mercoledì, 27 Ottobre 2021

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
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Carlo Guzzi. Una storia italiana

Carlo Guzzi. Una storia italiana
 
Marco Panella

1889: la Casa Editrice Tréves lo ha pubblicato da appena tre anni, ma Cuore di Edmondo de Amicis è già un successo e lo rimarrà per decenni, con intere generazioni che si rivedranno in Enrico, Garrone, Franti e nelle loro storie risorgimentali di maestri, piccole vedette e tamburini
Carlo Guzzi, nasce a Milano il 4 novembre del 1889 ed è uno di loro; probabile che Cuore sia passato anche tra le sue mani.
Trenta anni dopo, per celebrare la vittoria nella Grande Guerra appena conclusa e a ricordo dei tantissimi che dalle trincee non sono più tornati a casa, il 4 novembre diventa festa nazionale.
Trenta anni in cui anche la vita di Carlo ha cambiato direzione più volte ed proprio nel 1919 che il suo destino inizia a prendere la strada maestra.

Carlo nasce da una famiglia benestante e il suo futuro borghese sembra essere già scritto; la mamma, Elisa Cressini, è figlia di un affermato avvocato genovese, garibaldino e tra gli organizzatori della spedizione dei Mille, mentre il papà, Palamede, è un ingegnere, professionista affermato, e docente al Politecnico oltre che imprenditore che intravedeva il futuro maneggiando tecnica, meccanica ed elettricità che presto avrebbero cambiato il mondo.
Carlo è il terzo di quattro figli; esuberante come spesso capita ai piccoli di casa che devono guadagnarsi l’attenzione, insofferente verso i percorsi prestabiliti, irregolare di pensiero, avrà vicende scolastiche altalenanti e accidentate che non gli impediranno però di avere anima, spirito e passione tali da fargli lasciare un segno importante nel tempo e nella storia.

Con la vita e con la storia, in effetti, Carlo inizia a fare i conti da subito.
L’incerta vocazione scolastica lo porta a cambiare spesso scuola sino al 1904 quando, per volontà del padre, diventa convittore alla Scuola Industriale Alessandro Rossi di Vicenza, ancora oggi un’eccellenza nel panorama scolastico italiano.
Le cose non cambieranno di molto; promosso a fatica il primo anno e rimandato l’anno seguente, è qui che però Carlo muoverà i primi passi verso il suo destino, quello della meccanica.

Nel 1906 il padre muore e anche una famiglia borghese come la sua deve fare i conti con un futuro diverso da quello che aveva immaginato; mamma Elisa vende la casa di Milano e trasferisce tutti a Mandello del Lario, sul lago di Como, in quella che prima era la residenza di vacanza e che ora diventa la loro abitazione.
Carlo ha 17 anni, vuole anche lui la sua parte di responsabilità; lascia gli studi, cerca un lavoro e lo trova alla Singer.
Fa il meccanico Carlo, è quello che sa fare e quello che gli piace, al punto che il tempo libero lo trascorre nell’officina meccanica di Giorgio Ripamonti, detto Feree, di poco più grande di lui, ma che gli sarà Maestro nell’arte e nei segreti dei motori di cui Carlo si appassiona da subito.

Ancora un paio di anni, il tempo di innamorarsi, e nel 1909 Carlo passa ai motori, quelli veri, quelli dell’Isotta Fraschini, al tempo avanguardia meccanica del mito che sarebbe diventata, dove viene assunto e impiegato al reparto prove.
Il futuro procede a grandi passi.
Nel 1909 Carlo sposa Francesca Gatti e dopo appena due anni, nel 1911, nasce Ulisse, il loro unico figlio.
A grandi passi va avanti anche la storia, però.

Nel 1915 l’Italia entra in guerra, Carlo viene richiamato alle armi e lo mandano a fare quello che gli riesce meglio; maresciallo motorista, Regia Marina, Venezia, Forte Sant’Andrea, stazione Idrovolanti.
Per comprendere il clima che Carlo si trova a respirare, è bene ricordare che quello è il tempo dell’aviazione eroica; sono passati appena dodici anni da quando il primo aereo si è alzato in volo di pochi metri, gli aerei erano di legno e tela ed erano pilotati da uomini con calottine in testa, sciarpe, occhialoni e giubboni di pelle imbottiti.
Si volava, ma con quegli aerei, la certezza di tornare indietro aveva sempre il sapore di una sfida.
In quegli anni, chi volava era una persona fuori dal comune ed è tra loro, tra i piloti della 260a Squadriglia Idrovolanti, uomini ancora più straordinari ai quali non bastava alzarsi in cielo da terra, ma che lo facevano dall’acqua, che Carlo incontra Giovanni Ravelli, già pilota di motociclette con successi sportivi alle spalle, e Giorgio Parodi, figlio di un importante armatore ligure, che diventerà un pluridecorato asso dell’aria.

