Search
Close this search box.

Roma 1960. Wilma, Livio e l’amore impossibile

25 agosto 1960. In una Roma bella e ingenua come forse mai più, si aprono i Giochi della XVII Olimpiade. Dal Settebello ai ciclisti d'oro, da Cassius Clay a Nino Benvenuti, da Abebe Bikila a Livio Berruti e Wilma Rudolph, tante sono le storie dei giorni olimpici. Tra queste quella dell'amore impossibile, forse immaginario e solo da copertina di Livio e Wilma, ma anche quella di una Roma impossibile da non amare.
Wilma Rudolph e Livio Berruti

Immaginate di essere nati negli States.
Potreste pensare, però, bel colpo nascere in America!
Ma immaginate di essere nati nel 1940 a Clarksville che non è al confine con Topolinia, ma nel Tennessee, di essere nati sottopeso e di essere ventesimi di ventidue, non un traguardo, ma un’affollata linea di partenza.
Al tempo stesso siete femmina e siete nera e siete capitata in una famiglia dalle decine di figli che vive come può, quasi alla giornata.
Ecco, se immaginate tutto questo, allora siete Wilma Rudolph.
A Roma, nel 1960, nella Roma delle Olimpiadi belle e ad oggi purtroppo uniche, l’amore impossibile è il suo.

Tra destino e miracolo

Il destino sin dalla nascita l’aveva messa in guardia e sembra non volerla lasciare in pace. A quattro anni Wilma contrae scarlattina, polmonite e, per non farsi mancare nulla, anche la poliomelite che le regala una discreta zoppia.
Per anni Wilma camminerà prima con un tutore e poi scarpe correttive. Le cure a 80 km da casa, una volta a settimana. Sembra che ci vada a piedi. Camminare libera la mente, fa volare pensieri alti e chissà cosa e quanto deve aver pensato Wilma, la bambina che non sapeva che sarebbe diventata più veloce di tutte.
Sì, perché il destino si può anche guardare in faccia e costringerlo a cambiare strada.
Arrivata allo sport a undici anni, un veloce passaggio al basket e poi avviata all’atletica, Wilma Rudolph arriva sedicenne alle Olimpiadi di Melbourne dove vince un bronzo nella staffetta 4×100.
È solo l’inizio.
Il miracolo del destino sovvertito si manifesta a Roma.

Wilma Rudolph
(Wilma Rudolph, la gazzella)

Wilma Rudolph. La gazzella

Leggera, Wilma Rudolph in pista non fende l’aria, ma è aria lei stessa.
100, 200 e 4×100. Tre ori, tre record. La stampa s’impossessa del personaggio, gazzella la chiameranno senza che nessuno associ retro pensieri con il colore della sua pelle.
Il suo rientro negli Stati Uniti sarà un successo.

JFK e Wilma Rudoplh
(John Fitzgerald Kennedy e Wilma Rudolph)


Nominata atleta dell’anno 1960 dall’Associated Press, l’anno seguente migliora il già suo record mondiale dei 100 metri, viene ricevuta da alla Casa Bianca da JFK e poi, nel 1962 la grande scelta del ritiro.
A 22 anni inizia una nuova vita che dedicherà all’insegnamento, si sposerà e sarà madre di quattro figli.  
Talmente veloce Wilma che anche la sua vita passa in un attimo, 54 anni.

Livio Berruti. L’angelo

Anche Livio Berruti da Torino era una bella promessa dello sport italiano e anche lui non deluderà le aspettative.
Arrivato a Roma da campione delle Universiadi e con i titoli italiani nei 100 e nei 200, con 20″5 eguaglierà il record mondiale e con i suoi occhiali scuri dall’aerodinamica impossibile taglierà primo il traguardo dei 200 metri, bruciando l’oro agli americani che lo pensavano loro.

Atleta e signore di altri tempi, Livio Berruti per far risparmiare soldi alla Federazione farà il viaggio di ritorno a Torino in macchina con il suo amico giornalista Giampaolo Ormezzano.

