Ice yachting. Legno, vele e ghiaccio

Uomini e donne distesi a pochi centimetri dal ghiaccio, avvolti in pellicce, capaci persino di sfidare un treno in corsa. Non è leggenda: è la storia vera di chi trasformò l'inverno più duro in un'avventura senza pari, tra coraggio, legno e vento.
 Rachele Colasante
Ice yachting

Europa, primi anni del 1700: la Piccola Era Glaciale è al suo apice gli inverni si fanno estremi, nei Paesi Bassi i canali diventano lastre di ghiaccio, i commerci vanno in affanno. Non tutti si arrendono al freddo, però. È difficile stabilire chi sia stato il primo ad avere l’idea, ma a un certo punto qualcuno decide di non farsi vincere dal ghiaccio e applica dei pattini alle piccole barche che di solito trasportano merci e persone lungo i canali. La soluzione funziona: i traffici rallentano, ma non si fermano del tutto. Le idee, però, viaggiano insieme agli uomini, e quelli erano proprio gli anni in cui molti olandesi seguivano le rotte commerciali aperte dalla Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, attraversavano l’Oceano e fondavano comunità destinate a diventare città. Una di queste era New Amsterdam, che nella seconda metà del 1600 sarebbe diventata New York, ma che per il flusso migratorio olandese del 1700 restava ancora una meta ambita. Fu così che gli scafi dotati di pattini per navigare sul ghiaccio approdarono anche sull’Hudson River, il fiume che scende per oltre 500 chilometri dalle montagne Adirondack, circonda Manhattan e infine sfocia in mare. Un’idea nata per necessità, sui canali del vecchio continente, trovava così una seconda vita in un mondo nuovo, su un fiume molto più grande e molto più selvaggio.

Un inverno vero

D’inverno, il fiume Hudson si trasformava in una sconfinata distesa bianca, su cui Poughkeepsie, cittadina a 130 chilometri da New York, appariva poco più che un puntino sulla mappa. Ed è proprio qui che divampa il focolaio della febbre dell’ice yachting: le prime scatole di legno issate su lame d’acciaio, spinte da vele improvvisate, cominciano a sfrecciare là dove nessuno aveva mai immaginato che si potesse farlo. Non erano ancora le eleganti imbarcazioni che avrebbero fatto la storia dello sport, ma rudimentali costruzioni artigianali, frutto dell’ingegno di chi non voleva lasciarsi fermare dal gelo.

Un’origine avvolta nel mistero

Le origini di questa febbre restano avvolte in un piccolo mistero storiografico. Per decenni una narrazione consolidata l’ha fatta risalire al 1790, attribuendone la paternità a un certo Oliver Booth – peccato che quell’uomo sia nato solo nel 1823 -. Il vero Oliver Booth fu in realtà un commodoro appassionato di ice yachting, non certo il suo fondatore. Il ricordo di chi costruì davvero la prima barca oscilla tra i racconti parziali e contraddittori delle cronache locali, dove nomi diversi – Willet, Zadock, Henry, Edward Southwick – si alternano in un arco temporale che va dal 1790 al 1833. Come spesso accade con le storie più affascinanti, la verità si nasconde tra le pieghe di testimonianze imprecise e tramandate oralmente, e forse non sapremo mai con certezza chi tagliò per primo il ghiaccio con le sue lame.

La nascita di una comunità

Al di là di chi sia stato il vero pioniere, resta il fatto che l’ice yachting si diffonde rapidamente nella Hudson Valley: a metà Ottocento Poughkeepsie ne diventa il punto di riferimento, e le famiglie facoltose della zona iniziano a costruire ice boat sempre più sofisticate e veloci. Nel 1861 nasce lo Hudson River Ice Yacht Club, generalmente considerato il primo club organizzato dedicato a questa disciplina. Da lì prendono forma i primi regolamenti di gara, le classi di imbarcazione – come la celebre classe Skeeter, che arriverà più avanti nel XX secolo – e le prime competizioni regolari sul ghiaccio del fiume. Altri club sorgono a Newburgh, New Hamburg, Poughkeepsie e Hyde Park, e con essi nascono sfide leggendarie come il Challenge Pennant of America e la Captain William Drake Flag. Quello che era iniziato come un espediente isolato si trasformava ormai in una vera cultura condivisa, fatta di regole, rivalità e orgoglio locale.

