sabato, 28 Maggio 2022

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
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Oskar Speck. Sette anni in kayak

Oskar Speck. Sette anni in kayak
Marco Panella
Oskar Speck con i suoi sette anni in kayak attraverso terre, mari e oceani di tre continenti è uno dei più grandi avventurieri del '900. Questa è la sua storia dimenticata.

Oskar Speck si affaccia al mondo nel 1907.
Avrebbe potuto essere uno dei tanti bambini nati all’inizio di un secolo che si annunciava carico di prodigi della tecnica e della meccanica, un secolo che solo quattro anni prima aveva visto il Flyer dei fratelli Wright alzarsi da terra e promettere la meraviglia del volo.
Andò diversamente.
Delle meraviglie che avrebbero cambiato il mondo Oskar Speck sarebbe stato spettatore e avrebbe beneficiato come tutti.
Oskar Speck però aveva un kayak e fece qualcosa che nessuno aveva mai non solo fatto, ma neanche mai immaginato.
In kayak Oskar Speck passò sette anni della sua vita e fece 50.000 km, o se preferite, 30.000 miglia.
Questa è la sua incredibile storia.

Un ragazzo come tanti. O forse no.

Oskar nasce ad Amburgo e cresce come i bambini del tempo; aria aperta, scuola, ma non troppa visto che la lascerà a quattordici anni, nel 1921. Nel frattempo la guerra, quella delle trincee, delle baionette, del gas e dei milioni di morti, cambia il mondo; i Grandi Imperi non esistono più, se ne affacciano altri, il Reich sconfitto diventa Repubblica di Weimar, ma fa una gran fatica a trovare una nuova strada.

Negli anni venti Oskar Speck cresce, impara il mestiere da elettricista, inizia a lavorare in una fabbrica e come tanti ragazzi, soprattutto tedeschi e francesi, si appassiona al kayaking.
Poi arriva il 1929, la Grande Depressione, le Borse crollano e per fare la spesa i tedeschi escono di casa con borse stipate di fogliettoni di marchi che valgono come carta da macero.
La vita è dura, la fabbrica dove lui lavora chiude e il kayak diventa sempre più la passione che fa da salvagente alla vita di Oskar.
Un salvagente al quale affidare la speranza di un futuro.

Oskar Speck
(Photo credit: ANMM Collection)

Nel 1932 Oskar decide di andare a Cipro, gli hanno detto che nelle miniere di rame dell’isola c’è sempre posto per chi ha voglia di lavorare, visto che poi non sono molti quelli che ci resistono a lungo.
Cipro è lontana, lui non ha soldi per pagarsi il viaggio, ma non si scoraggia, ci andrà a modo suo.

Oskar Speck va a Cipro in kayak

Se pensate che l’impresa sia questa, abbiate pazienza; questo è solo l’inizio.
Il kayak di Oskar Speck è un Sunnschien della Pioneer Faltboots, ci pagaia già da qualche anno, è pieghevole, leggero ed è a due posti.
Troppi in questo caso. Lui sarà da solo, ha bisogno di portare con sé un un bagaglio e quindi modifica e trasforma il secondo posto in una piccola stiva dove alloggiare le sue cose: qualche cambio, un binocolo, una macchina fotografica con le pellicole, delle carte geografiche, una bussola, una pistola.

Quel giorno di maggio

Il 13 maggio 1932 Oskar sale sul treno e da Amburgo raggiunge Ulm.
È da qui che senza alcun clamore entra nel Danubio e diventa un puntino nero nel letto del grande fiume.
Inizia a pagaiare in direzione est.
Alle spalle si lascia una Germania che di lì a poco cambierà quanto lui non immagina e, al tempo stesso, si addentra in un futuro che cambierà la sua vita. Anche in questo caso non può immaginare quanto.

Nei Balcani

Dopo alcune settimane di voga sul Danubio Oskar raggiunge i Balcani e punta verso il fiume che porterà nell’Egeo, il Vardar.
Non è un percorso facile. In un tratto montano del Vardar incontra delle rapide che si prolungano per  chilometri.
È il primo grande pericolo del suo viaggio. 
Lui si salva, ma il kayak è fortemente danneggiato lo costringe a fermarsi per ripararlo al meglio. Il problema è che  l’inverno in Macedonia punge, il Vardar gela e Oskar rimane bloccato a lungo.
I pochi soldi che aveva sono finiti da tempo, vive e mangia come può, sembra persino che a volte sia costretto a mendicare per sfamarsi , si arrangia con ogni tipo di lavoro, scatta fotografie, prende appunti, si mantiene in corrispondenza con la famiglia che lo aggiorna su quello che accade in Germania.
Viaggiare però è sempre un’esperienza dello spirito e in questi mesi qualcosa nei piani di Oskar inizia a cambiare. O meglio, è Oskar che cambia.

