Capri. Un libro e un secolo di calcio

Lo scoglio più famoso del mondo celebra cento anni di pallone, raccontati nel libro “L’isola in campo” e in una mostra animata da incontri con i tifosi
 Marco Milano
Capri calcio

Capri, isola tra le più belle al mondo, dono divino della natura, crocevia di personaggi, artisti, poeti, letterati, uno scoglio esclusivo e mondano, lussuoso, per ricchi e nababbi. O almeno questo è il suo immaginario collettivo. Eppure anche dove i miliardari trascorrono vacanze a cinque stelle e si incrociano in strada attori e cantanti come incontrare amici d’infanzia al bar, si gioca al calcio. Maglietta, pantaloncini, ginocchia sbucciate e campi in terra e qualche pietrisco che ti entra dentro, come la passione per quella sfera, spesso pesante, che quando fai i primi colpi di testa da bambino, ti senti intronato come all’uscita dal night club all’alba. Il panorama che si scorge dal campo San Costanzo e ancor prima da quello “vecchio di Palazzo a Mare” farebbe invidia ai megastadi che si stanno erigendo per i prossimi campionati europei che l’Italia ospiterà in partnership con la Turchia. Magari ci sono gradinate in cemento, magari il campo non è da serie A, ma vuoi mettere la suggestione di dare a calci una palla mentre il mare più affascinante dei cinque continenti “ti guarda”? Ecco, Luca Catuogno, giornalista sportivo de La7, amico, caprese di nascita, ha raccontato questo e molto altro in una pubblicazione unica, inedita, un libro che gli fa conquistare anche il titolo, oltre a quelli di cui sopra, di ottimo scrittore. Un’opera per le Edizioni La Conchiglia, una casa editrice che all’ombra dei Faraglioni più famosi tra quelli che emergono dalle acque italiane ed internazionali è sinonimo di cultura e qualità, livello altissimo. E Luca Catuogno ha dimostrato come si fa a portare il calcio nella sezione che merita, ovvero la cultura. Trattasi, infatti, di cultura calcistica, a trecentosessanta gradi, il suo “L’isola in campo”. Un lavoro completato ed editato come dice il sottotitolo in occasione dei “Cento anni di calcio a Capri”.

Capri

“L’isola in campo” è una Capri inedita e appassionata

Un secolo, dunque, a dimostrazione che anche i ricchi…giocano. E, soprattutto, che a Capri se c’è stata una storia “proletaria” un capitolo e molto di più corrisponde al calcio, a quel campo che affaccia sul mare, alla voglia di tanti isolani di misurarsi anche su un rettangolo di gioco, in quel magico lembo di terra, ma separato dal continente dalle acque. Una separazione che spesso ha caratterizzato i destini dei suoi calciatori più rappresentativi, giovani che in questi cento anni di vita del calcio targato Capri e raccontati da Luca nel suo libro avevano il talento di emergere, e che, proprio per il mare, forse, si sono limitati, poi, ad essere semplicemente in una foto nel prezioso archivio di immagini che correda la pubblicazione, come semplici calciatori non professionisti, o comunque, militanti nelle serie minori. Già, perché in cento anni di calcio a Capri, una delle regine dell’ospitalità di lusso, una delle isole più rappresentative, una località che se il turismo rappresentasse la serie calcistica, sarebbe senza se e senza ma, la serie A, la Champions League delle categorie, nel football non si è mai andati molto in alto. Prima, Seconda e Terza Categoria, qualche campionato di Promozione, sporadiche partecipazioni in Eccellenza, ma mai una Capri del calcio nelle divisioni che contano. Eppure, nonostante questo, “L’isola in campo” è la rappresentazione di una storia magica e unica, anche nel calcio, pur senza poter vantare numeri che corrispondono a chissà quali vittorie, successi, trofei.

Capri 1954/55

A Capri arriva Hans Jenni campione d’Italia con l’Inter

È il racconto unico e inimitabile del calciatore svizzero Hans Jenni, campione d’Italia con l’Inter nel 1910, che sbarca poi sull’isola azzurra. L’atleta che aveva conquistato il titolo tricolore, infatti, indosserà poco dopo la casacca di una squadra esistente a quell’epoca e negli anni della storia del calcio partenopeo, l’Internazionale Napoli e metterà piede a Capri. Ma non sarà più solo un legame di pallone, ma un eterno legame di cuore, di passione, di amore per l’isola e i suoi abitanti, tanto da scegliere di trasferirsi a Capri. E Hans Jenni sull’isola mise tenda come suol dirsi, tanto da divenire, di fatto, caprese d’adozione. “L’isola in campo” è anche la storia di inimmaginabili rivalità tra chi giocava a calcio con il Capri e chi con l’Anacapri. Due piccole comunità racchiuse in una piccola isola, ma separate per lungo tempo da contrapposte bandiere sportive. “L’isola in campo” è anche la storia dell’unico caprese diventato calciatore professionista. Costanzo Celestini, che si chiama come il Santo Patrono di Capri, San Costanzo. Mediano si diceva un tempo, centrocampista difensivo secondo il linguaggio odierno, Costanzo Celestini ha giocato nel Napoli di Diego Armando Maradona.

Costanzo Celestini l’unico calciatore nato a Capri

La sua “figurina Panini” i capresi la tenevano come una reliquia, tanto era particolare la sensazione di incollare sugli album delle squadre di serie A il mezzobusto di un amico, uno che incontravi a Marina Grande, la zona del porto di Capri, e lo salutavi o ci parlavi. Marina Grande, sì, un posto che più di altri è sinonimo del calcio a Capri. Gli esperti di cose capresi dicono perché il campo San Costanzo era più vicino alla marina che alla piazzetta, il centro di Capri, altri, invece, sostengono che quelli di Marina Grande che erano soliti camminare scalzi per la vicinanza al mare avevano piedi migliori alla resistenza delle fatiche dei campi in terra di un tempo, altri ancora semplicemente perché il caso è il caso.

