Fiorentina. Cento anni di calcio viola

Cento anni di calcio e forse molti di più nella patria di Dante Alighieri. Cento anni di calcio moderno, ma con il precedente del calcio storico fiorentino, regole e gioco diversi, ma stesso cuore grande e passione infinita.
 Marco Milano
FIORENTINA

Oh Fiorentina, combatti ovunque ardita e con valor, nell’ora di sconforto o di vittoria, ricorda che del calcio è tua la storia”. Il cosiddetto “Inno viola”, venne intonato per la prima volta il 22 novembre 1931 in occasione di Fiorentina-Roma 3-1. Il testo secondo i più è da ascrivere ad un giovane paroliere, Enzo Marcacci, un talento, se si pensa che le parole che ancora oggi infiammano i cuori dei tifosi viola vennero scritte da un enfant prodige allora appena dodicenne. E il 29 agosto dell’anno in corso, 2026, l’Associazione Calcio Fiorentina spegnerà le ideali candeline del suo primo secolo di vita. Non la prima società calcistica italiana, si dirà. Prima della compagine gigliata da anni c’erano già la Juventus, la Lazio, il Milan, l’Internazionale, tanto per citarne solo alcune, ad arricchire le pagine degli almanacchi. Ma, come ha vergato con orgoglio il giovanissimo Marcacci per la Fiorentina “del calcio è tua la storia”. La patria di immensi patrimoni come la Cattedrale di Santa Maria del Fiore con la Cupola del Brunelleschi (più grande cupola in mattoni al mondo), il Campanile di Giotto e il Battistero di San Giovanni, infatti, vanta anche la primogenitura del cosiddetto “calcio storico”. Un “titolo” inequivocabile visto che lo stesso calcio storico viene chiamato proprio “calcio fiorentino” per indicare quel calcio in livrea o calcio in costume, gioco di squadra con un pallone gonfio d’aria che veniva praticato a Firenze sin dal Medioevo. Certo a volerla dire tutta pur considerato antesignano del gioco del calcio, il calcio storico fiorentino ricorda molto di più il rugby, con quegli scontri corpo a corpo più parenti della lotta libera che del soccer per come lo conosciamo oggi. Medioevo o storia moderna, la certezza assoluta è che il 2026 è l’anno del centenario della Fiorentina.

PGF Libertas 1922
(Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas 1922)

Il 29 agosto 1926 nasce l’Associazione Calcio Fiorentina

L’ACF Fiorentina, infatti, celebra il 29 agosto 2026 i suoi cento anni. La data è riferita a quel 1926 quando avvenne la fusione voluta da Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano tra la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas e il Club Sportivo Firenze anche se le origini della Fiorentina sono datate 1898. È questo l’anno della prima società calcistica di Firenze, Florence Football Club composta da un’élite anglo-italiana. La squadra aveva i colori sociali bianco e rosso come lo stemma cittadino di Firenze. Poi una seconda squadra della città fiorentina vide la sua nascita nel 1907, con un gruppo di giovani e l’Itala Football Club, quattro anni dopo il Club Sportivo Firenze figlio della fusione tra il Club Velocipedistico Fiorentino (1870) e il Club Sportivo Ardire (nel 1908 in realtà nasce la sezione calcistica). Nel 1908 venne fondata la Juventus Foot-Ball Club e il Firenze Foot Ball Club, poi una scissione interna e nel 1912, nasce la divisione calcistica della Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas, (fondata nel 1877). 

Fiorentina 1926
(Fiorentina 1926)

Il 2026 anno poco benedetto per la Fiorentina

Tornando al 2026, non è proprio il modo migliore per celebrarlo in un anno maledetto con la scomparsa, lo scorso 16 gennaio, del suo presidente e patron Rocco Commisso, l’italo americano nato a Marina di Gioiosa Unica in terra di Calabria, e in una stagione calcisticamente complessa con la squadra viola invischiata nella drammatica lotta per non retrocedere in serie B dopo ben altre ambizioni a inizio campionato. Stefano Pioli, infatti, si era seduto sulla panchina toscana dopo la conquista di un importante sesto posto in classifica da parte del suo collega Raffaele Palladino e la qualificazione in Conference League. Una competizione che nel triennio precedente il predecessore Vincenzo Italiano aveva disputato con una Fiorentina addirittura finalista. Insomma, se si diceva la scorsa estate ad un fiorentino che avrebbe visto le partite della sua amata con la palpitazione e l’incubo di finire in serie B la risposta guascona e superba sarebbe stata “ma che tu dici, o bischero!”, magari con qualche toscanaccio somigliante a Roberto Benigni. Orgoglio di una nazione, Oscar come miglior attore, nel 1999 per il film (da lui stesso diretto) “La vita è bella”, pellicola che ha ricevuto anche l’Oscar al miglior film straniero. Unico interprete maschile italiano a ricevere il Premio Oscar come migliore attore recitando nel ruolo principale in un film in lingua straniera (preceduto da Anna Magnani nel 1956 e da Sofia Loren nel 1962), Leone d’oro alla carriera nel 2021 alla Mostra del Cinema di Venezia, Roberto Benigni è, of course, tifoso della Fiorentina. Divulgatore della Divina Commedia di Dante Alighieri, del Canto degli Italiani di Mameli, dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana e dei Dieci Comandamenti della Bibbia, il Benigni è di indiscutibile fede viola.

