Petrarca Football Club e Pafos. Quando i poeti ispirano le squadre di calcio

Evagoras Pallikarides e Francesco Petrarca, epoche diverse, nazioni diverse, poeti diversi, ma che rivivono entrambi tra spalti, tribune, campi, tifo e passione
 Marco Milano
PETRARCA CALCIO RUGBY

“Quanto piace al mondo è breve sogno”, come il calcio, piacere effimero, palla tonda, gioie e dolori, e magie, come quella che lo lega anche alla poesia. E la Conference League di quest’anno e l’Atalanta in particolare affrontata nelle scorse settimane, a proposito, nome di una dea, ha portato di nuovo alla ribalta la compagine cipriota del Pafos. Una squadra che porta nell’effige, nei vessilli sbandierati allo stadio, un volto, un viso, nulla di mitologico, niente di ideale, tutta realtà, coraggio e sangue, muscoli e cervello. Si tratta del poeta guerrigliero Evagoras Pallikarides. Tra i membri fondatori e giocatori dell’Apop Paphos, uno dei club storici della città dalla cui successiva fusione prende origini il Pafos, Evagoras Pallikarides, giovane ma già talentuoso poeta, a soli diciassette anni lascia gli studi, per unirsi al movimento clandestino di liberazione di Cipro dal dominio britannico. Un gruppo chiamato Eoka, pronto a tutto, lotta armata compresa, in nome di indipendenza e libertà. E proprio l’accusa di trasporto di armi costò all’audace Evagoras l’arresto per mano delle guardie britanniche. E, come spesso, accade, l’ancora di salvezza in questi casi poteva esserci, collaborare con il dominatore, eresia questa per chi era pronto a lottare per l’indipendenza della propria terra. Niente da fare, l’orgoglio è più forte di qualsiasi compromesso, i rappresentanti della Corona si trovarono dinanzi ad un giovane tutto di un pezzo, un “hombre vertical” dicono i neo latini, che rifiuta di chiedere la grazia. E a soli diciannove anni Evagoras Pallikarides finisce la sua vita, viene impiccato, divenendo il più giovane martire dell’indipendenza. Era il 1957, tre anni dopo Cipro otterrà l’indipendenza per la quale Pallikarides aveva sacrificato la sua giovanissima vita, spezzando troppo presto un cammino che probabilmente lo avrebbe portato a raggiungere alte sfere della letteratura internazionale.

“Prenderò una strada in salita”: il sacrificio di Pallikarides per la libertà

 “Prenderò una strada in salita, prenderò i percorsi per trovare le scale che conducono alla libertà, lascerò fratelli, sorelle, mia madre e mio padre oltre le valli e sui fianchi delle montagne. Nella ricerca della libertà avrò come compagnia la neve bianca, montagne e torrenti anche se adesso è inverno l’estate arriverà portando libertà in città e villaggi prenderò una strada in salita, prenderò i percorsi per trovare le scale che conducono alla libertà. Salirò le scale, entrerò in un palazzo, so che sarà un’illusione, so che non sarà reale, vagherò nel palazzo fino a quando non troverò il trono, solo una regina seduta su di esso, bella figlia, dirò, apri le tue ali e prendimi nel tuo abbraccio. Questo è tutto ciò che chiedo …” Parole struggenti, forti, profonde, che lasciò in eredità a compagni di scuola e amici, il giorno prima di affrontare il processo, processo per il quale, vergò con coraggio: “so che mi condannerete a morte, ma qualunque cosa abbia fatto, l’ho fatta come un cipriota che vuole la sua libertà. Quando morirò andrò da Dio e gli chiederò di essere l’ultimo uomo ad essere impiccato”.
Il profilo orgoglioso del poeta rivoluzionario è, oggi, nello stemma della squadra di calcio che di recente ha affrontato in Europa l’Atalanta. È il Pafos FC, fondata il 10 giugno 2014, in seguito alla fusione di Aek Kouklia e Aep Paphos, scegliendo di essere rappresentato dal giovane compaesano, martire per l’indipendenza della patria, autore di celebri poesie d’amore e di libertà.

