di traverso nasce la tregua più bella di sempre, quella di Natale, gli inglesi rispondono con quello che trovano a portata di mano, fotografie, bottoni, whiskey e se non è generosità questa.
Silent night è Stille nacht, da cantare assieme e lo fanno per davvero.  

Ypres, 1914. La partita di Natale
(Ypres, 1914. La partita di Natale)

Gelo e fango duro

La mattina (dopo la notte che non doveva finire) la tregua regge, il freddo non si sente e quello spazio senza forma di fango duro che divide le due fazioni è meraviglioso. È ideale per una bella sfida a pallone, chissà a chi viene l’idea, forse allo stesso che comincia a raggomitolare stracci per farne una cosa rotonda da prendere a calci. Due squadre, tutti a correre come forsennati, a cadere, rialzarsi, cercare di centrare la porta, due bastoni di legno da una parte e due dall’altra, se il portiere non ci arriva con le mani alte vuol dire che il tiro è fuori. Facile insomma, l’arbitro c’è, ma c’è più fair play, c’è anche il risultato. Si dice 3-2 per i crucchi e c’è da crederci dato che è solo la stampa inglese a riportare la cronaca un paio di settimane dopo.

Calcio di NAtale 1914
(Ypres, 1914. La partita di Natale)

I tornei militari

Politica e vertici militari dopo l’ostracismo iniziale, “ma davvero pensano sia una buona idea sciupare così energie che non hanno?” e “è un’offesa alla disciplina“, si ravvedono e consentono ai soldati di giocare a calcio quando ci sono le condizioni minime.
Non con il nemico, la partita di Natale sarà unica, ma fra commilitoni, battaglioni, reggimenti diversi con tutte le rivalità da caserma. Il calcio diventa così d’aiuto per sostenere la leva “Giocate il grande gioco ed arruolatevi nel battaglione Football” sbandiera la propaganda. 
Si gioca ovunque, quando si può, per cinque lunghi anni. Sfide improvvisate, tornei, veri e propri campionati. Le autorità militari, anche nel nostro Paese, spianano i terreni nelle zone limitrofe a quelle operative per consentire di giocare. Il calcio entra anche così nel tessuto del Paese, una partita alla volta, per non uscirne più.
A guerra finita The Times scriverà: “…il football ha fatto più di ogni altra cosa per il morale dei nostri militari. Stanchi di gambe e di testa, sull’orlo di crisi di nervi, di fame, di tutto ma capaci di ritrovare energia ed entusiasmo, soprattutto uno sfogo, nel gioco.”

Calcio nostro

Il 28 ottobre ’17, Caporetto è quattro giorni prima, a Milano si sfidano il Milan e l’US Milanese per la Coppa Mauro, incredibile ma vero.
Nel marzo ’18 una rappresentativa di italiani sfida i militari belgi all’autoparco di Modena, tra loro quel fenomeno di Louis Van Haege, ex milanista, considerato tra i più forti giocatori di calcio mai visti degli anni anteguerra. 

Trissino, calcio 1918.
(Trissino, 1918. Worcestershire vs Royal Warwickshire)

Trissino. La finale di calcio del 1918

Su tutte però resta negli annali una finale di calcio disputata sul territorio italiano, sempre nell’ultimo anno di conflitto, tra due reggimenti inglesi, Worcestershire vs Royal Warwickshire. Alcune magnifiche foto custodite dal War Imperial Museum di Londra aiutano l’alone di leggenda attorno alla sfida.
In campo il sergente Joe Ginger del Leighton Town e George Green che giocherà poi con il QPR ed altri venti protagonisti incitati da una marea di uomini – quasi tremila – in divisa, connazionali ed una manciata di italiani, che circondano il terreno di gioco, righe sbilenche e pali che non ti ci puoi appoggiare. È una partita come da noi non si era mai vista, sono davvero maestri e non smettono di correre, la benzina chissà dove la prendono, di sicuro quel frastuono senza sosta a bordo campo qualcosa fa. 

calcio Trissino 1918
(Trissino, 1918. Worcestershire vs Royal Warwickshire)

