Michael Matthews. Una storia di Everest e di amore

Una storia vera e incredibile come spesso sono le storie vere. Una storia di montagna, di sfida, di amore e di dolore. Michael Matthews è stato il più giovane alpinista britannico a salire in vetta all'Everest. La montagna lo ha voluto con lei e continua a custodirlo. Per destino, forse. O forse per troppo amore.
Finding Michael

La storia della famiglia Matthews è quasi surreale. Una storia talmente incredibile che sembra la sceneggiatura perfetta per un film. Invece è solo vita, incredibilmente vita che, se mai ce ne fosse bisogno, ci ricorda che veramente l’amore è più forte di tutto. Più forte del tempo che passa, del freddo che entra nelle ossa e persino più forte della montagna più alta del mondo, l’Everest. A modo suo, anche lei la più forte di tutte.
Tutto inizia nel 1999 quando il maggiore dei Matthews, Michael decide di andare in Nepal: a Mike non basta leggere dell’Everest, lui lo vuole affrontare.
Il 13 Maggio 1999 Michael Matthews, a soli 22 anni, è il più giovane alpinista britannico ad aver scalato l’Everest. Per tre ore. Solo tre ore. Dopo la montagna chiede pegno e se lo prende. 
Di quel sorriso che tante volte ha scaldato il cuore di chi lo ha conosciuto, rimangono solo fotografie, frammenti di vita  persa. Persa, ma mai dimenticata.
Quel sorriso, quella storia e tutto quello che è venuto dopo ce lo racconta Finding Michael, il documentario che ci porta sulle tracce di Michael Matthews.

 

Michael Matthews
(Michael Matthews. Photo credit: Spencer Matthews)

La fotografia

Sono passati 20 anni, la famiglia Matthews ha ormai imparato a convivere con il dolore e la mancanza.
Spencer, il minore dei tre fratelli, all’epoca aveva 10 anni e Michael se lo porta nel cuore. È lui che riceve un’email con una fotografia, è in bassa definizione, ma si riconosce la montagna che anni prima gli ha strappato il fratello e si vede un corpo con indosso un piumino rosso.
Potrebbe essere Michael?
Spencer vuole credere di sì, vuole pensare a tutti i costi che il fratello mai ritrovato sia lì sull’Everest e lo stia aspettando. Dalla fotografia sembra sembra proprio che Michael gli stia sussurrando “Dai, vieni a prendermi”.
Tutto inizia così. Da quel momento anima, testa e cuore si mettono in moto  per organizzare una spedizione di recupero.
Come prima cosa Spencer riprende contatto con gli altri componenti della spedizione di Michael, vecchi amici che a loro volta non hanno mai dimenticato quel ragazzo e il suo sogno disperso.
Come per tanti altri scalatori, Michael Matthews non è mai stato ritrovato. Assiderato? Mancanza di ossigeno? Stanchezza? Un passo falso che lo ha portato a scivolare? Mike è scomparso, nessuno ha mai saputo altro.

Michael Matthews
(Michael Matthews. Photo credit: Spencer Matthews)

Vecchi amici e nuovi sogni

Tra gli amici ce  ne sono un paio noti. Bear Grylls era amico del maggiore dei Matthews e come tale mette in guardia Spencer su ciò che sta per affrontare. La montagna non è per tutti, soprattutto per qualcuno che sta cercando di riportare a casa un corpoche non sa neanche dove sia.
Grylls mette in contatto Spencer con Nirmal Punja, maestro dell’alpinismo internazionale con quattordici delle vette più alte al mondo scalate. Si affidano a lui per organizzare la spedizione e mettere insieme la squadra che salirà nella zona più alta dell’Everest per ricercare il corpo e riportare Michael Matthews a casa.
Con poche certezze Spencer lascia i 3 figli e la moglie Vogue a casa. L’Inghilterra è alle spalle il Nepal lo aspetta.

Katmandu

Il piano prevede di seguire lo stesso percorso  affrontato da Michael. In qualche modo sarà come rivivere l’Everest con i suoi passi e i suoi occhi. 
Il tragitto dalla città di Katmandu al campo base dura 8 giorni, Spencer e la sua guida si immergono in panorami mozzafiato, salgono lentamente di altitudine, fino a quando there she is. Eccola!
Lei, la montagna, si staglia contro il cielo, il suo bianco sembra illuminare il mondo intero.
Spencer si sente più vicino che mai al fratello.
Al campo base si incontra tutta la squadra: Spencer, la mente dietro la spedizione, Punja, l’esperto di scalate a capo del gruppo che salirà il monte insieme a Brody che piloterà i droni.
Si organizza la salita: Spencer dopo aver mostrato ai suoi compagni fotografie di Michael, dei suoi abiti e delle attrezzature, rimarrà al campo base aspettando novità dagli altri che invece arriveranno nella temuta death zone, la zona più vicina alla cima del monte, più di 8000 metri.
Uno dei componenti della spedizione riconosce la zona in cui si trova il corpo della fotografia della mail, the balcony, una zona proprio al di sotto della cima più alta. Lo stesso però pare riconoscere un alpinista indiano nel corpo che gli viene mostrato.
Spencer non vacilla, o meglio, non può.
Tutta quella strada e quella speranza non si può perdere al primo giorno.
Una notte di riposo e la salita deve iniziare.

Spencer
(Spencer Matthews al Campo Base. Photo credit: Spencer Matthews)

Khumbu ice fall

La squadra da subito deve affrontare la prima difficoltà: Khumbu ice fall, 5.500- 6.000 metri.
Chi c’è stato lo descrive come inquietante e incredibile, si tratta di un fiume di ghiaccio che avanza ogni giorno verso gli scalatori.Il ghiaccio e la neve sono imprevedibili e come tali potrebbero rimanere immobili a lungo per poi invece travolgere gli scalatori con una forza mai vista.  

