Francis Drake. Corsaro di Sua Maestà

Uomo di mare e di fede, corsaro alias pirata, baronetto, protagonista assoluto dell'egemonia britannica sui mari, nella tumultuosa vita di Sir Francis Drake un ricordo a parte spetta al suo viaggio di circumnavigazione della Terra, il secondo della storia.
 Aldo Cocchia
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Possente figura di marinaio e d’avventuriero quella di Francis Drake, una delle figure più caratteristiche della marineria mondiale di ogni tempo, uomo nella cui psiche erano singolarmente fusi coraggio indomito, volontà ferrea, senso del mare fuori del comune ed un misticismo strano, miscuglio di sentimento religioso e superstizione, alimentato soprattutto dal feticismo della potenza britannica. Ambizioso, avido di gloria più che di ricchezza, Drake è principalmente animato dal desiderio, dalla volontà, direi quasi, dalla smania di fare la sua Patria sempre più forte e temuta, sempre più ricca. Sentimento, questo, che troviamo alla base di ogni sua azione, quasi motivo dominante dell’intera sua vita, anche più dello spirito d’avventura che pure in lui doveva raggiungere temi parossistici.

L’imperialismo di Drake

L’amor di patria, inteso come sentimento, quale a noi lo ha trasmesso la retorica ottocentesca, era indubbiamente ignoto agli uomini del XVI secolo, eppure questo corsaro avventuriero ammiraglio lo personifica mirabilmente tanto che, ai nostri occhi, egli rappresenta l’imperialismo inglese più e meglio di tanti che – prima e dopo di lui – hanno contribuito a creare e consolidare l’impero britannico. Lo spirito imperiale è dal Drake sentito d’istinto, è come una molla che lo muove senza posa, sin dai suoi più giovani anni, a combattere la Potenza imperiale d’allora, la Spagna, e a combatterla essenzialmente sui mari e nei possedimenti. L’imperialismo britannico è sul nascere, ma Drake ne è uno dei più fanatici assertori sui campi di battaglia con la spada in pugno, ed è per affermare concretamente questo diritto inglese all’imperialismo che egli effettuerà, negli anni 1577-1580, il memorabile viaggio intorno al mondo del quale parleremo fra un istante. È per affermare questo diritto che egli sarà fra i più tenaci e feroci distruttori dell’Invincibile Armada. È infine sempre per ubbidire all’impulso della stessa volontà di potenza, che egli troverà la morte sulle coste di Panama il 28 gennaio 1596, a cinquantun anni di età.

Uomo di ferro

Uomo ferreo dové essere Sir Francis Drake, ferreo nel fisico e nel morale anche se le effigi che di lui ci restano e che ce lo mostrano grassoccio traccagnotto, col viso tondo allungalo da una barbetta a punta, evocano alla nostra mente un pacifico gentiluomo campagnolo più che un corsaro intrepido ed immaginoso. Uomo ferreo che le prime prove del suo ardore combattivo e della sua attitudine al comando le diede già a soli 22 anni, quando fu nominato capitano della Judith agli ordini di Hawkins, suo lontano parente ed ammiraglio di Elisabetta. Drake era con Hawkins quando questi, nella Manica, assalì una galera spagnola che veleggiava per Cadice carica di prigionieri fatti sui campi di battaglia delle Fiandre sollevando, per ciò, aspre proteste di Filippo II di Spagna. Ed era con Hawkins a San Giovanni d’Ulloa dove gli inglesi, che intendevano pirateggiare le navi colà rifugiate, furono sorpresi e sonoramente battuti dagli spagnoli i quali infierirono poi sui prigionieri così selvaggiamente da fornire, con le loro crudeltà, valido pretesto per un’azione di rivalsa.

Francis Drake
(Sir Francis Drake)