Carlo, Giovanni e Giorgio hanno in comune la passione dei motori e il forte spirito irredentistico che distingue il mondo aviatorio di quegli anni.
Come sempre è nelle passioni che si annidano i sogni e loro ai sogni ci credono e ci pensano, con i sogni parlano, li disegnano e li progettano.
La vita è però beffarda, perché dove non era riuscita la guerra, ci mette mano lei; Giovanni, il pilota di motociclette diventato aviatore, muore in un incidente aereo appena dopo la fine del conflitto.
Carlo e Giorgio rimangono soli, ma il sogno non lo abbandonano.

Siamo nel 1919; con l’aiuto dell’abilità meccanica di Giorgio Ripamonti e di un finanziamento di 2.000 lire concesso da Emanuele Parodi, padre di Giorgio, il primo modello di motocicletta inizia a prendere forma.
È un modello unico, un prototipo che rimarrà tale, innovativo per la meccanica, con una cifra estetica definita nella linea e da quel logo che spicca sul serbatoio, GP, come Guzzi Parodi.
Nel 1920 il prototipo è pronto per essere presentato al padre di Giorgio Parodi che, quando lo vede, non ha dubbi e non si tira indietro: finanzierà lui l’impresa.

Nasce così, il 15 marzo 1921, a Mandello del Lario, la Società Anonima Moto Guzzi e anche se la vita non ha voluto che Giovanni Ravelli fosse con loro, il sodalizio dei tre sognatori che in tempo di guerra immaginavano di costruire una motocicletta per vivere la pace, si riunisce ancora una volta e lo fa sotto il segno dell’Aquila d’oro ad ali spiegate, quella dell’Aviazione Navale, della Squadriglia idrovolanti, che diventa il simbolo dell’azienda a memoria delle loro origini e di Giovanni che è volato via troppo presto, ma che è come se fosse ancora con loro.

È tutto nuovo ed è tutto da fare.
All’impresa partecipa anche Giuseppe, il fratello ingegnere di Carlo, quello “studiato” come si diceva una volta, che darà un contributo fondamentale per il perfezionamento della meccanica e per avviare la produzione delle motociclette, che non è ancora di serie, ma che sin dal primo anno traduce il prototipo in un modello di meccanica semplificata e con alcune soluzioni tecniche meno costose rispetto a quelle del prototipo.

La Normale, questo il nome del primo modello, sarà prodotto in 17 esemplari, porta in strada l’Aquila e il nome Moto Guzzi e si farà conoscere anche nelle competizioni sportive, alle quali partecipa da subito facendone un tratto della sua identità.
L’Aquila, infatti, sarà protagonista di una storia motoristica straordinaria sia su strada che in pista, darà un’impronta allo stile italiano e ne affermerà creatività, design e avanguardia meccanica.

Carlo Guzzi è un innovatore.
Lo stabilimento di Mandello è all’insegna della modernità e il suo mondo operaio diventa presto una comunità umana coesa dove lavoro, rigore produttivo e sperimentazione tecnica raggiungono da subito risultati straordinari, come testimoniano le 1.200 motociclette prodotte nel 1925, appena quattro anni dopo l’apertura.
Valore esponenziale della visione di Carlo è l’abilità ingegneristica di Giuseppe, che non solo inventa e perfeziona con lui soluzioni e modelli, ma con spirito ardito ne diventa il testimonial per eccellenza, come nel caso del rivoluzionario telaio elastico.

È nell’estate del 1928 che Giuseppe compie una vera e propria impresa: in sella al prototipo dal telaio innovativo, in 28 giorni attraversa l’Europa e da Mandello del Lario arriva a Capo Nord conquistando un clamore mediatico che, sulla strada del ritorno, vedeva capannelli di persone assiepate a bordo strada in attesa del suo passaggio.
È da quella esperienza che nasce il concetto delle Gran Turismo, motociclette pensate per viaggiare di cui la Norge 500, modello di serie derivato dal prototipo dell’impresa, è la prima declinazione assoluta.
La Norge, forse perché troppo avanti per il suo tempo, non avrà successo commerciale – ne furono prodotte meno di 80 – ma traccia una linea per il futuro.
Ed è sempre dall’impresa di Giuseppe Guzzi che il raid a Capo Nord diventa poi un grande classico della passione motociclistica su strada.

Ma questo è solo l’inizio, perché è l’intera storia di Moto Guzzi a svolgersi sotto il segno dell’innovazione.
Tra le tante che hanno cambiato significativamente il mondo del motociclismo, la galleria del vento che Carlo e Giuseppe, primi al mondo, realizzano nel 1950 per studiare e perfezionare l’aerodinamica dei modelli e la cosiddetta forcella rovesciata che, sempre nel 1950, verrà introdotta con il modello Falcone, una 500cc che per bellezza, potenza e persino rumore del motore diventerà subito un’icona del motociclismo.

Di primissimo livello è la storia sportiva della casa dell’Aquila, inaugurata con la vittoria della Targa Florio conquistata da Gino Finzi nel 1921 e che fino al ritiro dalle competizioni del 1957 la vedrà aggiudicarsi 11 primati mondiali di velocità, 14 titoli mondiali, 55 campionati esteri, 50 campionati italiani di velocità, 28 titoli italiani e 11 Tourist Trophy, il circuito stradale dell’Isola di Man, competizione tra le più affascinanti al mondo.

