Florence Griffith. La storia di una cometa.

Vita e carriera della donna più veloce del mondo, Florence Griffith, campionessa stretta tra record mondiali, accuse di doping e unghie lunghe. Quando l’apparenza non è tutto.
 Rachele Colasante
Griffith

Quello che sarebbe potuto essere

È la mattina di Natale, tutto brilla di luce, la sala da pranzo si riempie di risate. I nipotini di Flo-Jo si rincorrono mentre entusiasti si sfidano “Io so correre veloce come la nonna!”, “No io sono veloce come lei”. Dalla poltrona da cui osserva la scena Florence Griffith sorride e guarda i trofei in bella mostra sulle mensole vicino alle foto della sua vita tra matrimonio, figli e nipoti. Sa di aver fatto un buon lavoro. Chiude gli occhi e si risveglia nel suo letto. Non è una donna anziana, ha solo ventinove anni.
Era tutto un sogno. Ma per lei le cose stanno per cambiare.

Quello che è stato

Florence Griffith, ma per tutti quanti sarà Flo-Jo, viene al mondo nel 1959 a Los Angeles, settima di undici figli e fin da piccolissima dimostra una spiccata attitudine per la velocità. A soli sette anni, durante un viaggio nel deserto del Mojave per andare a trovare il padre, rincorre e cattura una lepre che cercava di sfuggirle. La madre, colpita dalle sue capacità e dal suo entusiasmo per la corsa, decide di sostenerla e di farla allenare alla Sugar Ray Robinson Youth Foundation Running. I risultati non tardano ad arrivare. Durante gli anni della scuola, Florence partecipa a diverse competizioni e a 14 anni riesce a vincere i Jesse Owens National Youth Games. Anche gli anni del liceo sono segnati da vittorie, soprattutto nelle staffette.
Ma proprio quando sembra che tutto stia andando finalmente bene, Florence deve mettere in pausa la sua carriera: la sua famiglia ha difficoltà economiche. Il college deve aspettare, lei trova lavoro in banca e sostiene sé stessa e la sua famiglia. Il suo nome però non viene dimenticato nel mondo sportivo;
ottiene una borsa di studio per la California State University di Northridge, dove conosce l’allenatore Bob Kersee.Se Melanie non rinuncia del tutto all’atletica lo dobbiamo a lui. Allenamenti, gare, qualificazioni olimpiche, Los Angeles 1984, 200 metri, medaglia d’argento, apoteosi di un destino rimesso in corsia.

Griffith
(Florence Griffith)

La strada giusta

L’argento non basta. Dopo l’impresa per Florence c’è la vita di tutti i giorni, il lavoro in banca da arrotondare con quello da estetista fino al 1987, quando decide di tornare in pista. Ci sono i Mondiali e lei a Roma è seconda nei 200 m e vince con la staffetta. C’è anche altro nel 1987, non l’anello di uno stadio, ma quello che si mette al dito sposando, ad ottobre, Al Joyner, campione olimpico di triplo nel 1984.

Quando tutto cambia

Il 1988 è l’anno della consacrazione: ai Trials statunitensi che precedettero le Olimpiadi di Seul, FloJo lascia il mondo senza fiato abbattendo il primato mondiale dei 100 metri da 10”76 a uno strabiliante 10”49, un miglioramento mai visto prima. Qualche mese più tardi, in Corea del Sud, conferma il suo status di campionessa: vince l’oro olimpico nei 200 metri con un 21”34 sfiorando i tempi maschili.
Ora Florence Griffith è la donna più veloce di sempre.

(Griffith)
(Florence Griffith)

Flo-Jo non correva soltanto per vincere

Florence Griffith correva anche per esprimere sé stessa. I suoi body sgargianti, spesso asimmetrici, con una gamba coperta e l’altra scoperta, erano una dichiarazione di unicità in un mondo abituato all’uniformità delle divise sportive. Le sue lunghissime unghie colorate, divennero un tratto distintivo tanto quanto i suoi record. Florence Griffith dimostrò che si poteva essere campionesse e icone di stile allo stesso tempo. Fu una delle prime ad intuire che il mondo della moda e quello dello sport fossero più legati di quanto si potesse pensare.
Rapporto che oggi ormai è la norma.

Ma non è tutto oro quello che luccica

L’improvviso miglioramento delle sue prestazioni e il fatto che nessuna riuscisse a essere al suo livello portarono a Florence aspre accuse di doping. Dopo lo scandalo che travolse il canadese Ben Johnson, trovato positivo a un controllo antidoping, anche lei finì nella tempesta delle accuse. Nonostante i suoi test risultarono sempre negativi, a meno di trent’anni e proprio all’apice della sua carriera, Florence decide di ritirarsi. C’è chi sostiene che lo fece per mettere a tacere ogni polemica, e chi invece ricorda che la IAAF aveva appena annunciato l’introduzione di controlli a sorpresa sugli atleti.

(Griffith)
(Florence Griffith e Olga Bryzgina)

Infinite possibilità

A chi le chiedeva cosa avrebbe fatto rispondeva sempre cambiando versione “Voglio correre la maratona” “Voglio dedicarmi alla moda“. “Scriverò fiabe”.
Le possibilità per Florence apparivano infinite. Alla fine si dedica davvero alla moda, la sua altra grande passione. Fa da modella per alcune pubblicità. La sua fama ormai la precedeva e non fu difficile trovare chi la volesse come volto per qualche campagna.
Ma il sogno non durò molto.

Infinite possibilità, meno una

La notte del 21 settembre 1998 Florence Griffith perse la vita nel sonno. Una malformazione cardiaca mai riscontrata prima le provoca un un attacco epilettico che la soffoca.     Per molti la morte di Griffith rimane ancora un mistero, come sempre quando si oscilla nell’insondabile equilibrio di vita e morte.  È passato tempo, ma nessuno ha dimenticato Flo-Jo e lei, la donna più veloce del mondo, continua a fare quello che amava e che le riusciva meglio. Flo-Jo di correre non ha mai smesso e qui o altrove è sempre la più veloce.

 

Rachele Colasante giornalista pubblicista, laurea in Lettere e master in sostenibilità alla LUISS Business School. Da sempre incuriosita dalle storie, cerca di scrivere la sua al meglio. Ancora non sa dove la condurrà il suo percorso, ma per ora si gode il paesaggio.

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