A tavola con Maradona

Cosa unisce a tavola un architetto, grande divulgatore di cibi e alimentazioni e uno psicoterapeuta amante del mangiar bene? La passione per il calcio, il Napoli e, naturalmente, le chiacchiere su Maradona
Maradona

Maradona a Napoli era un Divo, un Dio, ancora oggi è un Mito perché el pibe de oro in verità era uno di Napoli, più napoletano degli stessi nativi. A lui si concedeva tutto, si perdonava ogni cosa perché era un numero Uno. Lo si può forse considerare secondo solo a San Gennaro. Ma forse però.

Ove avessi delle buone argomentazioni per aiutare a comprendere meglio la filosofia napoletana, di cui peraltro tutti hanno narrato di tutto, mi unirei anch’io, mi limito invece a raccontare un aneddoto di qualche anno fa. Mi trovavo a Napoli un fine settimana e così decisi di prendere la metropolitana da poco inaugurata – o così ricordavo – per ammirare quell’eccellenza architettonica di cui tutta la stampa aveva parlato. Entrai nella stazione prescelta, in veritĂ , un pregevole ricamo, raggiunsi le scale e a seguire la banchina. C’ero solo io. Mi parve naturale cercare un display o qualcosa che potesse indicarmi il tempo di attesa. Niente. Un paio di minuti, forse tre, e in lontananza vidi comparire un giovane, poco piĂą che trentenne, al quale mi avvicinai per rivolgermi così: “Scusi, stavo cercando di capire quanto c’è da attendere…ma il treno, ogni quanto passa, sa quando arriva?” Lapidaria fu la sua risposta: “Quando arriva, arriva!!!”. Impossibile in due parole esprimere il tono della voce o rappresentare l’espressione del volto. Non dava affatto l’idea di essere mortificato o incazzato. Ero invece io ad avergli rivolto la domanda sbagliata.

Che dire sulla naturale e ammiccante rassegnazione del volto di quel ragazzo, come è impossibile interpretare e raccontare i sentimenti dei napoletani verso l’argentino di Napoli.

E poi, quando credi che su Dieguito sia stato detto tutto, a un certo momento scopri che hanno raccontato dell’altro ancora. Due signori napoletani, di Napoli, Napoli? chiedo, sì, sì di Napoli, rispondono con volto serio, quasi imbarazzati dalla mia domanda, hanno in verità scritto qualcosa di nuovo, di originale, pagine ingombre di fantasia, creatività e ironia, e anche qualche verità, che solo chi è nato su quel mare, su quel golfo e con quel panorama riesce a tirare fuori.

libro MaradonaFabrizio Mangoni e Oscar Nicolaus, i loro nomi, due fantasisti, giusto per rimanere in gergo calcistico. “A tavola con Maradona”, invece, è il titolo del libro che ieri sera hanno presentato in una delle sale del Circolo Montecitorio. Eccellente divulgatore di storia dell’alimentazione, architetto e urbanista Mangoni; psicoterapeuta e docente universitario l’altro, amante del buon cibo e appassionato di calcio.

Perché questo libro, banale la domanda, scontata quasi quanto la risposta ma dovevo partire da qui. “Con questo omaggio abbiamo voluto onorare la leggenda Maradona, a Napoli e nel mondo, nel modo in cui solo noi avremmo saputo fare, osservandolo a tavola e accostando ciascun cibo napoletano, prodotto dalla genialità e fantasia della nostra gente, le stesse qualità che hanno accompagnato Diego per l’intera vita di calciatore”.

Con la seconda ho voluto accompagnarli sui punti di debolezza dell’argentino: “Tutti i grandi, miti o eroi, hanno rivelato più o meno celate debolezze o manifesti difetti, Maradona non era esente, questo lo ha avvicinato ancora di più ai comuni mortali”, rispondono in coro. 

Il professore Nicolaus preferisce invece portarmi sulla sua materia e cita Jaques Lacan, “Non si mangia mai da soli ma sempre alla tavola dell’Altro” per farci intendere che gli Altri che si erano seduti alla tavola di Maradona erano stati molti, fin troppo. E come mangiavano. Lui invece, il campione, sapeva accontentarsi anche di poco, gli bastava un piatto di pasta al burro e parmigiano, un’insalata e molta frutta al mattino. Per lui “la tavola” rappresentava soprattutto la convivialità e la socialità. Due forze che hanno tenuto e tengono ancora oggi uniti l’uno agli altri.

Il libro tocca, sfiora con mano leggera anche le luci di Buenos Aires e Napoli e le accomuna per la musica e gli odori e i colori e la gioia e la tristezza che entrambe sanno vivere con dignitĂ .

Nel corso della serata hanno dialogato con gli autori (in rigoroso ordine alfabetico) Raimondo Cappa, napoletano, velista plurimedagliato, ristoratore a Roma che, ironia della sorte, si avvale della collaborazione di una chef argentina, Fabrizio D’Esposito, giornalista per Il Fatto Quotidiano, il Prefetto Bruno Frattasi, Capo di gabinetto del Ministro dell’Interno, napoletano e gran tifoso, Valerio Piccioni, giornalista per la Gazzetta dello Sport.

 

(A tavola con Maradona di Fabrizio Mangoni e Oscar Nicolaus, Il leone verde editore, pag.94, € 12,00)

Vincenzo Mascellaro, uomo di marketing, comunicazione e lobby, formatore, scrittore e oggi prestato al giornalismo

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