Camp 2

Superata la seraccata del Khumbu, si procede verso il camp 2, o CWM Occidentale, a 6.100-6.400 metri.
Il vero problema in questa zona è il caldo, non c’è vento, né si muove l’aria, lo sbalzo termico è immediato. Qui gli scalatori rischiano di bruciarsi molto velocemente a causa del sole che si riflette sulla neve.
Una breve pausa al camp 2 si continua la salita verso camp 3, 7.300 m.
In questa zona della montagna la pendenza può variare costantemente, inoltre l’altitudine inizia a farsi sentire, l’aria è rarefatta, respirare diventa sempre più difficile.

Death zone

Dal Louthse wall, punto molto ripido, vengono tirate fuori le maschere per l’ossigeno, ma si continua. Il Colle Sud ed eccolo, il camp 4, 8.000 metri.
Un posto estremo non pensato per gli uomini. Almeno non per tutti. La squadra però non si ferma qui, si va verso la death zone. A questo punto la vera spedizione di recupero può avere inizio. A 8.000 metri.
Brody inizia a lavorare con i suoi droni, così che prima di mandare a cercare senza un punto di riferimento, possano avere una pista. Ma trovare un corpo umano, in un’immensa distesa di bianco, non è impresa facile.
Dopo poco, viene avvistato il primo corpo. Non è Michael.
Allora, il secondo. L’abbigliamento assomiglia di più a quello mostrato da Spencer, ma niente, speranza vana. Anche stavolta non è lui.

Michael Matthews
(Michael Matthews. Photo credit: Spencer Matthews)

Non è tutto perduto

Ormai stremati e con pochi risultati, la squadra torna al campo base. C’è anche troppa neve che rende ancora più difficoltose le operazioni di recupero.
Spencer però non perde le speranze. Torneranno più avanti quando la neve si sarà sciolta e le ricerche potranno procedere con più facilità. Ha un’idea, però, e la suggestione gli dice che sia proprio Michael a suggerirgliela.
Quella che stanno affrontando è a tutti gli effetti una spedizione di recupero che ha come obiettivo riportare una persona amata a casa, ma non si riuscisse a trovare Mike, dovrebbe essere stato fatto tutto invano? No.
Sebbene trovare il fratello rimanga lo scopo principale del viaggio, Spencer si mette a disposizione per trovare Wong Dorchi Sherpa, la guida che a tanti alpinisti aveva aperto la strada per la vetta e che ha perso la vita nel 2021.

Wong Dorchi torna a casa

Spencer torna a Katmandu per parlare con la famiglia di Wong Dorchi, gli spiega la situazione e gli racconta la sua storia, dicendogli che lo stesso Michael avrebbe voluto così. Con la commozione della madre di Wong negli occhi, Spencer torna alla base e conferma alla squadra che la missione continua.
Il team di Purja risale fino alla death zone, ma stavolta oltre al piano A, trovare Michael, si aggiunge il piano B, la ricerca di Wong Dorchi.
La neve si è sciolta, ma non per questo la salita è meno impegnativa.
Arrivati nuovamente alla cima, la squadra si rimette a cercare. Riescono a far volare i droni più volte, ma li colpisce una tempesta di neve. Le ricerche continuano senza sosta, ma di Michael non c’è traccia.
“Mi dai la conferma per passare al piano B?” domanda Purja al walkie-talkie.
“Avete fatto tutto il possibile per trovare Mike?”, domanda Spencer con ormai poche speranze.
“Sì buddy, mi dispiace”, sospira Purja.
“Passate al piano B”, conclude Spencer.
La spedizione alla fine avrà esito positivo: Wong Dorchi viene ritrovato e portato al campo base.
Spencer accoglie il corpo dell’uomo contento di aver aiutato una famiglia, ma non nascondendo la sofferenza nel dover scendere a valle con qualcuno che non fosse suo fratello. Assiste al funerale di Wong e partecipa intimamente al dolore della famiglia. Per quanto la sofferenza e la delusione di non aver portato la missione di partenza a compimento, Spencer non può nascondere però di sentirsi sollevato.
Ha chiuso il cerchio.
Sa che l’aver riconsegnato Wong ai figli li aiuterà  a soffrire meno in futuro.
La rabbia che aveva in corpo si è trasformata in consapevolezza.

Tornare a casa. Cambiati

Spencer può fare ritorno in Inghilterra.
Dopo venti anni è riuscito a sentire il fratello più vicino che mai, rivivere ciò che ha superato lui nella sua spedizione. Ora lo sente vicino come mai prima.
L’amore che lo ha condotto sull’Everest in primo luogo si è poi trasformato, la spedizione ha fatto il suo corso e ha dato i suoi frutti.

Il lungometraggio Finding Michael, disponibile sulla piattaforma Disney+, dunque non racconta solo il viaggio alla ricerca di Michael Matthews, ma racconta una storia d’amore, lo stesso che ti porta in cima al mondo, ma ti ricorda che casa non è un luogo, ma è dove c’è chi ti ama.
Michael Matthews è da qualche parte lassù. La sua casa è la montagna. A custodirlo ci pensa lei. 

Rachele Colasante nata a Roma nel 1999, da sempre incuriosita dalle storie, studia Lettere a RomaTre cercando di scrivere la sua al meglio. Ancora non sa dove la condurrà il suo percorso, ma per ora si gode il paesaggio.

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