Giuseppe Maina e Alex Manninger. Due portieri, un destino

Due portieri lontani nel tempo, uniti da una stessa curva del destino. La gloria resta sullo sfondo: davanti ci sono la fragilità, l’istante che spezza e il silenzio che segue. E Torino, ancora una volta, trattiene il fiato
 Roberto Amorosino
Giuseppe Maina Alex Manninger

Il destino di due ex calciatori, entrambi portieri, entrambi protagonisti del nostro calcio. Giuseppe Maina ed Alex Manninger non si sono mai conosciuti. Alex muore, 84 anni dopo la scomparsa di Pino, in circostanze analoghe. Ad Alex sarebbe piaciuto giocare in un calcio senza TV e denaro facile, Giuseppe non si è posto il problema. 

Giuseppe “Pino” Maina

È un giovane torneo, alla terza edizione, ma già prestigioso come giusto per la coppa nazionale. La finale della Coppa Italia 1935-36 si gioca l’11 giugno al Luigi Ferraris di Genova davanti a circa 10.000 spettatori. È un lungo torneo con le sedici di A che entrano in ballo ai sedicesimi di finale, con il replay sul modello della FA CUP con il pareggio che prevede la ripetizione della partita a campo invertito e la manifestazione che entra nel clou, dai quarti in poi, a campionato finito. [Non si deve per forza guardare avanti per innovare il calcio italiano…chiusa parentesi]. Il campionato vede il Bologna riportare a casa lo scudetto dopo sette anni, è la fine del ciclo juventino, cinque squadre in cinque punti, Meazza capocannoniere, la conferma di essere calcio di vertice arriva due mesi con il successo olimpico della nazionale di Pozzo già campione del mondo. 

Giuseppe Maina

La finale di Coppa Italia

Partita dominata dal Torino, 5-1 sull’Alessandria, in campo ventidue giocatori italiani, ma curiosamente ci sono due austriaci sulle panchine. Il punteggio è severo con i grigi che solo dopo un’ora di gioco cedono passo e gloria all’avversario. A difesa dei pali torinesi c’è Giuseppe Maina, lo vedi nella foto ricordo con scoppola, ginocchiere e maglia a collo alto, grigia di un grigio che si confonde con i colori avversari, ma che problema c’è. Le cronache lo riassumono con quattro etichette: scatto, presa, coraggio, intuizione. Giuseppe è del vivaio granata, classe 1908, abita a Borgo San Paolo e resta a difesa della porta per ben nove stagioni di cui cinque da titolare. È lui che in semifinale lascia a secco l’attacco della Fiorentina, 2-0 per il Toro. È lui che smanaccia lontano un paio di palloni che avrebbero rimesso in corsa l’Alessandria a cavallo dei due tempi. 

Giuseppe Maina

Fine partita, fine tutto

Chiude con il Toro e con il calcio, per lui la stessa cosa, nel 1940. Chiude con tutto due anni dopo, il 19 settembre 1942, quando la sua tragedia scuote tutta una città. Tornando a casa, sempre Borgo San Paolo, in bicicletta viene investito all’altezza di Pozzo Strada dal locomotore del trenino per Rivoli di cui ben conosce forme, suono e pericolosità. Non ci sono barriere a proteggere il binario, c’è il traffico sempre più intenso lungo Corso Francia, c’è che all’imbrunire ci si vede effettivamente poco, c’è soprattutto che è scritto. 
La tragedia porta alla fine della tranvia, all’ampliamento della strada, a una migliore illuminazione, all’introduzione di una filovia più adatta a convivere con il mutamento dei tempi, del traffico e delle infrastrutture. La modernità non dovrà fare più soffrire così. Si disse. 

Alex Manninger

Alexander Manninger

Il 16 aprile 2026 Alex Manninger, 48 anni, ex portiere della nazionale austriaca e protagonista per tanti anni di serie A e Premier, perde la vita in un drammatico incidente nei pressi della sua Salisburgo. Mattina presto, l’auto di Alex viene travolta da un treno ad un passaggio a livello incustodito. Il calciatore con i successi all’Arsenal e la Juventus, l’uomo con lo stile di vita ed i modi pacati di un mondo lontano dagli eccessi. Era falegname prima di giocare, era tornato falegname dopo. Di diverso, fondamentalmente diverso, la famiglia che ha creato, cresciuto quando giusto, quando archiviati allenamenti e trasferte. C’era con la Juventus della riscossa, c’era da prima quando non ha mai fatto rimpiangere Buffon fermato dai malanni, c’era e sempre con quel modo di essere pulito, corretto, deciso. 
Per una stagione, per solo tre partite, gioca con il Toro – e qui il filo si intreccia, ed il groppo sale -, quel Toro di Giuseppe “Pino” Maino e, viene da aggiungere, di Gigi Meroni e Valerio Bacigalupo. Non più il Filadelfia, ma il Delle Alpi, la gioia della vittoria, il sudore della bassa classifica e tanto altro in comune.

Farfalle tra i pali, tra le farfalle. 

 

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, ha collaborato con Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male. "Venti di calcio" è la sua opera prima.

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