Le prime imprese

Gli anni fra il 1567 ed il 1570 furono in sostanza anni di tirocinio e di collaudo per Francis Drake, ma un tirocinio agli ordini di Hawkins – era quanto di meglio potesse desiderare un giovane intraprendente e coraggioso, un giovane che non aveva bisogno di farsi le ossa, ma soltanto di apprendere una tecnica e di assimilare la spregiudicata disinvoltura d’un negriero nel trattare con gli spagnoli e con i coloni americani. Il tirocinio ed il collaudo furono favorevoli cosicché quando, nel 1570, l’Inghilterra volle organizzare contro la Spagna l’azione di rivalsa per le stragi di San Giovanni d’Ulloa, tale azione venne naturalmente affidata a lui, Francis Drake, capitano di 25 anni. La squadra navale al suo comando consisté soltanto nel Dragon di 70 tonnellate e nello Swan di 30, ma le due caravelle furono sufficienti al corsaro per saccheggiare città e porti della Nuova Castiglia.
Nel 1572 nuova impresa corsaresca sulle coste dell’America centrale: Drake comanda ora il Pacha di 70 tonnellate e lo Swan di 30, con equipaggio complessivo di 23 uomini, una forza quasi risibile nel suo insieme, eppure è con questa risibile forza che il corsaro inglese assalta e distrugge il 22 luglio 1572 la città di Nombre de Dios nell’America centrale e, sbarcato sull’istmo di Darien, attacca la carovana di muli che porta l’oro del Perù. La scorta viene messa in fuga, il tesoro è catturato e portato trionfalmente in patria.
La scena dell’arrivo a Plymouth delle due navi di Drake è caratteristica, degna del pennello o dei versi d’un grande artista. Le piccole navicelle giunsero in porto di domenica all’ora del sermone mentre la popolazione era raccolta in chiesa, ma quando filtrò fra i fedeli la notizia che i corsari erano tornati carichi d’oro la chiesa si vuotò d’incanto; l’ansia di aver notizie, di festeggiare i vittoriosi e fors’anche la speranza di godere qualcosa del bottino prevalsero sulla parola del predicatore.

Nasce il personaggio

Il nome di Francis Drake acquista rinomanza fra i marinai, popolarità nella Nazione ed è chiaro che è su quest’uomo dalla fibra eccezionale, quest’uomo adorato dagli equipaggi nonostante la sua severità inflessibile, che Elisabetta potrà far leva per scalzare il predominio spagnolo sulle lontane Americhe. Finora la sovrana inglese ha sempre giocato a carte coperte ed ha anche ufficialmente deplorato le imprese di Hawkins e di Drake contro navi e città d’una Nazione verso la quale l’Inghilterra mantiene pacifici rapporti. Le gesta dei due marinai vanno classificate come gesta piratesche, ma ora la Regina pensa sia giunto il momento, se non di gettar la maschera, almeno di partecipare direttamente ad una spedizione di vasto respiro per scopo rompere il monopolio spagnolo dei traffici e del commercio d’oltreoceano. Elisabetta finanzia, sia pure in gran segreto, una spedizione di cinque piccole unità navali destinate ad agire in Pacifico col duplice scopo di combattere, di taglieggiare, di predare i traffici marittimi spagnoli e di cercare il passaggio di nord ovest fra Pacifico ed Atlantico.

Golden Hind
(La Golden Hind)

Passaggio a nord ovest

Magellano ha scoperto e percorso non più di cinquant’anni addietro lo stretto che porta il suo nome e che potrebbe definirsi “passaggio di sud ovest”, ma i navigatori dell’epoca sono convinti che un altro valico esista, attraverso il continente americano, in latitudine meglio accessibile, e per più d’un secolo lo cercheranno inutilmente. In quanto agli Spagnoli essi convogliavano sull’istmo di Panama o di Darien tutto il traffico che si svolgeva lungo le coste del Pacifico, e poi trasportavano via terra da un Oceano all’altro le merci della Bolivia, l’oro del Perù, l’argento del Cile. Sia detto per inciso, è proprio contro le carovane che trasportavano tali ricchezze, che agirono fruttuosamente gli Hawkins e i Drake della metà del XVI secolo.

La pirateria

I confini fra pirateria e commercio, in quel secolo d’avventurieri che fu il XVI, erano assai mal definiti e se la stessa Elisabetta esigeva ufficialmente che nessun atto ostile fosse compiuto contro le colonie spagnole, i mercanti britannici non avevano alcuna ragione per rispettare accordi che li avevano tagliati fuori dalle regioni più ricche del mondo. La pirateria inglese, già famosa nel XV secolo, nel XVI raggiunse proporzioni colossali e valore altamente patriottico. Certe forme di pirateria erano poi legali, poiché un capitano ch’era stato pirateggiato da una nave straniera riceveva dal suo Sovrano una speciale lettera che lo autorizzava a rivalersi su qualsiasi altra nave della stessa nazionalità di quella che l’aveva pirateggiato. Dice il Maurois nella sua Storia d’Inghilterra: “Anche le stesse corti straniere riconoscevano queste lettere di marca e trattavano da commercianti, anziché impiccarli, i pirati che le portavano”. Erano state imprese piratesche quelle compiute finora da Hawkins e da Drake, ma non altrimenti che piratesca va definita questa spedizione, che ora s’allestiva in Plymouth, al comando del più audace marinaio, del più abile navigatore dell’epoca: Francis Drake.

