Beppe Savoldi. Mr. 2 miliardi

Nell’estate del 1975 il Napoli del presidente Ferlaino acquistò il centravanti Savoldi dal Bologna per un valore complessivo di 2 miliardi di lire. Una cifra inaudita per l’epoca, che non mancò di sollevare polemiche in un contesto socio-economico problematico.
Beppe Savoldi

Luglio 1975. Lo spettacolare Napoli alla olandese di mister Vinicio è reduce da un secondo posto in campionato, con lo scudetto appena sfiorato contro la rivale di sempre: la Juventus. Nello scontro diretto, infatti, Zoff (un ex mai abbastanza rimpianto) aveva negato il vantaggio a capitan Juliano e poi, nel finale, José Altafini si era guadagnato il triste soprannome di Core ‘ngrato regalando la vittoria ai bianconeri.
Ma l’indomito presidente azzurro, l’ingegner Ferlaino, sente che è il momento di osare, di provare a colmare quel gap di appena 2 punti con la squadra di Agnelli. L’obiettivo è portare all’ombra del Vesuvio Giuseppe Savoldi, centravanti bergamasco classe 1947 in forza al Bologna.

Beppe Savoldi al Bologna

Obiettivo Savoldi

Beppe Savoldi è un bomber implacabile, sicuramente tra i migliori della sua generazione e quanto di meglio possa offrire il campionato di serie A.
A 28 anni ha già messo a segno un centinaio di gol tra Atalanta e Bologna, è un rigorista infallibile con quella sua rincorsa sbilenca che sembra disegnata da un bambino che non conosce le regole della prospettiva e, pur essendo di altezza media, è anche molto forte di testa, abile a sfruttare la grande elevazione che gli ha regalato il suo secondo sport favorito, il basket.

L’accordo miliardario

Ottenuto il gradimento entusiasta di Beppe Savoldi per la destinazione partenopea, Ferlaino rompe gli indugi e trova un accordo miliardario con il presidente del Bologna Conti per il passaggio di Savoldi in azzurro: 1.440 milioni di lire più il cartellino dell’attaccante Sergio Clerici e la comproprietà del centrocampista Rosario Rampanti.
Totale: 2 miliardi di lire. Il trasferimento più costoso per un calciatore, almeno fino a quel momento.

Da Jeppson a Maradona

È vero che il Napoli non era nuovo a colpi del genere.
Nel 1952, infatti, aveva acquistato dall’Atalanta Hasse Jeppson per l’esorbitante cifra di 105 milioni (e perciò da allora in poi fu soprannominato dai tifosi azzurri ‘O banco ‘e Napule).
Poi, nel 1984, arriverà addirittura l’acquisto di Diego Maradona dal Barcellona per 13 miliardi.

Milan-Napoli

La risposta dei tifosi

I tifosi dal cromosoma azzurro impazziscono di gioia per un acquisto che può rivelarsi la chiave di volta per la conquista del tricolore tanto agognato, e ripagano lo sforzo della società con la sottoscrizione di ben 75.000 abbonamenti, per un incasso di circa 3 miliardi di lire. Ma da più parti giungono critiche e commenti sdegnati. E c’è addirittura una interpellanza parlamentare.

La contestazione politica e sociale

In quel momento storico Napoli attraversa una delle stagioni più dure della sua storia. Disoccupazione record, proteste studentesche e conflitti sociali sono all’ordine del giorno; la nettezza urbana, tanto per cambiare, annaspa e non va dimenticato che la città è stata sferzata dall’emergenza colera di appena due anni prima. Insomma, a più di qualcuno quell’esborso così ingente per un calciatore sembra uno schiaffo alla miseria, un trastullo che scandalizza i moralisti e gli aficionados di finanza.
Le contestazioni partono proprio dalla vecchia Partenope, dove i sindacati insorgono ricordando che metà della cifra spesa sarebbe bastata per rimborsare ai netturbini della città gli stipendi loro dovuti dal Comune. Un po’ come se Ferlaino fosse responsabile del deficit del Comune di Napoli, insomma.

L’interrogazione parlamentare

Poi la questione raggiunge Roma: l’onorevole Angelo Sanza sottopone al Presidente del Consiglio un’interrogazione parlamentare per indagare su come sia possibile per alcune società di calcio sborsare cifre che sembrano operazioni finanziarie di livello industriale.

Ci pensa Enzo Biagi

Unica voce fuori dal coro (ma quanto autorevole!) è quella di Enzo Biagi, che sul Corriere della Sera approva l’affare Savoldi e commenta causticamente: “L’ingegnere Ferlaino non è né un dissipatore né un Pulcinella: è un freddo manager che si adegua alla realtà. Fa il suo mestiere molto bene. Non tocca a lui risolvere le secolari questioni sociali, realizzare le riforme e la giustizia. Il suo compito è organizzare la migliore formazione degli azzurri. Non ha offeso la miseria, caso mai l’ha consolata. E poi, siamo onesti: Napoli non va male perché hanno comperato Savoldi, ma perché non possono vendere i Gava.”