Verso l’Egeo

È primavera quando Oskar carica sul kayak le sue cose e riprende il fiume: ancora 180 miglia e sarà in Egeo.
Questa volta porta qualcosa in più; una piccola vela che isserà quando sarà in mare così da guadagnare velocità ed essere più stabile, e delle tavole che userà come paratie per evitare d’imbarcare troppa acqua.
Oskar non è capace a nuotare, sa benissimo che un naufragio sarebbe fatale.
Le 180 miglia passano.
Il Vardar lo porta a Salonicco e da qui entra nel Mar Egeo dove inizia a prendere confidenza con la navigazione in mare, non senza rischi per un fuscello come il suo, senza chiglia e in totale balia di onde che lui deve cercare di capire, addomesticare e ingannare.

La storia del tedesco che in kayak punta verso Cipro inizia a girare in Europa e  la Pioneer Faltboots, l’azienda produttrice del suo kayak, inizia a interessarsi di Oskar.

Oskar Speck

Nessuno può saperlo, ma Oskar nel frattempo ha cambiato idea.

Siamo sul finire dell’estate del 1933 quando Oskar lascia la navigazione sottocosta e dalla Turchia, di notte per evitare il grande caldo, punta verso Cipro.
Dopo le rapide del Vardar, questa volta il pericolo è l’enorme sagoma scura di un transatlantico che gli passa talmente vicino da sentire i passeggeri vociare sui ponti. Oskar  teme il peggio, ma la Fortuna lo aiuta. Poi però è il mare a non aiutarlo;  correnti  contrarie che non riesce a vincere lo allontanano dall’isola e lo faranno rimanere in mare sotto il sole cocente per tutto il giorno dopo.
Dopo 24 ore di mare finalmente approda e, stremato, si addormenta sulla spiaggia fino a quando una tempesta che si scatena nella notte non lo sveglia.
Cimopolea, l’irrequieta figlia di Poseidone, sembra volerlo mettere in guardia dallo sfidare il Fato, ma la partita tra uomini e Dei è sempre aperta; Oskar fronteggia la tempesta a viso aperto e gli urla contro che lui non si tirerà indietro.

Da disoccupato ad avventuriero

Le miniere di rame non lo interessano più.
Il viaggio ha risvegliato in Oskar Speck l’archetipo forse più profondo dell’animo umano; si chiama Avventura.
Il fuoco sacro del viaggio verso l’ignoto lo brucia dentro.
Oskar Speck vuole sfidare l’impossibile, fare quello che nessuno aveva non solo mai fatto, ma mai pensato prima.
Oskar Speck vuole arrivare in Australia, che non è solo un disegno su una carta geografica, ma due continenti dopo il suo e a circa 50.000 km da casa.
Il viaggio lo ha fatto nascere a nuova vita.
Adesso  Oskar Speck è un avventuriero.

Da Cipro all’Eufrate

A Cipro rimane fino al novembre del 1933, ma la decisione è presa.
Da Cipro, dove rimane fino al novembre del 1933, il salto è verso il Medio Oriente.
Non può dirigere verso Suez perché il passaggio del Canale non gli è concesso e allora punta verso la Siria: 48 ore di navigazione in mare aperto, 48 ore in cui il sonno potrebbe essergli fatale.
Questa volta però la Fortuna gli arride e ci arriva senza inconvenienti.

Una volta in Siria deve raggiungere l’Eufrate, la via di navigazione che lo porterà verso il Golfo Persico.Ccirca 200 miglia lo separano da uno dei grandi fiumi della civiltà, 200 miglia che tagliano i deserti della Siria del nord e che lui copre viaggiando via terra con mezzi di fortuna, con il kayak ripiegato e le sacche dell’equipaggiamento sulle spalle.
Kayak e sacche che, però, nel viaggio gli vengono rubate.
Tutto sembra compromesso, ma Oskar  ha capito come funziona il mondo da quelle parti. Ha pochi soldi, abbastanza però per convincere un poliziotto locale a mettersi alla caccia dei ladri e a ritrovare la refurtiva.

