Ivy Cummings. La bambina di Brooklands

Brooklands 1913. L'incredibile storia motoristica di Ivy Cummings inizia proprio qui, sul circuito che non è solo un circuito, ma un tempio della velocità. Ivy ha appena dodici anni quando irrompe in pista e gira come se avesse guidato da sempre. La ferma solo una foratura, ma questo per lei è solo l'inizio. Il resto sarà leggenda dei motori.
Ivy Cummings

Inaugurato nel 1907, Brooklands non è stato solo un circuito, il secondo al mondo e il primo in Europa, ma un tempio dei motori e della velocità. La collina, la curva parabolica, gli alberi che in alcuni tratti al tempo arrivavano fin quasi quasi a bordo pista. Nell’epoca dei motori eroici, il fascino di Brooklands dove essere stato ipnotico e, con il suo carico di promesse, ansie e aspettative, di una suggestione totale. 
Nel 1913 Iyv Cummings è solo una bambina, aveva appena dodici anni, ma per lei Brooklands è già un mito.

La prima volta

Papà ha deciso di portati con lui, andrete con la sua nuova SCAR, sei contenta?” le dice la madre stringendola in un abbraccio deciso.
La felicità le esplode dentro e Ivy quasi non riesce a trovare le parole per rispondere.
È la prima volta che suo padre, Sydney George Cummings, la porta con sé a Brooklands per assistere a un’esibizione aerea, macchine volanti ancora circondate da un’aurea di fumo, coraggio e leggenda. Gli aerei infatti sono la vera passione del padre e Ivy si rivede pochi mesi prima, davanti alla torta del suo compleanno, aprire una piccola scatola di metallo con dentro un modellino di aeroplano con un biglietto attaccato che recita solo “Brooklands, 19….”.
Oggi tutto diventerà vero.
Il fatto è che Ivy ancora non immagina quanto.

Brooklands 1907
(1907. Il progetto di Brooklands)

Una giornata pazzesca

Eccoli qui, in cima a una delle colline che sovrastano la pista di volo poco distante, la schiena rivolta verso le macchine e il naso puntato all’insù in attesa della partenza del primo fra gli aerei.
Ivy non ha quasi chiuso occhio la notte; troppe volte si è alzata  per guardare dalla finestra e assicurarsi che la macchina del padre fosse effettivamente parcheggiata davanti casa e pronta per partire alle prime luci dell’alba. Forse non riesce ad ammetterlo neanche a sé stessa, ma ciò che davvero ha aspettato per questa giornata non sono tanto gli aerei che comunque con le loro fusoliere schiacciate sembrano usciti da un racconto di fantascienza, quanto il viaggio in macchina con suo padre, il semplice stare loro due insieme e la possibilità di guardare di sfuggita le sue mani “parlare” con quel gigantesco strumento di metallo docile ai suoi comandi.
Ivy ha assaporato ogni momento, dal saluto della mamma sulla soglia di casa fino al tonfo sordo del freno a mano tirato con forza dal padre mentre risuonava la raccomandazione di rito “non allontanarti piccola, rimanimi sempre vicino”. Oggi per Ivy è una giornata pazzesca.

Volo a Brooklands
(1913. Esibizione di volo a Brooklands)

Eppure qualcosa non va

Gli aerei, certo, mai visti prima. Lo spettacolo di vederli traballare in pista per poi alzarsi miracolosamente in volo e salire sempre più su, bello, certo. Ma nel silenzio che cala tra un decollo e l’altro, un eco lontano di rombi e clacson distrae Ivy.
Dall’altra parte della collina si corre l’annuale gara di Brooklands e l’eco che le arriva sembra offrire molto di più che il solitario spettacolo del volo.
Ivy ha dodici anni, forse per incoscienza, ma di sicuro anche per carattere, non ha paura di niente e si fida del proprio istinto. Vede il padre allontanarsi da lei per salutare altra gente arrivata da Edmonton e non ci pensa più di un attimo.
La vocina nella testa continua a ripeterle “vai a vedere cosa si prova”. È il momento di farla tacere.

 Nasce la leggenda

È una questione di attimi. Ivy raggiunge la macchina del padre, apre lo sportello, si arrampica al posto di guida e si abbarbica su quel sedile immenso fino a trovare la posizione giusta. Per altri far partire l’auto sarebbe una sfida impossibile, ma Ivy ha osservato bene il padre, ne ha registrato le mosse, compreso i meccanismi e tradotto i rumori. Fa quello che gli ha visto fare tante volte, poi spinge sull’acceleratore e parte. Ivy non ha paura. In quegli alberi che sembrano spostarsi per lasciarla passare mentre la guardano ammirati prendere velocità, la solita vocina le dice “tu sei fatta per questo“.
La leggenda di Ivy Cummings è appena iniziata.