Pafos Football Club

Il Pafos Fc ha Evagoras sulle magliette, a Padova hanno Petrarca

C’è stato anche in Italia un tempo in cui esisteva una compagine sportiva tributo ad un grande poeta. Era l’epoca dell’associazione sportiva Petrarca Calcio. Colori sociali bianco e nero, sede nella città di Padova, fondata nel 1910, rifondata nel 1940, sciolta dieci anni orsono, l’associazione sportiva Petrarca Calcio, meglio conosciuta come Petrarca Padova o in precedenza Football Club Petrarca, era dedicata a colui che appose la firma di fatto alla fondazione della lirica moderna, grazie al suo Canzoniere (denominato anche “Rerum vulgarium fragmenta”), un’opera composta a più riprese e che ha accompagnato l’intera vita del poeta nato ad Arezzo e che comprende oltre trecentosessanta componimenti in versi italiani. “Pace non trovo, et non ho da far guerra, e temo, et spero, et ardo, et son un ghiaccio, et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra, et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio”. L’uomo che ispirò una squadra di calcio nella città di Sant’Antonio, quella Padova reduce di recente dalla selezione finale, (non vinta) come capitale dell’arte contemporanea, ha scritto queste ed altre parole per dare vita e anima al Canzoniere, eredità eterna per il genere umano che da settecento anni e più legge (ahinoi sempre meno) capolavori di siffatta portata.

Gli anni d’oro e lo scudetto sfiorato

La prima vita della squadra del poeta è stata sul finire degli anni Dieci del secolo scorso. Stagioni calcistiche che vedevano il Petrarca rappresentare la rivale più accreditata del ben più glorioso Padova. Gli annali di storia regalano avvincenti racconti secondo i quali addirittura all’inizio degli anni Venti era il Petrarca la squadra cittadina per antonomasia e il Padova solo la sorella minore che seguiva a ruota. La compagine che rievocava l’autore di Canzoniere e Trionfi, tra l’altro, poteva anche permettersi di annoverare tra le sue fila i migliori prodotti del calcio padovano. Regolarmente affiliato alla Federcalcio, il Petrarca giocava allo stadio padovano Tre Pini, indossando, come detto, la casacca contraddistinta dai colori bianco e nero. E, addirittura, gli uomini che calcisticamente rappresentavano il poeta arrivarono a sfiorare lo scudetto. Assemblea federale del 24 luglio 1921 il Petrarca vota contro il “progetto Pozzo”, rimanendo nella Figc, a differenza delle principali società italiane, che volevano una riduzione dei quadri del massimo campionato, e abbandonarono la federazione per creare un proprio campionato privato, quello della Cci. E anche grazie all’assenza delle big del calcio, il Petrarca stava quasi per raggiungere un clamoroso, storico, scudetto, impresa solo sfiorata, però, visto che dopo aver vinto il campionato veneto, viene eliminato dalla Novese che aggiudicandosi il primato nel girone di semifinale si laurea campione d’Italia contro la Sampierdarenese. Un piazzamento che consentì, comunque, al Petrarca, con il “compromesso Colombo”, di essere inserito nella Lega Nord (di calcio, niente politica…) nel gruppo delle società partecipanti alla Prima Divisione, la massima serie, ridotta a sole trentasei squadre.

Petrarca Calcio anni 20

Il declino e la rinuncia

Poi però arriva un primo declino. Il Petrarca retrocede dalla Prima Divisione in Seconda e dopo qualche anno addirittura in Terza Divisione Veneta. A dare un’insperata speranza di salvezza fu il Vicenza, spostato all’ultimo posto della classifica per irregolarità e conseguente possibilità di accedere agli spareggi tra le penultime classificate. “Seguite i pochi e non la volgare gente” scriveva il Petrarca nel sonetto novantanove (o XCIX) del Canzoniere per esortare a non andare dietro la massa, le illusioni e l’apparenza bensì a volgere lo sguardo verso i “pochi”, i saggi, gli alti valori morali e spirituali. In quell’anno il Petrarca Calcio decide di non disputare gli spareggi, rinunciando volontariamente a provare a salvarsi.

