sabato, 28 Maggio 2022

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
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Jacky Hunt-Broersma.
104 maratone in 104 giorni

Jacky Hunt-Broersma.<span>–</span>104 maratone in 104 giorni
Riccardo Romano
Jacky Hunt-Broersma e le sue 104 maratone consecutive corse da amputata e con protesi in carbonio. Una storia di volontà contagiosa

Jacky e la forza di volontà

26.2 è un numero magico per i corridori in USA; ad ogni happening di corsa i partecipanti di ogni categoria guardano con ammirazione e un pizzico d’invidia i corridori che sfidano la distanza olimpica di 42,195 chilometri che richiama all’impresa di Filippide nell’antica Grecia.
Eroi moderni. Tra loro Jacky Hunt-Broersma e le sue 104 maratone in 104 giorni sono una storia a parte.

Atletica estrema

Ovviamente c’è chi ama andare oltre e superare i limiti
Nascono così le ultra maratone: distanze che variano tra i 50 e i 100 chilometri, perlopiù in ambienti umanamente ostili, il deserto ad esempio. A qualcuno basta, ma non a tutti.
Per gli incontentabili ci sono le maratone consecutive, ovvero maratone corse senza osservare alcun giorno di riposo. Ovvero 26.2 miglia, 42,195 chilometri, corsi ad oltranza per un numero n di volte.
Più che atletica estrema, sconfiniamo nel campo della fantascienza.

Di forza e di volontà

Ci sono vite che scorrono lineari, altre no. Qualcuna s’interrompe, altre trovano strade nuove e impensabili.
Come quella di Jacky Hunt-Broersma, 46 anni, due figli e qualcosa in più: una protesi alla gamba sinistra.
Sudafricana di nascita, statunitense di adozione, manager di un’azienda farmaceutica, nel 2001 la vita di Jacky prende una direzione diversa.
È in Olanda quando le viene diagnosticato un tumore osseo, il sarcoma di Ewing; tutto sembra cambiare, tutto cambia, ma quello che effettivamente accade dopo è la storia di un grande riscatto della vita.
Un riscatto che inizia dall’amputazione della gamba sinistra.

Cittadina del mondo

Jacky Hunt-Broersma è una cittadina del mondo. Sette anni nei Paesi Bassi, tredici in Inghilterra, cinque in North Carolina e poi in Arizona.
È proprio in Arizona che accade qualcosa di straordinario.
Partiamo dall’inizio, però.
Subita l’amputazione, Jacky deve rimettere equilibrio nella vita che aveva immaginato e mai come in questo caso si tratta di una vera e propria nuova formula fisica e mentale.
L’equilibrio di Jacky Hunt-Broersma passa infatti per una nuova parte di sé: una protesi in carbonio.
In pratica una gamba più una, ma se pensate che questa sia un’addizione sbagliate; questa è una moltiplicazione.
Sentirsi e percepirsi fisicamente e mentalmente diversa rispetto a prima, per Jacky è l’inizio di un percorso esponenziale.

Jacky Hunt-Broersma

Una vita nuova

Il nuovo equilibrio per Jacky Hunt-Broersma si chiama corsa.
Corsa significa gambe, fiato, cuore e testa; lei ha tutto e anche qualcosa in più, qualcosa che non la fa accontentare mai, qualcosa che la spinge in avanti, oltre i limiti fisici e mentali.
Jacky inizia a correre nel 2016, corre e scopre un mondo, gusta la sfida e in un crescendo di prove e competizioni diventa lei stessa sfida.
Durante il lockdown del 2020 corre in meno di 24 ore 100 miglia (160 chilometri) senza sosta su un tapis-roulant, nell’ottobre 2021 corre la Moab 240, ultramaratona di 240 miglia attraverso lo Utah e infine lancia la sua challenge personale: correre 100 maratone in 100 giorni e superare il record femminile allora di 95 maratone consecutive detenuto da Alyssa Clarck.

Perché la corsa

La corsa mi ha cambiato la vita, mi ha aiutato ad accettarmi come mutilata, Amo spingere il mio corpo e vedere sino a dove può arrivare, mi fa sentire libera!
Jacky si descrive “resiliente, coraggiosa e feroce”, vuole essere di esempio al mondo, esperimento vivente di come una disgrazia possa essere una risorsa, e non contenta di macinare chilometri ogni giorno, trascorre il suo tempo libero non sul divano, ma facendo escursioni in montagna!
Vorrei che le persone capissero che è molto più complicato del semplice mettersi una gamba finta ed andare a correre, un mutilato utilizza il 30% dell’energia in più rispetto ad un normodotato. Ci vogliono mesi per fare in modo che la lama si adatti alle proprie esigenze e c’è molto lavoro dietro le quinte per migliorare la protesi
È un messaggio di speranza e coraggio quello di Jacky, un messaggio che diventa anche altro visto che grazie alle sue imprese sportive raccoglie fondi da devolvere a chi non può permettersi di spendere oltre 10.000 dollari per ricominciare a vivere con una protesi di carbonio.

Jacky Hunt-Broersma

Una donna straordinaria

Jacky aveva detto 100 maratone in 100 giorni.
Siamo in Arizona, il 27 aprile Jacky Hunt-Broersma centra la challenge di 100 maratone consecutive, ma non le basta; non si ferma e ogni giorno è un nuovo record.  
Il primo maggio Jacky Hunt-Broersma arriva a 104 maratone consecutive, 2.724,8 miglia e oltre 69.000 dollari raccolti da 773 donatori: record mondiale femminile assoluto. Con un post su Instagram ringrazia tutti quelli che l’hanno seguita e sostenuta e annuncia che adesso, solo adesso, il suo viaggio è finito. Ora, dice in un altro post, cercherà di stabilire il record di giorni riposo consecutivi. Forse c’è da crederle.

Jacky Hunt-Broersma
Jacky Hunt-Broersma è una gamba, una protesi in carbonio, un cuore d’acciaio e una volontà contagiosa che non è la brutta parola con cui abbiamo dovuto convivere negli anni pandemici, forse finiti.
Volontà contagiosa è esattamente quello che ci dobbiamo augurare per l’impresa di Jacky. Contagiosa per chi si dovesse trovare per un qualunque motivo a inventare una vita nuova, contagiosa per chi non ne avrà mai bisogno, ma che può invece trovare un buon motivo per aiutare altri a farlo.

Correre può portare lontano, proprio come 104 maratone in 104 giorni.

 

 

Riccardo Romano, nato e cresciuto a Roma, rinato e residente a Miami. Avvocato in Italia, consulente food&beverage in Florida. Appassionato di sport, entertainment e cultura della birra.

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