Ivy non si ferma

Un grido lontano del padre “Ivy, ferma!” accompagna la prima corsa della giovane che in pochi istanti si ritrova sul terreno di corsa dove altre macchine sono già in movimento. Ancora non ci sono specchietti retrovisori sulle macchine, ma le basta uno sguardo fugace dietro di sé per vedere Sydney insieme ad altri uomini lanciarsi al suo inseguimento giù per la collina e che un paio di loro indossi la divisa della polizia non è un problema che la riguardi. Non può certo fermarsi qui, ormai è in gara (tecnicamente si trova sulla pista) quindi ciò fa di lei automaticamente un pilota.
La folle corsa di Ivy non si ferma, la macchina sembra essere addomesticata abbastanza da permetterle di proseguire fra le grida della gente e il suo cuore che sembra voler andare alla stessa velocità del motore.

Fine corsa. Per ora

La pista sembra sua e Ivy non vuole lasciarla. Ci pensa il fato. Uno scoppio improvviso la fa sobbalzare dentro l’abitacolo; ha forato ed è costretta a fermarsi a bordo pista. Non si perde d’animo. Scende dalla macchia e inizia ad armeggiare sulla ruota pensando di fare chissà cosa fino a quando due mani pesanti le stringono le spalle e la voltano: sono quelle del padre. Sidney la fissa incredulo, prima preoccupato di accertarsi che la figlia non abbia ferite, ma subito dopo arrabbiato per la sconsideratezza di un gesto che ha messo in pericolo sé stessa e gli altri. Ivy tenta di mostrarsi mortificata, ma in realtà l’unico rimorso che le cova dentro è il non essere riuscita a completare la corsa. “Se solo avessi avuto un po’ più di fortuna” si ripete mentre affronta un silenzioso viaggio di ritorno accompagnata a casa dalla polizia. Il padre è rimasto a Brooklands per sistemare la macchina, che Ivy trovi un modo ragionevole di spiegare alla madre cosa è successo.

Ivy e Sidney Cummings
(1920. Ivy e Sidney Cummings)

Un sogno più forte di tutto

Ivy Cummings diventa una leggenda. Il giornale aperto sulla pagina con l’articolo che la nomina “più giovane pilota ad aver mai affrontato il tracciato di Brooklands” capeggia fiero sul suo comodino. Sotto, scritta a matita verde in una grafia sottile, si nasconde la promessa che fa a sé stessa “da grande voglio fare il pilota”.
Negli anni successivi, anche se non su una pista , Ivy Cummings tenta di tenere fede a quella promessa. Scoppia la Prima Guerra Mondiale, sono anni difficili, nessuno ha tempo o interesse nelle gare sportive e lei dà una mano presso una casa di convalescenza per soldati. Ogni mattina si presenta con la Peugeot che le aveva regalato il padre e prende a bordo un paio di quei ragazzi che hanno visto già troppe cose. Li porta in giro per la campagna inglese, salendo e scendendo per le colline sotto sprazzi di un cielo che quei ragazzi credevano non avrebbero più rivisto. Brooklands ormai è un ricordo lontanao, ma qualcuno nel villaggio ancora ne parla quando la incontra mentre accompagna sua madre per qualche commissione.

 Finalmente la guerra finisce

I sogni della notte spesso svaniscono al mattino, quelli che fai ad occhi aperti invece possono cambiare la vita.
Ivy non ha dubbi su quello che vuole fare, ne parla con il padre e nella sua passione dei motori Sidney rivede sé stesso. Adesso anche lui è dalla parte della ragazza, ma forse lo era già quel giorno che ha dovuto rincorrerla a Brooklands. Oggi Sidney ha solo la conferma che quell’episodio era solo l’avvisaglia del destino che bussava alla vita di sua figlia.
Ivy Cummings si guadagnerà ancora gli onori della cronaca. Questa volta lo farà da pilota e la sua scelta diventa una sfida di famiglia perché tutti saranno con lei.

