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Monaco ’72. Lo strano caso di Eddie Heart e “Rey”Robinson

Monaco '72. Grande attesa per 100 metri. Grande attesa per vedere in pista gli statunitensi primatisti del mondo Eddie Hart e “Rey”Robinson competere con il russo Borzov. Grande attesa, talmente grande da non essere mai finita. Questa è la storia della più clamorosa disattenzione olimpica.
Monaco '72

Uomo di grande cultura, sportivo appassionato, starter internazionale tra i più apprezzati, dallo scorso anno di questi giorni – il 20 luglio per l’esattezza – Gustavo Pallicca dà il via a gare su altre piste. Gustavo ci ha onorato della sua stima e della sua amicizia. Aveva piacere che le storie raccontate nei tanti libri che aveva scritto e nel tempo riprese da riviste specializzate, tornassero al pubblico anche tramite Sportmemory. Di quelle che ci aveva consigliato, ne abbiamo ancora alcune da pubblicare. Siamo sicuri che, ovunque sia, anche lui le rileggerà con piacere e che nell’imminenza dei Giochi Olimpici di Parigi, questa sia una storia da raccontare ancora.
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Ci sono eventi nella storia dell’atletica leggera che per la loro singolarità ogni volta che si ricordano suscitano incredulità e stupore, specialmente fra gli addetti ai lavori che non riescono a capacitarsi come certe cose possano essere accadute. Ma il destino è capriccioso e anche le più strane situazioni alla fine trovano una giustificazione che, pur non assolvendole del tutto, le rendono meno amare.
È quello che successe alla più organizzata delle squadre, quella statunitense, in occasione dei Giochi Olimpici di Monaco del 1972. Ma vediamo come andarono i fatti.

La gara di cui ci occuperemo è quella classica dei 100 metri

L’alto numero dei partecipanti costrinse i delegati tecnici a comporre ben dodici batterie, pur avendo a disposizione una pista ad otto corsie, in grado quindi di smaltire velocemente il primo turno eliminatorio della gara. I primi tre di ogni batteria, più i quattro migliori tempi degli esclusi, andarono a costituire la schiera dei quaranta atleti ammessi al secondo turno.  La mattinata del 31 agosto era fredda e il vento instabile: si andò da un + 2.30 m/s a un – 2.30 m/s nell’arco di tempo necessario alla disputa delle dodici batterie.

Due le eliminazioni clamorose registratesi nel primo turno

Nella seconda batteria, vinta da Borzov con grande sicurezza nonostante il vento contrario (2.30 m/s), venne eliminato un atleta di casa, il tedesco Gherard Wucherer, vicecampione europeo in carica. Nell’ottava batteria uno stiramento alla coscia sinistra mise fuori causa il finlandese Raimo Vilen, uno dei co-detentori del record europeo.
Lo sfortunato atleta riuscì a portare a termine la gara in 11.0 e si disperò molto per l’eliminazione che però, secondo il suo allenatore, doveva imputarsi in parte anche al suo carattere altamente emotivo.
In questa ottava batteria sorprese il senegalese Barka Sy che con due metri di vento a favore, vinse in 10.30, confermando il 10.3 con il quale si era presentato ai giochi.