La sfida al treno

L’ebbrezza della competizione trova presto anche altre strade. Nel 1869 il Commodoro John A. Roosevelt — zio del futuro presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt — costruisce la Icicle, lo ice yacht più grande e veloce mai realizzato fino ad allora. Nel 1871 la Icicle si spinge a sfidare in velocità il treno Chicago Express, sulla tratta che da Poughkeepsie a Ossining costeggia l’Hudson, e lo batte: un’immagine che, ancora oggi, racconta meglio di ogni altra cosa la spavalderia di quell’epoca.

Il design che cambia tutto

Dieci anni più tardi, H. Relyea di Catskill costruisce un’imbarcazione ancora più rapida, la Robert Scott. Secondo una cronaca storica redatta dal Chelsea Yacht Club, Relyea introduce modifiche radicali nel design: “La riduzione del peso e il miglioramento della manovrabilità rappresentarono una vera e propria svolta e, fatte pochissime eccezioni, tutte le barche da ghiaccio costruite lungo l’Hudson diventarono barche tipo ‘Scott’ o ‘wire’ (a tiranti), per distinguerle dal precedente modello a sponde laterali o a forcella (‘wishbone’).” Dopo che Relyea riesce a battere Roosevelt in regata, il Commodoro ordina la costruzione di una nuova Icicle, progettata proprio sul modello della Robert Scott. Per governare questi bolidi tanto fragili quanto magnifici non basta il denaro per costruirli e per mantenerli: serviva anche il coraggio di stendersi a pochi centimetri dal ghiaccio, avvolti in pellicce e occhialoni, per inseguire il brivido assoluto del vento.

L’epoca d’oro delle regate

L’Ice Yacht Challenge, la più importante regata dell’epoca, viene inaugurata nel 1881 dal New Hamburg Ice Yacht Club. Archibald Rogers, vicino di casa del Commodoro Roosevelt, con la sua imbarcazione Jack Frost, gareggia contro la Icicle, la Robert Scott e molte altre barche fino al 1902.
Il 7 marzo 1896, il New York Times raccontava così quell’entusiasmo collettivo: “In passato era consuetudine gareggiare su lunghi percorsi, dei quali il più popolare andava da Poughkeepsie a New Hamburg e ritorno, nove miglia all’andata e nove al ritorno. Negli ultimi anni l’abitudine è cambiata e ora gli yacht rimangono a vista di un punto prestabilito. È uno spettacolo entusiasmante vedere una flotta di venti o più barche da ghiaccio, con le loro vele bianche che brillano nell’aria gelida, sfrecciare l’una intorno all’altra alla velocità del vento. Nessun treno ferroviario può stare al passo con un ice yacht quando le condizioni sono favorevoli”.
Nel 1903 il Carthage Ice Yacht Club conta già 69 soci e 19 imbarcazioni: la febbre dell’ice yachting è ormai un fenomeno radicato, capace di attrarre intere famiglie e comunità.

Il declino e il lento ritorno

Gli anni d’oro di questo sport nella Hudson Valley si spengono con la Prima Guerra Mondiale, mentre altrove – nell’Upper Midwest – la disciplina conosce invece un rapido sviluppo. Da queste parti l’ice yachting torna alla ribalta negli anni ’60, grazie anche a Raymond Ruge, architetto di Cornwall e membro del Chelsea Yacht Club. Alla sua morte, il New York Times avrebbe scritto: “Quando è morto nel 1985, Ray aveva trasformato questo sport da hobby per milionari a passatempo alla portata della gente del posto”.

Un’attesa che continua

Oggi la vela su ghiaccio è diventata una rarità, ma gli appassionati come i membri dell’Hudson River Ice Yacht Club continuano a fissare le barche sul tettuccio dell’auto e a inseguire il ghiaccio ovunque si formi, dalla Pennsylvania al Maine. Nella Hudson Valley, in tanti restano ancora in attesa di quella rara, fantastica e perfetta giornata d’inverno.

Rachele Colasante giornalista pubblicista, laurea in Lettere e master in sostenibilità alla LUISS Business School. Da sempre incuriosita dalle storie, cerca di scrivere la sua al meglio. Ancora non sa dove la condurrà il suo percorso, ma per ora si gode il paesaggio.

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