La nuova impresa

Abbiamo accennato che Elisabetta non solo ne aveva approvato il disegno, ma aveva anche partecipato personalmente al finanziamento: diviso era invece il campo dei suoi più diretti consiglieri, poiché lord Burghley era decisamente contrario a ogni impresa che potesse provocare la guerra con la Spagna – guerra che egli riteneva non sostenibile da parte di una Inghilterra scarsamente popolata ed appena unificata politicamente. Walshingham e Leicester, invece, mossi forse più da ragioni di politica interna che non da considerazioni internazionali, erano favorevoli, ed anzi Leicester aveva indotto Drake a prendere con sé un tal Thomas Doughty, soldato di ventura del quale egli voleva disfarsi per un certo tempo per tagliar corto a certi pettegolezzi circa un tentativo d’avvelenamento del conte di Essex. Di questo Doughty avremo occasione di parlare ancora, ma è innegabile che alla base della spedizione – che resterà poi famosa nei secoli – è un viluppo intricato e complesso d’interessi, nel quale sono agganciati l’uno sull’altro motivi politici ed elementi imperialistici, rivalità di palazzo e piccole gelosie, volontà di potenza e predominante – febbre dell’oro.

Inizia l’avventura

Francis Drake salpò da Plymouth il 13 dicembre 1577 (ricordiamo che il precedente viaggio di circumnavigazione fu quello di Magellano degli anni 1519- 1522) con cinque piccole navi: Pellican, ribattezzato Golden Hind, nave ammiraglia, di 100 tonnellate, Elizabeth di 50 tonnellate col viceammiraglio Winter, Swan di 30, Marigold di 30, Cristopher di 15; erano in tutto a bordo 164 uomini fra i quali il citato Thomas Doughty con incarico non ben definito, ma forte della protezione e dell’appoggio, oltre che del favorito Leicester, anche di lord Burghley al quale egli, poco prima della partenza, aveva rivelato il segreto della spedizione.
Salpava Drake con gli obiettivi che abbiamo più sopra indicati, fra i quali non era affatto compreso il giro del mondo: se la circumnavigazione venne compiuta, ciò lo si deve ad un insieme di circostanze fortuite, forse all’estro del momento, forse alla decisa e superstiziosa volontà di Drake di non affrontare, anche nel viaggio di ritorno, il terrificante stretto di Magellano che a lui stesso era già costato (nel viaggio di andata) due navi e molte vittime.

Golden Hind
(La Golden Hind)

In navigazione

Partita dall’Inghilterra, la squadretta prolunga le coste del Marocco occidentale e del Capo Verde, traversa l’Atlantico del sud, raggiunge il 6 aprile 1578 le coste del Rio della Piata, ma qui le tempeste dell’inverno australe impediscono alle navi di proseguire, allontanano anzi dall’ammiraglio lo Swan ed il piccolo Cristopher che, perso il contatto, ritornano indietro. Le rimanenti navi sono a lungo sbattute dal maltempo ed ostacolate dalla nebbia nel faticoso andare lungo le coste dell’America meridionale, ed è in questa fase del viaggio, faticosa e forse la più difficile dell’intera navigazione, che si determina e che poi scoppia il conflitto fra Doughty e Francis Drake.

Doughty vs Francis Drake

Doughty, soldato di ventura forte delle protezioni che gode, per un verso vuol sovrapporsi al Drake, per altro verso cerca di sobillare ed ammutinare gli equipaggi contro l’ammiraglio. Francis Drake, d’altra parte, sente non solo la necessità di liberarsi del fastidioso avventuriero che mina la disciplina di bordo, ma prova verso costui una invincibile repulsione, e giunge fino ad attribuirgli un malefico influsso ed a far carico al Doughty delle tempeste e delle nebbie che intralciano il progredire delle tre navi rimaste. Superstizione, nient’altro che superstizione, d’accordo, ma siamo nel XVI secolo e Drake è un marinaio ed allora la superstizione s’inquadra perfettamente nel tempo e nell’ambiente. Pian piano l’ammiraglio finisce con l’essere ossessionato dalla presenza del Doughty a bordo delle sue navi e, mentre s’è rifugiato nella Baia di San Giuliano per svernarvi, imbastisce una corte marziale per giudicare il soldato di ventura incolpato, si badi bene, di tradimento e forse di lesa maestà, in quanto l’imputazione che grava su di lui non è di insubordinazione, ma di aver sparsa fra gli equipaggi la voce che la Sovrana abbia autorizzato il viaggio di Drake soltanto perché subornata dal corsaro mediante regali. Presiede la corte marziale lo stesso Drake e la sentenza è di morte, sentenza fatalmente prevedibile e che ripete i drastici provvedimenti che lo stesso Magellano dové adottare cinquanta anni addietro, proprio in questa Baia di San Giuliano, per mantenere o, meglio, per ristabilire la disciplina a bordo delle lavi della sua squadra. Magellano pugnalò uno dei suoi capitani, un altro ne fece impiccare, due ufficiali sbarcò su costa deserta.

