Igor Protti. Lo Zar, i gol e la memoria

Ci sono campioni che non smettono di giocare quando finisce la partita. Ci sono campioni che restano nel cuore, nella voce dei tifosi e nel modo in cui una città continua a chiamarli per nome. Ci sono campioni come Igor Protti.
 Roberto Amorosino
Igor Protti

“Il mio splendido viaggio al fischio finale”. Le ultima parole di Igor Protti nel saluto che ci ha voluto far arrivare attraverso la famiglia. A Cecina il 18 giugno scorso se ne è andato a 58 anni dopo una brutta malattia. Lo Zar, ma siamo d’accordo. È solo un arrivederci.  Non era possibile scrivere di Igor Protti a pochi giorni dalla scomparsa. È più facile dopo qualche mese? Ebbene no non lo è, ma non si può più rimandare. Avete presente il giovane imperatore che si avvicina al capitano Algren chiedendo com’è morto il samurai Katsumoto nel film di Edward Zwick? La risposta vale il film intero. La risposta vale anche per Igor Protti.

“Vi dirò come è vissuto”

Rimini Livorno Bergamo Messina Bari Roma Napoli Reggio Emilia. Igor lo Zar è un ragazzo con gli occhi addosso da prima di subito. A sedici anni l’esordio con la squadra della sua città, Rimini, in C1 poi al Livorno dove il Milan lo gira per misurare la crescita. Gli amaranto si salvano all’ultima giornata con il goal del giovane centravanti, 1.71cm ma in area lo senti. Sono tre stagioni con dodici reti, poi cose buone a Bergamo con la Virescit per arrivare finalmente alla serie B con il compito arduo di non far rimpiangere Toto’ Schillaci alla tifoseria messinese. È un legame forte in campo e fuori con la città siciliana, tre anni intensi con una media di una rete ogni tre partite ed il desiderio di non abbandonare la barca nonostante retrocessione e fallimento. Ci vogliono sei e passa miliardi di lire per portarlo a Bari dove arrivano altre reti, infortuni pesanti e finalmente la promozione alla massima serie. Stagione 1994-’95, sette reti, non sempre prima scelta davanti. Stagione successiva, 24 reti, capocannoniere del torneo con Beppe Signori, tripletta contro la Lazio e 5 doppiette. Igor Protti è un crack vicino alla maglia azzurra per EURO 1996. Resta fuori delle scelte di Arrigo Sacchi che preferisce la duttilità di Enrico Chiesa. Igor gioca pur sempre per una provinciale, per lo più che non riesce ad evitare la retrocessione. Un altro record: unico capocannoniere di una squadra che non tiene la categoria.

Igor Protti

Il Bari monetizza

 Igor Protti alla Lazio per 7 miliardi che vince la corsa al bomber contro l’Inter che tentenna. A Roma Igor gioca poco e comunque sette reti di cui il pari al derby che vale l’eterna gratitudine della Nord. Dalla Lazio in prestito al Napoli, dove indossa la “dieci”, ultimo giocatore prima del ritiro della maglia nel 2000. Stagione incubo, per lui più infermeria che campo, i partenopei affondano. Anche la parentesi successiva con la Reggiana è di poche soddisfazioni, anche se poi i numeri dicono che la sua media goal è sempre di assoluto rispetto.

Livorno e per sempre

Nel 1999 Igor lo Zar torna a Livorno. Sono passati undici anni, ritrova la C1 e l’affetto di un tempo. Lui risponde come meglio sa, con i goal e battendosi con le sue forze. Undici reti al primo anno, venti e titolo di capocannoniere il secondo con il play off promozione perso con il Como. La promozione arriva, non può non arrivare, al terzo tentativo. Lui sale a 27 reti, è serie B dopo 31 anni, vittoria del gruppo ma il condottiero è uno. In B ancora re dei bomber al primo colpo. Sono lui e Darione Hubner a dividersi il trono a quota 23 reti, solo loro due possono raccontare di aver vinto il titolo di capocannoniere in A, B e C. Ad averne di attaccanti così, bomber di provincia…o forse solo senza la grancassa mediatica come si usa dire per spiegare l’inspiegabile.

Al termine della stagione 2002 Igor, che va per i 35, annuncia il ritiro

Si scatena un putiferio, ècostretto a fare marcia indietro. Hanno ben ragione tifosi, compagni e tecnici: 24 reti a registro che insieme ai 29 di Cristiano Lucarelli trascinano di forza il Livorno in Serie A. Si è fatta la storia a suon di reti, sono le basi che porteranno Livorno addirittura in Europa. A 37 anni Igor gioca la sua ultima stagione tra i grandi. E la Juventus è testimone dell’ultima partita, dell’ultima rete, 2-2 e la fascia da capitano che Igor passa a Lucarelli tra gli applausi e le lacrime del popolo livornese.

Igor Protti

Igor è stato tanto anche fuori dal campo

Il testimonial UNICEF, il dirigente sportivo, il tedoforo di Milano Cortina, il cittadino onorario di Bari e Livorno, si cimenta nel teatro e fa bene pure lì.  Soprattutto è la roccia per Daniela, Nicholas, Flavio e Gregorio Armando, ed infine Noemi – il suo goal al novantesimo – accompagnata all’altare nel giorno del suo matrimonio.
Del viaggio e della battaglia c’è molto di più da dire, ma siamo come quei difensori che sul più bello non sapevano dove fosse; lo Zar era schizzato in direzione della palla (o il contrario?), si incontravano in aria per un’acrobazia o per il più scontato dei tap in. E noi comunque senza parole, senza sapere cosa si era sbagliato. Il tempo di guardarci attorno e lui era già vicino alla bandierina a festeggiare in quel modo bizzarro…

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, ha collaborato con Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male. "Venti di calcio" è la sua opera prima.

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