Una storia sportiva che molto deve alla passione di Giorgio Parodi, lui stesso pilota con lo pseudonimo di Lattuga, ma indissolubilmente legata a un team di uomini eccezionali, disegnatori, meccanici, collaudatori, piloti, tra i quali non possiamo non ricordarne almeno due, le cui storie personali sono in totale sintonia con quella dell’Aquila: Duilio Agostini e Giulio Cesare Carcano.
Collaudatore e pilota con tanti successi sportivi, Duilio Agostini è un uomo Guzzi a tutto tondo; di famiglia lariana benestante proprietaria di un albergo in zona, sin da bambino in confidenza con il motociclismo per i tanti piloti che frequentano l’albergo, entra in azienda nel 1946, l’anno dopo affianca l’ingegner Carcano come collaudatore, arriva subito dopo alle competizioni, nel 1954 diventa pilota ufficiale Guzzi, nel 1957 apre un’officina e concessionaria Guzzi proprio a Mandello, animerà il Moto Club Carlo Guzzi con il quale per decenni promuoverà raduni e manifestazioni all’insegna dell’Aquila.
Giulio Cesare Carcano, ingegnere progettista, assunto in Guzzi nel 1936 vi rimarrà fino al 1965 firmando modelli di grandissimo successo come il Condor e versioni derivate, ma soprattutto legherà il suo nome alla Otto cilindri, che debutterà nel 1955 alle prove del Gran Premio del Belgio e che sarà protagonista di una stagione di successi sportivi con un motore modernissimo e di straordinaria potenza che le consentiva di raggiungere i 275 km/h.
Eclettico e visionario, Carcano influisce anche in un altro aspetto della vita Guzzi.

Abbiamo detto che Carlo Guzzi, nel coltivare uno spirito da imprenditore illuminato, fa della sua Azienda una comunità di persone e un esempio di questa visione lo abbiamo proprio in ambito sportivo, anche se insospettabilmente distante dal motociclismo: il canottaggio.

L’8 luglio 1929 alla Sagra del Remo sull’Isola Comacina si presenta un equipaggio di canottieri del Dopolavoro Aziendale; è l’inizio di una grande storia che vedrà la Canottieri Moto Guzzi iscriversi alla Regia Federazione Italiana Canottaggio nel 1931 e andare incontro a una storia di successi che ne faranno una delle società remiere più medagliate d’Italia.

Un successo al quale Carcano, che dopo il 1965 si dedica alla sua passione per la nautica e le barche, non fa mancare il suo apporto innovando la posizione remiera del quattro senza – non più remi alternati l’uno all’altro, ma i centrali nello stesso lato opposto a quello del primo e del quarto -, e di cui la Canottieri Moto Guzzi diventerà grande interprete.

Ph. credit: Laurenz Kleinheider

Carlo Guzzi non solo è stato un uomo straordinario, ma ha avuto il fato di incontrarne altri, saperli riconoscere, stringere con loro comunità ideale, sognare con loro gli stessi sogni per farli diventare strada comune, una strada all’insegna dei motori e della loro inconfondibile voce, che solo pochi possono chiamare rumore.
Giorgio Parodi muore nel 1955 e, per la fratellanza che li legava, pensare che Carlo si sia ritrovato solo nel suo mondo è più che una suggestione.
Nei dieci anni a seguire il mondo in effetti cambia a una velocità alla quale anche la Guzzi, che della velocità sapeva tutto, fa fatica a stare dietro.
Nel 1957 c’è il ritiro dalle competizioni, gli anni sessanta vedono l’Azienda subire un crollo verticale che la porterà alla liquidazione nel 1966, ma sarà solo il pit stop di una rifondazione; l’Aquila torna subito protagonista con modelli da strada in linea con lo spirito del tempo e che riscuotono un successo internazionale, come la Guzzi California che si affaccia sul mercato nel 1971 e, in varie versioni, vi rimarrà sino al 2020.

Carlo si ricongiunge alle Aquile nel 1964, nel pieno della crisi aziendale della sua creatura, ma è bello pensare che non abbia mai smesso di credere al suo futuro.

Ed è bello pensare che Carlo, Giorgio, Giovanni e tutti i protagonisti di una straordinaria storia italiana di successo mai interrotta, gli operai, i tecnici, i piloti, tutti loro che Aquile sono stati, tutti insieme al Gheregheghez. Ghez!, il grido degli aviatori che delle aquile ripete la voce, dall’altra parte del cielo salutino ancora oggi le ali spiegate dell’Aquila d’oro di ogni Moto Guzzi che percorre la strada del futuro.

Marco Panella, direttore editoriale di Sportmemory, nato a Roma nel 1963, laureato in Scienze Politiche con indirizzo internazionale, si occupa di comunicazione dal 1989 come imprenditore e consulente di aziende ed enti pubblici. Curatore di mostre e festival culturali, esperto di storia del costume italiano ed heritage communication, coniuga all’attività professionale interessi personali che spaziano dalla geopolitica all’etica dell’innovazione. Ha esordito nella narrativa con il romanzo nero Tutto in una notte, edito a settembre 2019 da Robin Edizioni.

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