Importante fare una considerazione dopo questa prima fase della prova

Borzov mantenne anche ai Giochi Olimpici l’imbattibilità sui 100 metri che risaliva ai Campionati d’Europa di Atene 1969 e a Monaco impressionò per la potenza e determinazione espresse in gara. Egli riuscì fin dalle prime battute a conquistare il favore del pronostico, specie dopo che i tecnici ebbero evidenziato le carenze in partenza manifestate dagli americani.
Già il tecnico azzurro Vittori, allenatore di Mennea, si era espresso negativamente sulle partenze di Hart e Robinson visti all’opera l’11 agosto di quell’ anno allo Stadio dei Pini di Viareggio nella grande riunione preolimpica. Il professor Vittori, dopo aver osservato le partenze degli americani, pronosticò un vantaggio di almeno due metri per Borzov nella prima fase della gara con conseguenze ben facilmente immaginabili sull’esito finale della stessa.
Grande impressione destò il greco Vassilios Papageorgopoulos nella decima batteria vinta nell’ottimo tempo di 10.24, miglior prestazione del primo turno eliminatorio, davanti al malgascio Ravelomanantsoa, accreditato anch’egli di un tempo eccellente, 10.29, considerato fra i favoriti per l’accesso alla finale. Solo questi due atleti scesero sotto il limite dei 10.30, al quale si avvicinarono, oltre al senegalese Barka Sy, l’americano Robert Taylor (10.32), e gli altri due classificati della sua batteria: Jobst Hirscht e Zenon Nowosz (10.36), il ceco Jaroslav Matousek (10.37, quarta batteria) e il sovietico Alexandr Kornelyuk (10.38), altro grande partente, accreditato dello stesso tempo di reazione (0.120) del suo autorevole compagno di squadra. Di tutta tranquillità la prova degli altri due americani, Robinson e Hart, che si aggiudicarono agevolmente i loro turni di gara, mentre convinse alla prima uscita in un contesto mondiale, quello che veniva considerato l’uomo misterioso dello sprint europeo: il tedesco Manfred Kokot, uno dei numerosi autori dei 10 secondi netti della velocità europea.
Le due batterie che registrarono il maggior numero di qualificati furono la decima, quella vinta dal velocista greco, con ben cinque atleti ammessi al turno successivo e l’ultima, la dodicesima, che vide quattro atleti passare il turno. Le cinque batterie del secondo turno eliminatorio o quarti di finale, si disputarono nel pomeriggio del 31 agosto, e le gare ebbero inizio alle ore 16.15.

Monaco '72

Not appeared

Fu con grande stupore che i giudici addetti alla camera d’appello registrarono l’assenza di due degli atleti più attesi alla prova. Inspiegabilmente gli americani Hart e Robinson non si erano presentati a confermare la loro presenza, adempimento che invece era stato rispettato da un trafelato Robert Taylor, giunto appena in tempo prima che scadessero i tempi previsti dal regolamento. Anche gli operatori addetti ai tabelloni elettronici non poterono che mostrare la loro meraviglia nel momento in cui nel presentare la composizione dei quarti di finale, a fianco del nome dei due americani dovettero digitare la sigla n.a (not appeared), non presentato. Un mormorio di sorpresa si levò dalle tribune gremite di spettatori venuti proprio per assistere allo scontro fra gli americani e Borzov, e cominciò a serpeggiare il dubbio che il fatto fosse riconducibile ad una sorta di protesta da parte degli atleti.

Batteria in diretta

Intanto lo starter aveva chiamato la prima batteria, quella nella quale avrebbe dovuto gareggiare Robinson, e la televisione tedesca indirizzava le sue telecamere sulla zona di partenza per iniziare a riprendere l’avvenimento. Intorno alle 16.00 di quel pomeriggio tre atleti americani, Robinson, Hart e Taylor, insieme al loro coach Stan Wright si erano fermati dinanzi ai teleschermi della ABC Television Centre, la cui sede era situata subito fuori del Villaggio Olimpico, interrompendo per un attimo la loro marcia di avvicinamento all’Olympiastadion dove, secondo l’orario memorizzato da tempo dal coach, alle “6.15 p.m.“, ovverosia 18.15 (sei e un quarto) nella interpretazione del tecnico, avrebbero dovuto correre le batterie dei quarti di finale della gara dei 100 metri, alla quale da quattro anni erano rivolti tutti i loro pensieri. Giusto il tempo di assistere all’arrivo di una batteria dei 10.000 (la gara che precedeva i quarti dei 100 metri) e quindi i tre, anzi i quattro americani, videro animarsi la zona della partenza dei 100 metri con l’ingresso in campo dei primi concorrenti della prima batteria del secondo turno. Lì per lì non si resero conto che la ripresa televisiva era in diretta e pensarono che si stessero replicando le gare del mattino. La vista della presentazione delle batterie sui tabelloni dello stadio e la segnalazione dell’assenza di “Rey” Robinson, il primo degli americani in gara, richiamò il quartetto alla terribile realtà.

