“Il comandante restò sulla collina” direttamente dalla tragedia di Superga, il grande Zac del Torino dell’ultimo scudetto, la “Biblioteca Granata”, memorie di passione, memorie di testimonianze, memorie di pensieri. Luigi Troiani docente di relazioni internazionali, scrittore, saggista e sceneggiatore è simbolo di emozione vera per quello che si fa, quello in cui si crede. Il suo libro “Il comandante restò sulla collina” (Morrone Editore) è stato definito da Walter Pedullà nelle sue vesti di critico letterario come un “avvincente e convincente romanzo-verità”. Un romanzo verità non è un ossimoro, è l’essenza vera e compiuta, sublimata e definitiva, di come ci si possa far ispirare dalla verità per provare a ricostruire, tra racconti e pensieri e giungere ad una conclusione, forse mai raggiunta prima da nessuno. Un piccolo gioiello di scrittura, vergato da un gran signore come Luigi Troiani, affabile e affidabile, garbato e appassionato, come tutti i veri docenti porta piacevolmente e doverosamente sulle spalle la missione di professore. Il racconto, of course, si intreccia con la tragedia di Superga. Tragedia mai dimenticata, impossibile da cancellare, un pezzo di storia d’Italia, una nazione che esce dalla guerra, una squadra di calcio irraggiungibile e inimitabile, la più grande e mai eguagliata dimostrazione di undici campioni che scendono in campo e non hanno una maglia a strisce e scudetti a gogò. Alzi la mano chi non ha amato se c’era o ama sulla memoria e le letture non essendo nel 1949 ancora in vita, il Grande Torino.
Il Grande Torino, la squadra più grande di tutte
Nessuna squadra come quella, non ci sono calciatori migliori di Valentino Mazzola.
“Il comandante restò sulla collina” racconta del pilota milanese Pierluigi Meroni, beffa atroce, se si digita Meroni e Torino sul web di tragedia ne esce un’altra, non meno drammatica e ingiusta. Il Meroni del libro di Troiani era ai comandi dell’aereo che in una data che segna inevitabilmente un prima e un dopo, il 4 maggio 1949, si schiantò sul colle di Superga. Pierluigi Meroni aveva trentaquattro anni ed era il papà di tre bambini. A bordo di quel velivolo, non è un segreto, viaggiava la squadra di calcio più grande di tutte, il Grande Torino. Trentaquattro gli anni del comandante Meroni, trentuno, ahinoi, il numero delle vittime e nessun sopravvissuto. “Il romanzo intreccia storia collettiva e storia privata – questa la presentazione – e ricostruisce gli istanti che precedettero il disastro aereo”. E a Troiani ed al suo libro Giancarlo Meroni, figlio del capitano Pierluigi ha voluto dedicare una nota raccontando che vi ha “rivissuto le cose mai dimenticate, come il funerale a Torino – scrive Giancarlo – e la sepoltura di mio padre al Monumentale di Milano nella stessa tomba dell’amico e compagno d’armi, e le tante altre che Troiani mi ha aiutato a ritrovare da qualche parte dentro di me, o che lui ha scovato negli archivi e nelle testimonianze raccolte. Gliene sono grato, mi è stato amico”.
Il Comandante Meroni, il professor Troiani, l’attesa e la ricerca della verità
Il Comandante Meroni restò sulla collina, dunque, in attesa della verità. Una verità complessa nella quale con coraggio, passione e dedizione si inoltra il professor Troiani ed il suo libro vincitore del premio nazionale “Il Libro 2023” per raccontare dopo oltre settantacinque anni per la prima volta la storia del pilota e della sciagura. L’occasione di conoscerla e di conoscerlo è l’evento organizzato sull’isola di Capri, dal Torino Club Capri Granata, presieduto da Giampiero Serena, che proprio recentemente ha celebrato i cinquant’anni dalla sua fondazione.
“Scrivere il libro è stato un atto di amicizia verso Giancarlo Meroni – ha spiegato Troiani – con il quale ho condiviso mezzo secolo di esperienze e ideali, e l’adempimento di un dovere verso la mia storia personale. Volevo raccontare il dramma di un bambino che perde in una tragedia il padre, ma sente schiacciante anche la colpa per la morte dei campioni del Grande Torino”. Ma non solo. Il professore ti coinvolge, si illuminano i suoi occhi e racconta che il libro è molto di più, un viaggio “dentro” visto che ha perso anche lui il padre da bambino e improvvisamente, e un viaggio “fuori” alla ricerca di documenti, all’Archivio di Stato, a incontrare persone, a incrociare informazioni e ricostruzioni. Non è un libro, ma uno scrigno di memorie, e come tutti gli scrigni lo apri e trovi quello che avevi depositato con cura, ma anche quello che non ricordavi più o che quando lo avevi messo non lo avevi fatto prestando la dovuta attenzione. Ad essere, invece, attento e coinvolto, e visibilmente emozionato, come solo le persone vere, fatte in carne ed ossa, vive e di sentimento sanno essere era Renato Zaccarelli.
Il grande Zac, elegante e garbato come un lord
Un incontro, la prima volta, uno scambio di battute, il ricordo di quando da allenatore del Torino riuscì a risalire in serie A dopo una partita al cardiopalma, la finale dei play-off 2004/2005. E il grande Zac, capitano di mille battaglie, che da allenatore quasi si sente male mentre passeggia in mezzo al campo per salutare tifosi granata festanti. Sincero, vero, come spesso ormai gli uomini di calcio non sono più. Puro, signorile, un lord, al quale con imbarazzo infantile confessare di ricordarselo nelle figurine Panini, appuntamento imperdibile da bambino, ma archivio mentale di una vita intera, manutenzione della memoria ogni volta che si sfoglia un album della collezione. Magari conservata nella cameretta di quando si viveva con i genitori. E ancora la presentazione de Il comandante restò sulla collina è occasione per un appuntamento con la Storia, quella con la S maiuscola. Durante la serata collegamenti web con Franco Ossola jr., figlio di Franco Ossola giocatore del grande Torino scomparso nella tragedia, con il giornalista di Tuttosport Marco Bonetto e poi con Paolo Cisella della Biblioteca Granata di Torino.
La Biblioteca Granata, un patrimonio Unesco
La Biblioteca Granata di Torino merita un Premio Oscar alla cultura della memoria. È la prima in Italia e al mondo. Un luogo e un’idea da preservare come patrimonio dell’umanità.
La Biblioteca Granata nasce nel 2019 da un’idea di Paolo Cisella, bibliofilo granata e socio di “ToroMio”, come evoluzione del progetto “100 libri per 100 anni” lanciato da Sabrina Gonzatto e Giulio Graglia nel 2006, in occasione del Salone del Libro di Torino per il Centenario del Toro. La Biblioteca Granata Virtuale, consente di leggere le presentazioni di più di quattrocento libri che trattano del Toro, divisi in quattordici categorie. Si possono effettuare le ricerche per titolo, autori (quasi quattrocento) e case editrici (circa centocinquanta). Il 3 dicembre 2022, poi, è stata inaugurata la Biblioteca Granata Cartacea presso la sede di “ToroMio”, l’associazione di tifosi nata con la voglia e l’intenzione di partecipare alla gestione della società “portando la tradizione che solo i tifosi sanno trasferire e consolidare” in via Filadelfia a Torino.
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