Siamo a Trissino nel vicentino che la guerra la conosce da vicino, dove cinque divisioni inglesi sono state dislocate per sostenere la difesa e la risalita dopo lo smacco di Caporetto. Per un giorno, quello dopo la partita, nelle ville dei nobili e nei granai dei contadini non si parla di quando mai arriverà la pace. Si parla di calcio e di quello che sapevano fare con la palla quei pazzi scatenati.
Voglio provare anch’io. Ceste“. “Ma cos’è che c’era in palio, e com’è finita poi?“. Nessuno sapeva, nessuno aveva capito granché.
C’era in palio la Fanshawe Cup da Sir Robert che la 48′ Division la comandava da tre anni, ma il risultato no, non si sa e non c’è traccia nemmeno del trofeo. 
Contava altro in Veneto come nelle Fiandre. Contava battersi.

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, collaboratore de Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male.

ARTICOLI CORRELATI

United 2026

United 2026. Il Mondiale che cambierà tutto

Alle vigilia dei Mondiali del 2022, possiamo già pensare ai Mondiali del 2026? Assolutamente sì perché United 2026 saranno radicalmente diversi da tutti i Mondiali precedenti. Grandi distanze, fusi orari diversi, condizioni climatiche diverse e, come se non bastasse, 48 finaliste contro le attuali 32. È abbastanza per dire che i Mondiali del continente americano cambieranno tutto?

Leggi tutto »
Il viaggio degli eroi

Azzurri. Il viaggio degli eroi

Se c’è stato un tempo del sogno azzurro, sicuramente è stato in quel Mondiale spagnolo nel 1982. Quando tutto sembrava per essere perduto, tutto invece accadde. Un’avventura del calcio azzurro che il film di Manlio Castagna, con protagonista d’eccezione Marco Giallini, racconta toccando le corde che più ci sono care.

Leggi tutto »
Garrincha

Garrincha, ma adesso che fai?

Il ragazzino di Pau Grande non avrebbe mai dovuto giocare a calcio. Fatto male, dicevano. Il ragazzino invece si è messo la palla al piede e ha stupito il mondo. Il ragazzino lo chiamavano Garrincha e così sarebbe passato alla storia del calcio. Vita, calcio, amori, alcool, dissoluzione. Garrincha è stato un’anima dannata del pallone, ma giocava da Dio ed è impossibile non volergli bene. Per questo, a noi che gliene vogliamo ancora, viene da chiedergli: “Garrincha, ma adesso che fai?”

Leggi tutto »
Ettore Viola

Ettore Viola. Il figlio che ti aspetti.

Ettore Viola si racconta nell’incontro con i Cavalieri della Roma. Una storia di calcio e di amore dove la Roma è parte inscindibile del suo panorama emotivo e familiare, una Roma vissuta da tifoso, da figlio di un Presidente indimenticabile e da dirigente della società.

Leggi tutto »
Sebino Nela

Sebino Nela. Correndo, correndo…

Sebino Nela. L’Incredibile Hulk per il popolo giallorosso. Grinta, tenacia e forza da vendere che ne hanno fatto un protagonista in campo e fuori, simbolo di indimenticate stagioni romaniste. Proprio come le sue corse sulla fascia per portare palla e far salire tutti. In campo, certo, ma anche nella vita.

Leggi tutto »
Luca De Prà tiro mancino

Il mio tiro mancino

Cosa accade in una sera di ottobre a Luca De Prà, portiere con tradizione familiare e un tiro mancino che attraversa tutto il campo? Questa volta è il destino a tirargli un tiro mancino e a fargli cambiare vita. O forse a fargliela trovare.

Leggi tutto »
Gianni Rivera

Gianni Rivera. 78 anni da ragazzo

Gianni Rivera, un ragazzo di 78 anni con una vita da campione. Un numero 10, un numero che spesso nel calcio fa entrare nella storia e a volte anche nella leggenda.
78 anni di cui noi raccontiamo un aneddoto strappato al tempo e praticamente sconosciuto. Un aneddoto da campione.

Leggi tutto »



La nostra newsletter
Chiudi