Petrarca Calcio anni 60

Il Petrarca Calcio “succursale” del gruppo sportivo Tita Fumei

Una “auto-retrocessione”, dunque, ma poi le conseguenze del caso Vicenza, portarono comunque il Petrarca al ripescaggio, anche se in realtà la società di fatto perdeva in quegli anni il nome da prestigio letterario e viene inglobata nel Gruppo Sportivo Tita Fumei (un giovane impegnato nelle squadre d’azione del periodo fascista, morto a Cittadella durante una scorribanda) di Padova, che aveva già una squadra di calcio che disputava i campionati veneti di Terza Divisione. Le due compagini, però, non si fusero, e quando il G.S. Tita Fumei conquista la promozione dalla Terza Divisione in Seconda, in pratica i dirigenti fascisti abbinando il nome del proprio gruppo al Petrarca, si “prendono” il passato e l’importanza portando in Seconda Divisione i migliori giocatori del Petrarca mentre il Petrarca “originale” in Terza Divisione, diviene la succursale degli esuberi del Tita Fumei. Di lì a qualche anno, comunque, il Tita Fumei non ci sarà più mentre il Petrarca continuerà la propria esistenza seppur in Terza Divisione Veneta, poi in Seconda Divisione Veneta, e a seguire dopo la retrocessione, l’abbandono della Figc, e l’iscrizione al campionato Ulic padovano una federazione che organizzava campionati provinciali a livello giovanile. Stagione 1940/1941 torna a far parte della Federcalcio con la nuova denominazione G.A. Francesco Petrarca di Padova. Campionato di Prima Divisione Veneta, poi il secondo conflitto bellico mondiale con la pausa forzata, quindi nel 1945 una nuova ricostituzione dopo uno stop per motivi finanziari con la denominazione Unione Sportiva Petrarca e ammissione (a tavolino) alla Serie C dell’Alta Italia. E ancora gli anni Sessanta con l’Us Petrarca che partecipa nelle categorie regionali con alcune stagioni (non consecutive) negli anni Settanta in Promozione, all’epoca il massimo livello regionale.

Petrarca Calcio non c’è più, ma il calcio a 5 fa la A e il rugby vince gli scudetti

La scomparsa del Petrarca è storia recente, dopo varie stagioni in Prima e Seconda Categoria, nel maggio del 2016 il presidente Alessandro Morando, annuncia l’intenzione di volere lasciare la guida della società e di una possibile chiusura. Il Petrarca rinuncia alla Seconda Categoria, non si iscrive a nessun campionato dilettantistico, e di fatto da dieci anni e dopo centosei anni di storia di Francesco Petrarca restano immortali i suoi versi, ma nulla più che abbia a che vedere con il calcio. “Un bel morir tutta la vita onora” (Trionfo della Morte), diceva il Petrarca, ma quello che non ha più il calcio lo hanno altri, portano il nome del poeta, infatti, il Petrarca calcio a 5 per esempio che proprio quest’anno partecipa al campionato nazionale di serie A e il Petrarca Rugby che addirittura nel mondo della palla ovale è stato per ben quindici volte campione d’Italia.   

Marco Milano nato con il sogno di diventare giornalista a Capri nel 1976. Giornalista sportivo, iscritto all’Unione Stampa Sportiva Italiana, socio della Società Italiana di Storia dello Sport. Nel pantheon personale Vladimiro Caminiti (“Il calcio non è solo divismo, è resoconto della vita”) e Nick Hornby (“Anche se tutto va male, c’è sempre un campionato che inizia a settembre”). Si sente felice e realizzato da quando scrive per Sportmemory che “racconta storie di sport”.

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