1860, a Catania i giorni di fine maggio sono di fuoco; con i Mille di Garibaldi che da Marsala stanno attraversando la Sicilia, l’insurrezione antiborbonica esplode. Tra gli animatori di quelle giornate c’è Salvatore Greco dei Chiaramonte, marchese di Valdina, ventenne, rivoluzionario di altri tempi, abile di spada e di carisma che ha da tempo abbracciato il sogno risorgimentale. Quando i Mille arrivano in città si mette la camicia rossa, si unisce a loro, risale l’Italia, entra nel Regio Esercito e combatterà sino al 1876, guerra franco-prussiana e turco-slava incluse. Salvatore aveva una vocazione al duello, era maestro di scherma, insegnava spada e sciabola, ma non disdegnava neanche la pistola. Quando finisce di guerreggiare si stabilisce a Roma e, nel 1878, rileva dal maestro Gaetano Emanuele dei marchesi di Villabianca la Sala d’Armi di via del Seminario; inizia un’altra vita, soprattutto un’altra storia.
Guerre e risorgimento non avevano comunque impedito a Salvatore di sposarsi con Carolina De Filippo e, il 17 gennaio 1866, di diventare padre di Agesilao, primogenito al quale molti anni dopo, nel 1879, seguirà il fratello Aurelio.
Da tanto padre il sangue non mentirà
Studi regolari, collegio a 12 anni, Agesilao cresce a Catania con l’esempio del padre di cui segue presto le orme; a 17 anni si arruola, addestramento al 15° reggimento artiglieria di fortezza a Roma e poi in Africa, nell’Eritrea non ancora colonia, ma dove abbiamo già Assab e Massaua. Mentre coltiva e pratica un amor di Patria che non lo abbandonerà mai, Agesilao si fa notare dai suoi ufficiali per l’abilità nella scherma; è il destino che mette a segno la sua stoccata. Inviato alla Scuola Magistrale Militare di Scherma, Agesilao aggiunge tecnica alla vocazione, si classifica primo del suo corso e, pur non avendo ancora né titoli ed età, lo trattengono e gli affidano la direzione di un corso; è il più giovane maestro in assoluto, ma è anche il più bravo.
Il colpo segreto
L’esordio di Agesilao in una gara ufficiale è al torneo di Firenze nel 1887 dove guadagna le medaglie d’oro nella spada e nella sciabola e anche due premi speciali della giuria. Da Firenze in poi è un continuo di tornei, gare, esibizioni e trionfi. Agesilao non solo è il più bravo, ma affina una sua tecnica di combattimento basata su tecnica e prestazione fisica, esegue azioni che altri non solo non hanno mai pensato, ma non riescono neanche a imitare. Il “colpo segreto” di Agesilao Greco inizia a diventare la chimera della scherma e lui una leggenda vivente, capace di consegnare alla storia il momento di snodo tra la scherma classica della grande scuola nobile e cavalleresca e una scherma moderna, tutta da inventare e che lui inventa, raffinata e al tempo stesso pragmatica, con azioni che non abdicano all’eleganza, ma che fermamente vogliono disarmare e colpire l’avversario.

Spada e penna
In circa cinquanta anni di combattimenti Agesilao Greco calca pedane italiane, europee e americane diventando portentoso artefice dell’immagine italiana nel mondo, capace di comunicare meglio di chiunque arte, coraggio, dignità e onore. Capitolo importante della sua vita fu in Argentina, dove per nove anni dirige l’insegnamento di scherma alla Scuola di Guerra di Buenos Aires e dove, nel 1904, sposa Valentina Díaz de Castillo. Nel 1907 pubblica un trattato fondamentale “La spada e la sua disciplina d’arte”, il cui richiamo di disciplina e arte nel titolo più che una sintesi è filosofia in sé.
Il Maestro
Il ritorno a Roma, nel 1908, segna un nuovo corso della sua vita; è tra gli artefici dell’istituzione della Federazione Italiana Scherma e dal 1910 prende in mano, insieme al fratello Aurelio, la Sala d’Armi di via del Seminario, ancora oggi attiva nell’insegnamento con l’Accademia d’Armi Musumeci Greco oltre che, dal 2015, Casa Museo riconosciuta dalla Regione Lazio.
Maestro con allievi illustrissimi tra i quali Re Umberto, Gabriele D’Annunzio, Trilussa e Luigi Einaudi, Agesilao Greco addestrò al duello anche Filippo Tommaso Marinetti, che di lui ebbe mito profondo e parole slanciate di quell’ardore futurista che ritrovava nel suo gesto atletico e nei suoi sussulti di onore.
Di Agesilao si impossessa anche il primo cinema che, nel 1913, ne fa uno dei protagonisti de “L’assalto fatale”; è l’inizio di una grande storia che darà vita alla scherma scenica, di cui il nipote di Agesilao, Enzo Musumeci dal 1940 farà grande scuola proseguita poi dal figlio Renzo.
Il tributo
Centosessanta anni dopo quel 17 gennaio 1866, ad Agesilao Greco, patriota, schermidore, interprete e al tempo stesso innovatore della grande tradizione della scherma, va il ricordo e l’omaggio dovuto a un uomo capace di essere stato esempio.
…………..
Se vuoi leggere il nuovo romanzo di Marco Panella clicca qui per acquistarlo