Oskar Speck
(Il viaggio di Oskar Speck)

Verso Bandar Abbas

Ora può entrare nell’Eufrate.
L’Eufrate è un mondo ostile, il fiume attraversa deserti dell’anima non solo geografici. Proprio come il Charles Marrow a cui Joseph Conrad fa risalire il fiume Congo, anche Oskar Speck entra nel suo cuore di tenebra.

Oskar arriverà a Bandar Abbas, la foce del fiume che si affaccia sul Golfo Persico, molto provato: più di una volta gli hanno sparato dalla riva, è stato assalito da stormi di corvi, per giorni si è nutrito di soli datteri, ha sofferto la sete, a volte è stato ospitato in capanne putrescenti, venti e correnti contrarie lo hanno costretto per giorni su un’isoletta di sabbia al centro del fiume con unica compagna la puzza di un cadavere spiaggiato dalla corrente.

Una nuova compagna di viaggio: la malaria

A Bandar Abbas il suo kayak arriva praticamente distrutto; si deve fermare, scrive alla Pioneer in Germania per farsene mandare uno nuovo e deve attendere sei mesi prima che arrivi. Nel frattempo contrae la malaria, malattia che, riaffacciandosi di tanto in tanto, gli sarà fedele compagna negli anni a venire.

Nel settembre 1934 Oskar Speck lascia Bandar Abbas e prende il mare in direzione Golfo di Oman, destinazione India, ancora per non molto colonia dell’Impero di Sua Maestà.
In mezzo c’è un Oceano che lui fronteggia navigando sottocosta, pagaiando tra pinne di squali che affiorano in superficie e venti da imbrigliare nella sua piccola vela.

Oskar Speck
(Photo Credit: ANMM Collection)

Nell’Impero di Sua Maestà

Il 19 novembre 1934 Oskar approda in quello che al tempo era il Baluchistan, oggi provincia pakistana e non si rende subito conto che sta entrando in un mondo a parte.
Nel 1934 la storia coloniale inglese segnava già il passo verso la fine, ma nell’Impero, in particolare in India, atmosfere e suggestioni non erano molto diverse da quelle che Kipling ha raccontato come nessun altro.
In quel mondo un avventuriero come Oskar Speck non poteva passare inosservato ed è così che il milieux culturale di una vita decadente da tardo Impero gli regala una notorietà inaspettata che lo porterà a frequentare non solo la buona società, ma persino a ricevere generose donazioni per continuare il suo viaggio.
Oskar Speck si adagia nella notorietà, gli inviti come ospite d’onore ai ricevimenti si susseguono e i giornali si contendono le sue interviste dove racconta storie di pirati e di squali, di naufragi mancati e di onde da domare.

Può sembrare un paradosso, ma il tedesco Oskar Speck, cittadino di una Germania nel frattempo diventata nazista, diventa una delle ultime icone dell’India britannica, mentre sarà proprio la comunità tedesca residente nei territori di Sua Maestà a ostentare una certa indifferenza nei suoi confronti. Il motivo è semplice. Hitler stava cambiando la Germania e anche se  la libertà iniziava a diventare un concetto sempre più astratto, ora in Patria il lavoro non mancava per nessuno.

Oskar Speck sa poco di politica e di nazismo, la Germania è lontana, ma lui è un nazionalista e per far fronte alle critiche che gli piovono addosso e che ritiene ingiuste, presto sul suo kayak comparirà una bandiera tedesca, quella di allora, una bandiera con la svastika.

Christina, l’amore impossibile

Il viaggio deve continuare.
Oskar costeggia non senza difficoltà l’India, le onde dell’Oceano Indiano sono gonfie e cattive, il kayak si capovolge diverse volte, ma ogni volta riesce a rimetterlo in linea.
Punta verso Ceylon dove, dopo una traversata insidiosa, arriva il 13 maggio del 1935. A Colombo, la capitale, viene accolto con ogni riguardo e qui, complice la stagione dei monsoni estivi, rimarrà qualche mese.
Non deve essergli dispiaciuto.
A Colombo conosce Christina Rasmuson, fascinosa e intraprendente giornalista inglese, corteggiata da tutti. I due s’innamorano. Christina diventa per il giovane tedesco una sorta di musa ispiratrice; non solo si promettono amore eterno, ma lei lo prende per mano, lo fa crescere, lo sprona a mettere a frutto la sua storia e gli insegna come guadagnarsi da vivere vendendo i suoi articoli.
Quando Oskar lascerà Colombo si scriveranno ancora per un po’, promettono di rivedersi in Australia, ma il tempo, che pietosamente stende un velo sugli amori impossibili, farà la sua parte.