Roberto Goveani presidente del Capri

 “L’isola in campo” è anche la storia di un presidente di calcio di serie A che sceglie il buen retiro nelle categorie non professionistiche a Capri. È il racconto di Roberto Goveani, il patron del Torino calcio, il notaio di Pinerolo che venne dopo Gian Mauro Borsano, il numero uno della società granata degli anni di uno dei più grandi talenti non completamente espressi, alias Gigi Lentini, rammarico per sempre dei tifosi del Toro. E per Roberto Goveani da presidente del Capri Isola Azzurra, come si chiamava la società calcistica in quegli anni, il rammarico, come quello per Lentini, è di non aver completato l’opera, di non aver portato il Capri nel calcio che conta. Ma poco importa, la storia unica e speciale di una terra che è stata frequentata dagli imperatori romani ha regalato in ogni caso a Goveani il titolo di “cittadino onorario di Capri”. Ma la magia de “L’isola in campo” è stata anche nelle iniziative collegate al libro. È il caso della mostra fotografica organizzata ed ospitata nella Fondazione Serena Messanelli Zweig, centro culturale a pochi passi dalla piazzetta, dove sono state esposte immagini di un secolo che attraverso il calcio immortala cento anni di storia di un’isola e dei suoi abitanti. Ma anche la storia del sindaco di Anacapri Franco Cerrotta, nelle vesti di protagonista della mostra fotografica stessa dove è immortalato con la casacca di portiere, ruolo che il primo cittadino anacaprese ha ricoperto sino a sfiorare la serie A e la carriera da professionista. Un ricordo sentito, poi, è quello tributato a Germano Bladier, allenatore, icona assoluta del calcio caprese, che ha dedicato tutta la sua esistenza a “mantenere in vita e non far mai scomparire il pallone sull’isola” ed al quale è oggi dedicato il campo sportivo San Costanzo Bladier e la società di calcio GB Caprese.

Capri 97/98

A Capri si tifa Napoli ma anche Roma, Lazio e Fiorentina

La magia de “L’isola in campo” è stata anche con la giornata “L’isola a bordo campo”, ovvero sugli spalti, con aneddoti e racconti dei capresi connessi al calcio, alla passione che per essere vissuta doveva necessariamente valicare il mare. Un mare che ti protegge, ma che ti separa. E se si voleva andare a vedere il Napoli di Maradona, occorreva salpare, magari con le acque arrabbiate dei mesi invernali che ti fanno andare su e giù con i traghetti come un ottovolante, e tutto per poter andare a Fuorigrotta a cantare “Oh mamma mamma mamma, sai perché mi batte il corazon? Ho visto Maradona, innamorato son”.

Un evento “L’isola a bordo campo” che ha fatto vivere la partecipazione dei vari club capresi delle tifoserie capresi

Dal Napoli Club Capri all’Inter Club, da quello dei tifosi del Torino passando per Roma Club, Fiorentina, arrivando ai supporters capresi della Lazio. Dalle trasferte da Capri in giro per l’Europa come quella volta che l’allora presidente del Napoli Club Capri Francesco Staiano finì in prima pagine sul “Bild” in Germania perché venne scambiato per il padre di Diego Armando Maradona all’indomani della conquista della Coppa Uefa a quando lo stesso Francesco Staiano da presidente del Napoli Club Capri e da imprenditore nel settore del turismo organizzò una festa tutta caprese per la conquista della Coppa, portando sull’isola Maradona e company a bordo motoscafi privati, in gran segreto nel cuore della notte.

Capri 1953/54

La storia di Capri custodita tra immagini e memorabilia

L’esposizione a Capri riuniva oltre alle fotografie anche coppe, gagliardetti e preziosi memorabilia, dimostrando come solo un percorso visivo fatto di oggetti reali e tangibili può restituire al pubblico i ricordi, le emozioni, i simboli, la tradizione. “La mia è stata un’opera di manutenzione della memoria – ha raccontato Luca Catuogno – per riordinare le vicende calcistiche locali e tramandare una narrazione che rischiava di svanire dai discorsi in piazzetta”. Il suo libro è in undici capitoli, undici come il numero di calciatori che scendono in campo. “Undici come il numero dei giocatori di questa squadra – aggiunge ancora Luca – che pur con frequenti cambi di denominazione ha attraversato cento lunghi anni legando spesso il proprio destino alle vicende dell’isola. Nell’immaginario collettivo Capri è indiscutibilmente sinonimo di vacanze e glamour, di bellezze naturali e vip, un malizioso scrigno di panorami mozzafiato, lusso e mondanità nel quale però il pallone ha sempre trovato il modo di rimbalzare, con traiettorie sghembe alternate a parabole magiche”.

Marco Milano nato con il sogno di diventare giornalista a Capri nel 1976. Giornalista sportivo, iscritto all’Unione Stampa Sportiva Italiana, socio della Società Italiana di Storia dello Sport. Nel pantheon personale Vladimiro Caminiti (“Il calcio non è solo divismo, è resoconto della vita”) e Nick Hornby (“Anche se tutto va male, c’è sempre un campionato che inizia a settembre”). Si sente felice e realizzato da quando scrive per Sportmemory che “racconta storie di sport”.

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