Jim Ryun e Marty Liquori. L’epica del Miglio

Le Olimpiadi stregate, il record del mondo, il duello di Philadelphia davanti a ventimila spettatori e due ragazzi americani che correvano il miglio come nessun altro
 Roberto Amorosino
Jim Ryun e Marty Liquori

Jim Ryun e Marty Liquori hanno vinto tanto, avrebbero potuto vincere di più. Due mezzofondisti americani in grado di entusiasmare come nessuno mai. Soprattutto nella corsa più bella, seppur mai olimpica, dell’atletica leggera: i 1.609,344 metri del miglio.

Mexico ‘70

La finale dei 1500 a Mexico 1970 ha un grande favorito ed una ancora più grande incognita. Il talento del Kansas, Jim Ryun, non perde una corsa da tre anni. Ha vinto batteria e semifinale dimostrando di poter gestire avversari ed altura, quest’ultima il vero punto interrogativo con l’aria rarefatta dei 2000 e passa metri dello stadio Olimpico Universitario. Gli avversari sono i keniani, su tutti Kipchoge Keino. Per l’africano è la piena maturità, 28 anni, ma anche l’ultima chance dopo il ritiro nei diecimila e l’argento nei cinquemila a due decimi dal tunisino Gammoudi. 
In sede di presentazione, si intravede il duello tra i due esteso al gioco di squadra. Con Ryun ci sono Tom Von Ruden e Martin Liquori. Con Keino il connazionale Jipcho, siepista che si piazza in testa sin dai primi metri. Si sbriciola il gruppo sotto l’azione dei due keniani, Keino passa a condurre ai settecento, Ryun è attardato, forte del suo rettilineo finale dove si riporta sotto, recuperando tre, quattro, cinque posizioni ma senza sopravanzare Keino, meritato oro.
Malinconico, staccato, chiude ultimo Marty Liquori, il più giovane con i suoi 19 anni, il più frustrato perché dolori ovunque lo tormentano dopo il primo giro di corsa. Si dovrebbe fermare, non lo fa. Sente il boato dalle tribune montare, sente dei cani che gli mordono i polpacci, sente che non ci può fare nulla. Una delusione anche per noi, già amareggiati per Franco Arese fuori dalla finale per un soffio, che avevamo puntato sul ragazzone dal cognome familiare. 

Jim Ryun e Marty Liquori

Jim vs Marty

Va ancora al liceo Marty quando ferma il cronometro sotto i 4’ nel miglio, impresa riuscita per la prima volta proprio all’amico rivale Jim Ryun tre anni prima. Il 3’59”8 di Liquori vale il settimo posto in un miglio folle dove Ryun si prende il record del mondo con 3’51”1. La pista è piena di detriti, non c’è la lepre, Ryun fa corsa di testa dallo start al filo di lana. Esplode la rivalità tra i due mezzofondisti, dobbiamo aspettare Coe vs Ouett vs Cram per trovare qualcosa di così intenso una decina di anni dopo. Fuori dalla pista, la stampa americana è da sempre avida di rivalità che funzionano. Da Ali vs Frazier a Borg vs McEnroe passando per Joe Namath vs chiunque riesca ad intercettare un suo passaggio. Ryun è il ragazzo modesto del Kansas, Liquori è il bullo del New Jersey. In verità, non è così. Sono due talenti diversi, di poche parole, non c’è il bad guy, l’unica vera differenza è tecnica. Ryun ha un finale impressionante, Liquori deve imporre il ritmo alto per i primi tre giri, altrimenti è spacciato.

The Dream Mile

La sfida delle sfide è il 16 maggio 1971. L’evento è pompato il giusto, si chiamerà Dream Mile, una corsa da sogno, ma anche l’omaggio a MLK ed alla sua rincorsa verso l’uguaglianza. Sponsorizza la Southern Christian Leadership Conference nel segno dello sport e della spiritualità.
“Ci sarà Keino, il record mondiale verrà abbattuto”. Sono solo voci che si accavallano, dimostrano l’attesa spasmodica. Sono i due americani a smorzare la pressione: “è l’inizio della stagione, non saremo al meglio”, “non vale come titolo nazionale”. Sono in undici al via, Keino non si fa vedere, ma c’è il meglio del miglio a stelle e strisce. 
Al dream mile del Franklin Field di Philadelphia, non lontano da Villanova, assistono ventimila spettatori, numeri non consueti per l’atletica. C’è pioggerella che va e viene, 13 gradi, freddino. Joe Savage (Manhattan) si piazza davanti nei primi due giri, Liquori – maglia bianca di Villanova – quarto e Ryun – maglia USA – sesto, coperti e vigili. La corsa entra nel vivo con lo strappo di Mike Mossu (West Virginia), i due si accodano senza prendere rischi.
Ai 600 dall’arrivo l’attacco previsto di Liquori, Ryun prevedibilmente ai talloni. È lo scenario ideale per Ryun, una volata di progressione per passare negli ultimi cento, centocinquanta metri. Liquori però tiene, tiene e Ryun resta lì una lunghezza dietro, vicino ma mai vicinissimo. Per Liquori è personal record per 2”6, per Ryun è il miglior riscontro cronometrico dal record mondiale del 1967.  Byron Dyce terzo, Reggie McAfee quarto e primo atleta nero sotto i 4’. Promesse mantenute ampiamente, corsa memorabile, mai tanta adrenalina dalla memorabile sfida Roger Bannister vs John Landy, Vancouver 1954. 

Jim Ryun e Marty Liquori

Nemici mai

La loro rivalità nasce e muore sull’anello di pista. La vita dopo l’atletica conferma. Jim si butta in politica, repubblicano, undici anni alla Camera per rappresentare il Kansas. Marty è un apprezzato jazzista, genere gipsy jazz, con la band acustica “The hot club de Ville” e “The Marty Liquori jazztet”.  I sogni insomma non muoiono all’alba e tanto meno possono essere confinati in una pista d’atletica. E si vedeva lontano un miglio che i due sarebbero andati lontano. 

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, ha collaborato con Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male. "Venti di calcio" è la sua opera prima.

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