Fiorentina 1968-69
(Fiorentina 1968-1969, formazione scudetto)

La corsa alla salvezza della Fiorentina nell’anno del centenario

Stefano Pioli aveva accettato la proposta di allenare la Fiorentina così entusiasta e convinto del progetto da defilarsi dalla possibile occasione della vita: allenare la Nazionale. Erano i giorni in cui Sir Claudio Ranieri ondeggiava tra un sì e un no, vuoi per l’età, vuoi per la situazione dell’Italia, vuoi per il parallelo rapporto di lavoro come dirigente della Roma, la squadra azzurra era, di fatto, priva di una guida. E più avanzava il rifiuto di Ranieri a ricoprire il ruolo di commissario tecnico con vessillo tricolore e più ci si dirigeva verso Stefano Pioli. Già a Firenze da calciatore e da allenatore, mister Pioli in partenza da Riad dove allenava l’Al-Nassr però ha escluso sin da subito l’ipotesi. C’era la Fiorentina ad attenderlo, il sogno della Champions League, un campionato da protagonista, considerando anche le ultime, fortunate, stagioni nella città degli Uffizi. E, invece, come una nube sempre più nera l’aria di Firenze si è fatta pesante. Il resto del 2026 è storia recente, Paolo Vanoli che si rimbocca le maniche e non senza difficoltà riesce a far entrare nella mentalità, ahiloro, di una squadra che deve lottare per non retrocedere, testa bassa e pedalare, palla in tribuna se serve e vittoria di “corto muso” parafrasando un altro toscano famoso, Massimiliano Allegri, anche se livornese e nel Granducato, si sa, le rivalità tra terre confinanti sono all’ordine del giorno.

Fiorentina Antognoni
(Giancarlo Antognoni)

Giancarlo Antognoni la bandiera della Fiorentina

L’ACF Fiorentina nel suo secolo ha nel cuore su tutti la sua bandiera per antonomasia, il capitano dei capitani Giancarlo Antognoni (campione del mondo Spagna 1982) e vanta tra i suoi grandi calciatori italiani Giuliano Sarti, Giuseppe Chiappella, Francesco Rosetta, Sergio Cervato (campioni d’Italia 1955-1956), Enrico Albertosi, (campione d’Europa 1968), Claudio Merlo, Giancarlo De Sisti e Luciano Chiarugi, (campioni d’Italia 1968-1969). Più di recente Roberto Baggio, Francesco Toldo, Luca Toni, (campione del mondo Germania 2006 e Scarpa d’oro nello stesso anno), Giorgio Chiellini, poi campione d’Europa con la Nazionale nel 2020 in realtà 2021). Tra gli stranieri su tutti da citare Kurt Hamrin e Gabriel Batistuta, i due con più reti all’attivo in casacca viola (rispettivamente 208 e 207). E ancora, l’ungherese Jan Posteiner, primo straniero della Fiorentina, Pedro Petrone (campione del mondo 1930 con il suo Uruguay), il brasiliano Julinho e l’argentino naturalizzato italiano Miguel Montuori, (campioni viola scudetto 1955-1956), lo svedese Kurt Hamrin, autore di 150 gol in Serie A in maglia viola), il brasiliano Amarildo (campione d’Italia 1968-1969), Daniel Passarella (campione del mondo con la sua Argentina nel 1978 e nel 1986), il portoghese Rui Costa.

Due scudetti nella bacheca della Fiorentina

Auguri per il suo primo secolo all’ACF Fiorentina, dunque, che vanta nei suoi cento anni la sua prima Coppa Italia nel 1939-1940, due scudetti, il primo nel 1955-1956, la finale in Coppa dei Campioni l’anno dopo, sconfitta dal Real Madrid. La seconda Coppa Italia nel 1960-1961, stesso anno per la conquista del primo trofeo internazionale, la Coppa delle Coppe, fregiandosi anche il titolo di primo club italiano ad aggiudicarsi una competizione Uefa. Finale di Coppa delle Coppe persa l’anno successivo (1961-1962), terza Coppa Italia e Coppa Mitropa (1965-1966) e secondo Scudetto nel 1968-1969. Quarta Coppa Italia nel 1974-1975 stesso anno della conquista della Coppa di Lega Italo-Inglese. Tra gli anni d’oro da citare la cosiddetta epoca Pontello, la famiglia di costruttori edili che rilevò la proprietà della società viola negli anni Ottanta, anni in cui la Fiorentina sfiorò lo scudetto nel 1981-1982 e la Coppa Uefa 1989-1990, finendo in entrambi i casi per soccombere contro la rivale di sempre, la Juventus. Poi gli anni dei Cecchi Gori, il produttore cinematografico Mario e il figlio Vittorio. Anni con doppia chiave di lettura per la tifoseria fiorentina. Due Coppa Italia (1995-1996 e 2000-2001, oltre alla Supercoppa italiana (1996) ma anche due retrocessioni e il fallimento. Poi la Florentia Viola con Diego e Andrea Della Valle che riparte dalla C/2, il ritorno come Fiorentina e la Serie A, nel calcio che conta e speriamo che le cento candeline vengano spente nella massima divisione…

Marco Milano nato con il sogno di diventare giornalista a Capri nel 1976. Giornalista sportivo, iscritto all’Unione Stampa Sportiva Italiana, socio della Società Italiana di Storia dello Sport. Nel pantheon personale Vladimiro Caminiti (“Il calcio non è solo divismo, è resoconto della vita”) e Nick Hornby (“Anche se tutto va male, c’è sempre un campionato che inizia a settembre”). Si sente felice e realizzato da quando scrive per Sportmemory che “racconta storie di sport”.

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