Il misticismo

Drake giustizierà Doughty e prima di procedere alla esecuzione trascorre con il condannato le ultime ore di vita e in sua compagnia si confessa e si comunica. Pollard, nel XII volume della “Political History of England”, scrive che “una scena più grottescamente tragica ed un più grande travestimento giudiziario non fu mai compiuto nella storia navale inglese”, ma è in questa scena grottescamente tragica che noi troviamo tutti gli elementi che occorrono per inquadrare esattamente la psiche di Francis Drake, tenace valoroso combattivo autorevole, ma pervaso da un misticismo religioso e nazionalistico, che dové indurlo a raffigurare sé stesso investito di una missione divina. In Drake la ferma volontà, l’autorevolezza, l’abilità di Magellano si sommano al senso religioso di Cristoforo Colombo, ma in lui troviamo anche il nazionalismo esasperato e il puritanesimo superstizioso messianico, che saranno, poi propri di Cromwell. Un grande capitano, comunque e ne darà luminosa prova fra qualche anno quando non esiterà a penetrare nel porto di Cadice per affondarvi le navi che Filippo II apprestava per portare la guerra nelle acque britanniche.

Dopo Doughty

Se la scena della condanna e del supplizio di Doughty fu, secondo lo storico inglese, “grottescamente tragica”, non meno grottesche, benché non tragiche, furono le scene che seguirono a quella, sempre nelle acque della baia di San Giuliano, intese a rinsaldare la disciplina che i discorsi del soldato ribelle dovevano avere alquanto scossa.
La prima di queste grottesche scene ebbe per protagonisti gli equipaggi che furono riuniti dal Drake l’11 agosto 1578, una domenica, dopo il sermone. Gli uomini s’eran tutti confessati e comunicati ed a loro l’ammiraglio si rivolse per sottolineare la necessità dell’armonia fra i componenti della squadra, e per mettere contemporaneamente in rilievo i pericoli che l’impresa presentava: poi disse che avrebbe volentieri lasciata una delle sue navi a disposizione di coloro che avessero voluto fare ritorno in patria. Nessuno si fece avanti per accettare l’offerta. Cambia allora la scena e Drake si rivolge agli ufficiali. Per prima cosa li destituisce tutti dalle loro funzioni, poi ripete la sua versione della cospirazione di Doughty, accusa alcuni dei presenti d’esser stati complici del traditore, ma aggiunge subito che non li condannerà a morte. Rifà successivamente la storia della spedizione, rileva che la Sovrana stessa l’ha in parte finanziata, illustra l’importanza che avrà per l’Inghilterra un loro successo. A conclusione del suo discorso Drake reintegra tutti gli ufficiali nei gradi che avevano e qui bisogna pensare che l’ascendente e la personalità del capo fossero ben forti se riuscivano a resistere anche a prove sì ardue. Chiunque che non fosse Drake sarebbe stato travolto nel ridicolo. Drake no, Drake mantiene integro il suo prestigio e forse l’accresce, sicché il 20 agosto – prima ancora che sia finito l’inverno australe – può imboccare con le sue tre navi lo Stretto di Magellano.