Oskar Speck

Avanti!

A Calcutta arriva il 13 gennaio del 1936 e poi, in aprile, è in Birmania dove incrocia il monsone di sud-ovest.
Scrive nel suo diario “È follia pura viaggiare in una barca pieghevole in questo periodo dell’anno. Ma cosa potrei mai fare?”. Nulla se non continuare a navigare tra burrasche e temporali improvvisi che lo sballottolano dove vogliono loro. Scrive ancora nel suo diario  “Il mattino seguente mi trovavo ancora a pagaiare incessantemente, ancora quasi esattamente dove mi trovavo quando era calato il crepuscolo precedente. Quando finalmente raggiungevo la riva, mi sentivo come un ubriaco. Le mie mani non si aprivano senza un dolore lancinante dopo essere state strette intorno alla pagaia per 30 o 40 ore”.
In agosto riparte da Penang, a novembre è a Singapore, ultimo avamposto britannico prima di entrare nelle Indie orientali olandesi, al tempo coacervo di traffici e intrighi di ogni tipo, ma questo non lo preoccupa.
Il suo unico pensiero sono le migliaia di isole e di miglia che lo separano dall’Australia, con una navigazione che si prospetta molto difficoltosa per via di venti e delle turbolenti correnti che si creano tra un’isola e l’altra.

Oskar SpeckDa Singapore taglia l’equatore, attraversa il Mar di Java e arriva a Batavia, l’attuale Jakarta dove, contrariamente a quanto accaduto nei territori britannici, trova una calda accoglienza da parte della comunità tedesca. Il console lo accoglie, gli organizza conferenze, gli fa conoscere i maggiorenti locali tra cui il responsabile locale del partito nazista con il quale Speck entra in discreta confidenza al punto che, saputasi la cosa, nelle successive tappe sarà sospettato di essere una spia al servizio del Reich millenario. Un sospetto che gli rimarrà addosso fino a dopo la guerra, quando le indagini dimostreranno la sua totale estraneità ad ogni azione di spionaggio.

Speck lascia Batavia l’11 gennaio 1937 e nel mese di luglio arriva a Timor dove i monsoni lo tengono fermo per altri tre mesi.
L’ Australia non è più così lontana, appena 300 miglia, nulla rispetto a quelle che ha fatto, ma sono 300 miglia in linea d’aria.

Arrivarci via mare aperto in kayak è tutta un’altra storia.
Più che altro, una storia impossibile.

La rotta finale

L’Australia sembra a portata di mano, ma la sua unica possibilità di arrivarci è disegnare una rotta che gli faccia evitare per quanto possibile lunghe traversate in mare aperto. In pratica significa saltare di isola in isola ed è così che fa, anche se questo significa allungare ancora di molto i tempi di arrivo.

Peraltro su una di queste isole, a Lakor, subisce una brutta aggressione da parte dei locali da cui si salva per miracolo, ma esce molto provato. Ha bisogno di cure, non le troverà subito, ma nel frattempo deve continuare a vogare. Gli ci vorrà quasi un anno per riprendersi del tutto dai postumi dell’aggressione.
Un altro anno in mare, un altro anno in kayak.

1939

Le coste della Nuova Guinea e poi le Isole Salomone lo portano finalmente verso l’Australia.
Il 20 settembre 1939 tocca terra nel Nuovo Continente.
Nel frattempo il mondo era cambiato.
Il 3 settembre Francia e Gran Bretagna avevano dichiarato guerra alla Germania.
Oskar Speck era un cittadino tedesco, il suo kayak issava una bandiera tedesca, l’Australia era parte dell’Impero britannico e lui era ufficialmente un nemico.

Una nuova avventura per Oskar Speck

Dopo sette anni la sua avventura finiva e ne iniziava un’altra.
I successivi sei anni li avrebbe passati internato in un campo di prigionia. ma questi furono solo i suoi primi sei anni in Australia.
Gli altri furono quelli di tutta la sua vita.
Oskar Speck infatti rimase in Australia, dove morì nel 1995, con una vita che, dopo averlo visto protagonista di una straordinaria imresa dimenticata, era rientrata nelle righe della normalità.
Forse perché sono proprio gli uomini normali che possono essere i portatori di avventure uniche.

Proprio come Oskar Speck

 

 

 

 

 

 

 

Marco Panella, (Roma 1963) direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di storia del costume italiano ed heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

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