Beppe Savoldi

Il patto sociale a senso unico

Si insinua, nelle parole del maestro Biagi, l’eco di un patto sociale un po’ a senso unico, quello tra potere e popolo, che si ripete purtroppo dalla notte dei tempi, magari con qualche piccola variazione sul tema.
Già il poeta del primo secolo Giovenale scriveva nelle sue Satirae: “[il popolo] due sole cose ansiosamente desidera: pane e giochi circensi”.
Se gli imperatori romani si assicuravano il consenso popolare attraverso la formula panem et circenses, con regolari distribuzioni di grano, a volte integrate con elargizioni economiche, e con l’organizzazione di grandiosi spettacoli pubblici (lotte dei gladiatori, crudeli combattimenti contro le bestie feroci e corse delle bighe), a Napoli Ferdinando II di Borbone preferiva la formula Festa, farina e forca, aggiungendo alle munifiche elargizioni ai lazzaroni lo spettacolo macabro delle esecuzioni pubbliche, tanto per ricordare alla popolazione chi è che comanda e muove i fili del gioco.

Non sono solo canzonette

E oggi, come cantava Pino Daniele nel suo primo album, il caffè ha preso il posto del panem romano. E i calciatori sono i nuovi circenses, gli fa eco Edoardo Bennato, l’altra punta di diamante del blues made in Naples: “Io ho fatto degli sproloqui sui marpioni… I marpioni di oggi hanno imparato la lezione da gente che già duemila anni fa sapeva come funziona il gioco, gente come gli imperatori… come Nerone… Nerone aveva capito, da buon marpione, che per farsi perdonare le malefatte bisognava mandare tutti al Colosseo la domenica per farli divertire, per tenerli buoni. Il gioco continua ancora. Pensate che a noi a Napoli, per tenerci buoni, per farci scordare la disoccupazione e il colera ci hanno comprato finanche Savoldi.
Così il cantautore di Bagnoli, in un concerto tenuto a Roma il 26 gennaio 1976, parlava al suo pubblico prima di attaccare la versione più rabbiosa e trascinante di Meno male che adesso non c’è Nerone, un rock and roll nel quale paragona ironicamente l’imperatore romano con velleità da musicista al potere politico dei nostri tempi, sempre pronto a donare contentini al popolo per tenerlo buono.

Beppe Savoldi

Nel calcio contano più i sogni che le vittorie

Ero contento di andare a Napoli. La squadra veniva da un secondo posto, la società era solida. Certo il mio trasferimento fece scalpore: c’era già il problema dei rifiuti, ma l’indignazione generale non mi condizionò. Quando scendevamo in campo al San Paolo, la gente gridava ‘Beppe, Beppe’. Napoli è una città particolare, che ha un suo modo di vivere, che sdrammatizza. Ci sono stato benissimo.”
Così Savoldi sintetizzerà più tardi la sua esperienza partenopea.
I suoi 77 gol in 4 stagioni in azzurro non portano lo scudetto, tuttavia, ma soltanto una Coppa Italia, la seconda per il club fondato nel 1926, una Coppa Italo-Inglese contro il Southampton e una semifinale di Coppa delle Coppe molto chiacchierata contro l’Anderlecht.
Per il Tricolore bisognerà attendere il dio incarnato in uno scugnizzo argentino.
Ma spesso nello sport, e nel calcio in particolare, non contano le vittorie quanto i sogni. E nell’ estate del 1975 l’ingegner Ferlaino ne consegnò uno bellissimo ai tifosi del ciuccio

Savoldi e la favola dei calciatori

Durante la sua permanenza a Napoli, precisamente nel 1978, Beppe Savoldi si cimentò anche nelle vesti di cantante. Il singolo La favola dei calciatori ebbe infatti un discreto riscontro commerciale.
Ma questa è già un’altra storia…

“Albertosi era amico di Zoff,
Antognoni Rivera incontrò
e tutti insieme poi si misero a giocare
con una palla di giornale.”

 

Davide Zingone Davide Zingone napoletano classe 1973, vive a Roma dove si occupa di turismo e dirige l'agenzia letteraria Babylon Café. Laureato con lode in Lingue e Letterature Straniere e in Scienze Turistiche, parla correntemente sei lingue. Dello sport lo emoziona soprattutto la sfida dell'atleta a superare i propri limiti. E’ autore della raccolta di racconti umoristici "Storie di ordinaria Kazzimma", Echos Edizioni, 2021, Torino; e del saggio “Si ‘sta voce…”, Storie, curiosità e aneddoti sulle più famose canzoni classiche napoletane da Michelemmà a Malafemmena, Tabula Fati, 2022, Chieti.

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