Oltre lo Stretto

Sedici giorni occorsero per superare lo Stretto e, quando le navi sbucano finalmente in Pacifico, sono poi squassate da una serie di violentissime bufere che affondano il Marigold e spingono al sud il Golden Hind di Drake, separandolo definitivamente dall’Elizabeth, sulla quale è imbarcato il Winter, viceammiraglio della spedizione. Ormai Drake è rimasto solo, ma la sua abilità, la sua tenacia, la sua volontà riescono ad aver la meglio delle tempeste e del maltempo e a permettergli di risalire lentamente a nord lungo le coste del Pacifico: il 5 dicembre entra a Valparaiso, coglie di sorpresa gli spagnoli del Cile e del Perù, ne saccheggia a suo piacimento i porti e le navi, sale ancora più a nord in cerca della flotta che ogni anno porta dall’Eldorado carichi di oro e di argento, e fra Lima e Panama – servendosi della inconscia complicità di un indigeno che gli indica il rifugio della nave capitana spagnola – cattura il galeone Cacafuego che ha a bordo un vero tesoro. Il Golden Hind è ormai carico d’un bottino ingentissimo e pertanto il viaggio si può dire concluso, ma Drake non vuol battere la strada già percorsa. Si spinge ancora più a nord, alla ricerca del famoso passaggio di nord ovest che gli spagnoli credevano di aver individuato fra i grandi laghi e la vallata del San Lorenzo, ma incontra un clima così gelido da essere indotto a tornare indietro e a rifugiarsi nella Drake’s Bay, a nord di S. Francisco. Della zona che egli battezza Nuova Albione, prende addirittura possesso in nome di S. M. Britannica, e sulle popolazioni indigene proclama una specie di protettorato inglese. Il Golden Hind sosta circa un mese sulle coste della California poi, il 26 luglio 1579, salpa per intraprendere la traversata del Pacifico nel tratto in cui l’Oceano si allarga di più. Il 4 novembre approda a Ternate nelle Molucche e qui Drake è splendidamente ricevuto dai nativi, che sono in rivolta contro i portoghesi. Il corsaro britannico pensò anzi che l’Inghilterra poteva farsi delle Molucche una base per il commercio delle spezie e stipulò in tal senso anche un trattato di commercio con i locali.  

La nave incagliata

Proprio in queste acque il corsaro corse il rischio di perdere sé stesso e il favoloso bottino che portava con la nave che incagliò pericolosamente in un banco corallino. Ed ecco svolgersi a bordo un’altra di quelle scene grottesche che son caratteristiche di questa spedizione di Francis Drake. La nave è incagliata, ma l’equipaggio – forse per la sensazione d’essere impotente a salvarla – anziché adoprarsi per liberarla, s’abbandona durante 20 ore ad una serie ininterrotta di preghiere sotto la direzione del cappellano Francis Fletcher. Ma quando, alla fine, il Golden Hind venne fuori dal banco corallino, il corsaro non mancò di prendersi la sua rivincita e, posto il cappellano ai ferri, prima lo scomunica e lo dichiara fuori della Chiesa d’Inghilterra, poi gli applica al collo un cartello con la scritta: “Francis Fletcher, il più falso impostore che esista al mondo”. È questo l’ultimo episodio saliente del viaggio, uno dei tanti che hanno valore solo per mettere sempre meglio in luce l’abito mentale di Francis Drake.

Sir Francis Drake
(Francis Drake. L’investitura)

Sir Francis Drake

Dalle Molucche il Golden Hind raggiunse le Celebes, i cui canali interni peraltro non erano ancora conosciuti, poi si trasferì a Giava dove Drake stabilì pacifici commerci con gli abitanti del posto. Il 15 giugno 1580 il Golden Hind supera il Capo di Buona Speranza, il 22 luglio tocca la Sierra Leone, il 26 settembre entra a Plymouth, dopo aver compiuto il secondo viaggio di circumnavigazione della storia. Il terzo sarà effettuato da Cavendish, anche questo con risultati disastrosi per le colonie spagnole dell’America del sud. Il bottino portato in patria dal Drake fu valutato circa mezzo milione di lire sterline; fruttò agli azionisti della spedizione, dicesi, il 4700 per cento.
L’ambasciatore di Filippo II sollevò aspre proteste presso la Sovrana inglese per le piraterie di Francis Drake, ma Elisabetta proclamò che lei non sapeva niente di tutta la faccenda; però qualche giorno dopo condusse lo Spagnolo a bordo del Golden Hind e, qui giunta, disse severamente a Drake che gli spagnoli lo consideravano un pirata poi, ordinatogli d’inginocchiarsi, gli diede il bacio di rito concludendo “Alzatevi Sir Francis”.

 

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Questa storia è stata pubblicata per la prima volta sul numero di settembre 1952 della rivista della Lega Navale Italiana 
e ripresa nel dicembre 2022 dal Notiziario
del Centro Studi Tradizioni Nautiche 

 

 

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