La corsa inutile

Da lì la corsa affannosa e spericolata – furono imboccati anche alcuni sensi vietati dalla parte proibita – verso lo stadio su un’auto della ABC, ma ormai la frittata era fatta.
I tre americani ebbero la loro marcia di avvicinamento allo stadio, rallentata anche dall’intrigo di sbarramenti che circondava lo stadio e in particolare dai tubi di acciaio che costituivano la base del celebre Zeltdach, l’avveniristico tetto che copriva l’impianto. Poi, per aggiunta, Hart e Robinson furono trattenuti per altri preziosi istanti ai bordi del percorso della gara di marcia sui 20 chilometri dal passaggio dei concorrenti. Solo Taylor, impegnato nella terza batteria, fece in tempo a districarsi e riuscì a confermare la sua presenza potendosi schierare alla partenza.
Stan Wright, con l’appoggio di Daniel Ferris, autorevole segretario della federazione statunitense di atletica, tentò un’azione disperata di appello verso la IAAF adducendo problemi di traffico a giustificazione del ritardo, ma la richiesta non venne accolta.

Monaco '72

Stan Wright

Su questa vicenda, che suscitò incredulità e indignazione negli Stati Uniti, molto si è scritto e si è disquisito in quanto le versioni di questa assurda defaillance non sono mai state esaurientemente chiarite.
Si era trattato di un fatale errore di Stan Wright che avrebbe letto sul programma dei Giochi, peraltro un’edizione vecchia di 15 mesi, l’orario: “6.15” (ovviamente pomeridiane e quindi secondo la lettura europea: 18.15) anziché “16.15”. Di questo Stan si addossò tutta la colpa.

La ridda delle ipotesi

Si ipotizzò anche che potesse essere stata una forma di boicottaggio messa in atto dagli atleti per protestare contro i sistemi estremamente severi della gestione del capo coach americano Bill Bowerman. Si è ventilato anche che Robinson, fra l’altro escluso dalla formazione della staffetta e quindi in chiaro contrasto con Wright, avrebbero concordato, ricevendo l’appoggio di Hart, la volontaria astensione dalla gara per attuare una forma di protesta nera sulla falsa riga di quella del 1968.
Altri giornalisti, anche italiani, scrissero che Hart e Robinson, sempre in attuazione di una loro protesta personale verso i loro dirigenti, si sarebbero presentati alla camera d’appello completamente ubriachi e quindi non in grado di gareggiare. Ma questa è eventualità da scartare decisamente.

Andò così

Alla fine l’ipotesi realisticamente più plausibile rimane quella dell’errore di lettura dell’orario di gara da parte di Stan Wright. Lui stesso si assunse la responsabilità dell’accaduto, come riferì anche Eddie Hart in una intervista di molti anni dopo: “Dopo l’accaduto mi sembrò di vivere per un po’ di tempo tra le nuvole. Stan la prese molto male, si addossò tutta la colpa. Io sarei voluto restare solo per piangere in pace, ma Stan non permise mai che Rey e io stessimo soli. Non ero in grado di consolarmi dicendo: chi se ne frega per quello che è stato, torniamocene a casa. D’altra parte non sono il tipo che si suicida. Da dieci anni mi allenavo per le Olimpiadi, puntavo alle Olimpiadi, e adesso vedevo tutti i miei sogni ridursi in polvere. La vita continua, naturalmente, e il nostro modo di vedere le cose cambia; ora sono un marito e un padre, questo è più importante di una medaglia. Sarebbe stata ancora più dura se non avessi avuto la magra consolazione della staffetta, Rey non ha avuto nemmeno quella. Ma non nego che è stata dura. A volte cerco di sdrammatizzare, ma fu veramente dura. Non è stato facile superare il dolore.”
I quarti di finale si corsero quindi senza Eddie Hart e “Rey”Robinson, non due qualsiasi bensì i primatisti del mondo!

 

Gustavo Pallicca Starter internazionale con una passione per i racconti, la fotografia e la storia dell'atletica. Stella d'Oro del CONI al Merito Sportivo (1936-2023)

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