Il più forte, senza dubbio. Il più vincente, con quei 6 milioni di montepremi conquistati sbaragliando gli avversari in 62 corse su 73. Tutto vero, eppure Varenne non è soltanto una somma di numeri. Varenne è la storia di un destino capovolto, di uomini capaci di credere oltre l’evidenza e di un cavallo che ha sfiorato il mito con la leggerezza di Pegaso e attraversato la storia con la forza di Bucefalo.
Un nome scritto dal destino
Figlio della terra degli Estensi, quando nella notte del 19 maggio 1995 Sandro Viani, proprietario dell’allevamento Zenzalino, guarda quel puledro appena venuto al mondo, sceglie di derogare alla tradizione: il suo nome non inizierà con la zeta, come per tutti gli altri nati lì. Lo chiama Varenne, tributo alla strada di Parigi dove ha sede l’ambasciata d’Italia. Parigi, Francia: nessuno può immaginare la trama che il destino sta già tessendo, ma noi teniamolo a mente perché Parigi e Francia per Varenne saranno qualcosa in più di luoghi su una carta geografica.
La fragilità trasformata in fiducia
All’inizio sembra che per quel puledro una trama non esista affatto; ha un difetto alle zampe, un micro distaccamento osseo visibile solo alla radiografia, sufficiente per far dubitare a un futuro da campione. Il primo proprietario, Jean Pierre Dubois, lo porta in gara a Bologna nel 1998: niente clamore. Qualcuno però vede ciò che altri non vedono. Enzo Giordano, cambiavalute, appassionato d’ippica e proprietario di una scuderia, si indebita e lo acquista. Inutile ricordare il prezzo: le storie d’amore non ne hanno mai uno. A Varenne è difficile non voler bene; lo capiscono presto l’allenatore Jori Turja e il driver Giampaolo Minnucci, ai quali Giordano lo affida. Varenne e quei tre uomini non sono soltanto un gruppo, forse neanche una scuderia: saranno una famiglia che cresce un figlio.
La consacrazione in pista
La prima consacrazione è al Derby Italiano del Trotto, la corsa più prestigiosa per i cavalli nati in Italia da non più di tre anni. Partito dall’Autostart di Tor di Valle, però, la sua falcata fluida, progressiva, devastante non si fermerà più e Varenne correrà fino ad annientare l’egemonia delle grandi potenze ippiche bruciandone record a ogni occasione.

Il Grande Slam del trotto mondiale
Nel suo palmarès avremo due Prix d’Amérique a Parigi, il Gran Premio della Lotteria di Agnano, l’Elitloppet di Stoccolma e la Breeders Crown negli Stati Uniti. Il 2001 è l’anno del Grande Slam del trotto mondiale; Varenne, come mai nessuno prima e mai nessuno dopo, vince nella stessa stagione Prix d’Amérique, Elitloppet e Lotteria.
Vincennes, il bosco sacro
Parigi, Francia, ricordate? È sulla pista di carbonella nera del tempio mondiale del trotto che il 28 gennaio 2001 il destino custodito nel nome di Varenne si riannoda alla sua trama. Il Grand Prix d’Amerique si corre all’Ippodromo di Vincennes, non un luogo qualunque, ma il bosco sacro alle originarie tribù celtiche e dove Luigi IX, re che sarà santo, amministrava giustizia sotto una quercia. Qui, a Vincennes, Varenne, il cavallo che altri avevano scartato, diventa il Capitano. O forse, più semplicemente, diventa il Re del trotto.
L’amore di un’Italia intera
Amato da Enzo Giordano, Jori Turja e Giampaolo Minnucci che con lui hanno vissuto in vera simbiosi, Varenne ha avuto la forza di correre oltre ogni ippodromo, di valicare il recinto dell’ippica e raggiungere anche chi di cavalli sapeva poco o nulla. A Varenne tutta Italia ha voluto bene perché in lui vedeva la grazia fragile dei sogni che resistono e la forza silenziosa di chi non smette di crederci.

L’ultima corsa verso il futuro
Il 28 settembre 2002 Varenne corre la sua ultima gara ufficiale all’ippodromo di Montreal: taglia ancora una volta il traguardo per primo, ma viene squalificato per aver rotto il trotto. Poi arrivano le passerelle d’onore negli ippodromi di casa, San Siro, Capannelle, Agnano, Montecatini. Poi una nuova vita, quella da stallone pregiato e richiestissimo, chiamato a lasciare altre tracce di sé nel mondo.
Per Varenne, però, il dopo non è mai stato davvero un dopo. Può aver lasciato gli ippodromi, certo; può aver smesso di correre davanti alle tribune in festa, ma non è mai uscito dai nostri cuori.
Alcuni campioni vincono, altri restano: Varenne ha fatto entrambe le cose.
Trotta Varenne, la corsa ricomincia!