Ivy Cummings con madre
(1920. Ivy Cummings con la madre Edith)

Un famiglia in gara

Nel 1921 Ivy Cummings partecipa alla Coupe de l’Auto Sunbeam in Francia, dove vince una delle gare di crono scalata. Per lei è come un deja-vu: il paesaggio che presto si fa sfumato intorno a sé, il cuore che batte veloce e la macchina che mangia strada e terra.
La sua passione è questa, seguirla potrà portarla ovunque.
L’anno successivo partecipa ad altre cronoscalate che la vedono sempre salire sul podio e ad ogni gara non è mai sola; con lei c’è tutta la famiglia. Diverse le volte accanto a lei, nell’inusuale ruolo di meccanico, c’è la madre Edith, mentre il padre le aspetta al traguardo insieme ai fratelli minori. È così che le gare di Ivy diventano una questione di famiglia e, con ogni probabilità, i Cummings sono la prima famiglia del motorsport.

Bugatti
(1923. Ivy Cummings su Bugatti Black Bess)

La Bugatti fatale

Il 1923 segna l’inizio del primo e vero amore di Ivy: una Bugatti Type 18 compratagli dal padre e ribattezzata Black Bess, in onore del cavallo del famigerato bandito inglese Dick Turpin.
Questa sua nuova fedele compagna le regala grandi soddisfazioni, come il primo posto durante la cronoscalata di Bexhill, ad esempio.
In ogni caso
Ivy Cummings macina vittorie, sia in Inghilterra e sia oltre Manica.
Nel 1925 vince per la sua categoria negli Skegness Speed Trials dove, con sua sorpresa, non è l’unica pilota donna in gara.
Vicino a lei, Cecil Christie timidamente la saluta dalla sua Vauxhall. Non ne sappiamo molto, ma sembra proprio che le due diventeranno amiche.
Nel 1926 Ivy Cummings gareggia di nuovo in Francia al Grand Prix de Boulugne, una gara su sabbia che non la impensierisce. La gara, però, dura poco. Dopo appena tre giri, si ribalta e finisce con l’auto in un fosso. Proprio come era accaduto anni prima a Brooklands, è costretta all’inusuale ruolo di spettatrice.

Ivy Cummings
(1926. Ivy Cummings al Gran Prix de Boulogne)

Ritorno a Brooklands

Pochi mesi dopo però ha l’occasione per rifarsi dalla delusione.
A Brooklands ha già corso altre volte, ma questa volta torna per il JCC High Speed Trial.
L’emozione è tanta. Ivy non riesce a salire sul podio, ma quando l’annuncio dello speaker che una “vera e propria veterana della pista è presente” è seguito da un forte applauso, Ivy non riesce a nascondere le lacrime.
Ancora una volta la voce degli alberi, ormai sempre più radi a bordo pista, le sussurra “stai facendo tutto bene, è qui il tuo posto”.
Ivy al volante saluta da lontano la sé dodicenne che ogni sera stringeva il “suo” articolo di giornale per addormentarsi, perché lei non gareggia solo per la gioia di farlo o per vincere trofei. Ivy Cummings gareggia per la sé bambina che poteva solo sognare di trovarsi in una posizione simile, in grado di potersi permettere due Bugatti e una Riley, circondata da amici “del lavoro” e con una famiglia alle spalle pronta a spostarsi da una parte all’altra della nazione per seguirla.

L’addio alle gare

Il 1926 segna anche il lento abbandono delle piste da parte della ormai non più signorina Cummings. L’anno prima ha sposato Stanley Hughes Simpson, un ingegnere meccanico da cui però divorzia poco dopo per unirsi, nel 1928, al radiologo Henry Warren-Collins.
Con la stessa velocità con cui ha iniziato la sua carriera a soli dodici anni, Ivy Cummings ci scrive sopra la parola “fine”, preferendo concentrare le sue energie nel ricreare lo stesso ambiente familiare in cui è cresciuta.
In fondo Ivy non ha mai avuto paura di una sfida più grande di lei.
Ivy muore il 4 dicembre del 1971 e lascia dietro di sé una vita di donna che ha saputo inseguire il suo sogno con coraggio, pilota intrepida quando esserlo non era scontato.

Black Bess

La Bugatti Black Bess ha segnato un’epoca, anche lei con una vita avventurosa trascorsa passando di mano tra piloti e collezionisti.
Battuta in asta nel 2009 per 2.176.617 sterline, o
ggi Black Bess è esposta al Louwman Musem a L’Aia.
Sembra che a fermarsi qualche minuto a guardarla, si senta ancora una voce minuta sussurrare “…è il tuo destino, che fai, non ci provi?”

 

Giulia Colasante si affaccia al mondo nell'ultimo anno del secolo scorso, in tempo per sentirne raccontare in diretta, abbastanza per rimanerne incuriosita. Laureata in Filosofia all'Università di Roma Tre, per tentare di capire il futuro che l'attende studia Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione. Che attende lei, ma anche un po' tutti gli altri.

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