Livio Berruti
(Livio Berruti, l’angelo)

Formidabili quei giorni

Bella come era bella, naturale che Wilma avesse gli occhi di tanti addosso.
Sembra anche della giovane promessa del pugilato, uno che non solo alla promessa avrebbe dato ragione, ma l’avrebbe superata in eccesso. Al tempo era ancora Cassius Clay, avrebbe vinto l’oro olimpico e come Muhammad Alì sarebbe diventato il più grande  di tutti.
In effetti tante cose accaddero a Roma nei giorni olimpici.
Di Cassius Clay abbiamo già detto, ma come non ricordare l’oro welter di Nino Benvenuti, la maratona scalza del soldato del Negus Abebe Bikila, la sorpresa dorata della pallanuoto azzurra e i risultati straordinari del nostro ciclismo che di ori fa incetta.
In quei giorni di Roma 1960, formidabili più degli anni che verranno dopo, per Wilma Rudolph però accade anche altro.

berruti e Rudolph
(Livio Berruti e Wilma Rudolph)

Livio e Wilma

Nel racconto delle Olimpiadi di Roma, Livio Berruti e Wilma Rudolph hanno un posto a parte.
Veloci come nessun altro, inevitabile che i due si guardassero.
Inevitabile anche che stampa e fotografi – ormai universalmente chiamati paparazzi dopo l’uscita in sala il 5 febbraio 1960 de La dolce vita – si buttassero sulla storia.  Magari anche a costruirla.
Nel tempo dell’ingenuità, il flirt tra la gazzella nera e l’angelo bianco – o la sua ipotesi ripercorre stilemi di genere largamente diffusi e offre spunti di chiacchiera. Dall’altra parte del mondo, in Alabama, sono passati appena cinque anni da quando Rosa Parks venne arrestata per non aver lasciato il posto a un bianco sull’autobus. Tutte cose che Wilma Rudolph conosceva bene, noi un po’ meno.

Rudolph e Berruti
(La gazzella e l’angelo)

L’amore impossibile

Comunque siano andate le cose, che le mani dei due si stringessero sollecitate dai fotografi o che invece si cercassero e stringessero di loro, le fotografie di Livio e Wilma, giovani, veloci e felici, sono tra le più belle di Roma 1960.
Un amore impossibile il loro. Forse solo immaginato, ma in fondo non è poi così importante saperlo.
Ad ognuno di loro sarà rimasto un ricordo leggero, di anni leggeri e di giorni leggeri.
La leggerezza di un amore magari immaginario, ma nulla muove il mondo e cambia le persone più dell’immaginazione.
Sullo sfondo di una
Roma forse mai più stata così bella, poteva accadere anche questo.
Roma, amore impossibile anche lei.
Impossibile da non amare.

 

Marco Panella, (Roma 1963) giornalista, direttore editoriale di Sportmemory, curatore di mostre e festival culturali, esperto di heritage communication. Ha pubblicato "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015), "Pranzo di famiglia. Una storia italiana" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016) il thriller nero "Tutto in una notte" (Robin 2019) e la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021)

ARTICOLI CORRELATI

Juantorena

Alberto Juantorena. El caballo de la revolución

Alberto Juantorena entra nella storia a Montreal 1976, dove vince i 400 e gli 800 metri. Prima e dopo di lui nessuno nella stessa Olimpiade. È così che Juantorena fa la sua rivoluzione. Per lui non solo ori olimpici e record del mondo, ma l’Olimpo dell’atletica leggera.

Leggi tutto »
Fanny Blankers-Koen

Fanny Blankers-Koen. La mamma volante

Fanny Blankers-Koen non è stata solo la più grande atleta olandese ma, con 4 ori olimpici, 5 ori europei e 59 titoli nazionali in 7 specialità atletiche diverse, è stata la più grande atleta femminile del XX secolo come gli ha riconosciuto nel 1999 la World Athletics. Soprattutto, i suoi 4 ori di Londra ’48 dimostrano che nulla è precluso a una mamma che scende in pista.

Leggi tutto »
Sara Simeoni

Ho fatto saltare tutti

Sara Simeoni. Un’atleta straordinaria, una persona straordinaria. Il suo racconto è sul filo del ricordo e dell’emozione ed è vero che ha fatto saltare tutti, noi che la guardavamo in televisione, ma soprattutto i suoi ragazzi ai quali ha insegnato a saltare senza paura. Soprattutto quell’asticella da alzare sempre un po’ di più che si chiama vita

Leggi tutto »

1960. Il mio straordinario anno olimpico

Il ciclismo di Marino Vigna è una storia di famiglia. Una passione che passa di padre in figlio come nelle migliori tradizioni. Una passione che lo porta a vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960 nell’inseguimento a squadre. Una passione che diventa una vita dedicata al ciclismo da atleta, da dirigente e da esempio.

Leggi tutto »



La nostra newsletter
Chiudi