Mauro Pratesi. Il collezionismo tra sport e memoria

L'arte del collezionismo. Sport e memoria insieme per un viaggio che ha portato Mauro Pratesi in giro per il mondo. Senza muoversi da casa se non per andare all’ufficio postale
 Roberto Amorosino
Mauro Pratesi Barratt Cards

L’emigrazione italiana del secondo dopoguerra porta un po’ ovunque, l’Inghilterra tra le destinazioni più popolari. Lui da Firenze, lei da Valle, un paesotto di un migliaio di anime all’incrocio delle strade che portano a Rovigno, Trieste e Pola. Ora si chiama qualcos’altro, ma le vie strette e le case costruite in pietra sono sempre quelle del villaggio romano Castrum Vallis. Lui e lei si incontrano nel nobile Surrey e Mauro arriva dopo 16 anni dal loro primo appuntamento. A casa si parla italiano, si mangia italiano, si ascolta italiano. La radio fa spesso le bizze, il segnale va e viene, meglio la sera ma la pazienza non è infinita. Con un’eccezione, il festival di Sanremo. La manopola si sposta con la mano ferma dell’orologiaio fino a quando la voce di Nunzio Filogamo non arriva squillante come si fosse, comodi comodi, nella prima fila del salone delle feste del casinò della città dei fiori. Mauro le sa tutte: Papaveri e papere, Il blu dipinto di blu, Uno per tutte, Chi non lavora non fa l’amore fino a Jesahel dei Delirium che non capisce come mai non sfonda oltre manica. E pensare che quel personaggio strambo di Ken Dodd scala le classifiche con The River, traduzione della nostra Le colline in fiore presentata al festival ’65 da Wilma Goich, altra figlia di terre strappate con i suoi genitori di Zara. 

Thunderbirds

Febbre a novanta

Mauro comprende la lingua, ma risponde in inglese. Dell’Italia ama quello che conosce, ma a scuola e nel playground l’italiano non serve. Cresce vivace ed interessato a tutto. Sono gli anni delle piccole carte (figurine da noi) che si trovano nelle confezioni del tè della Brooke Bond (oggi PG Tips), di Hornimans Tea e Lyons Tea. Dei dolci a forma di sigarette (candy sticks) di Barratt & Bassett. Dieci sigarette, una figurina. C’è Popeye the sailor man (Braccio di ferro), c’è Huckleberry Hound (Braccobaldo), ci sono The Flintstones (gli Antenati) e c’è la prima collezione che riesce a completare: ThunderbirdsÈ proprio Barratt a proporre la prima serie di “calciatori famosi”. Popolarissime anche le figurine abbinate ai ghiaccioli di Walls and Lyons Maid che danno anche la possibilità di raccoglierle in un album. Le gomme americane cavalcano l’onda: Batman, la guerra civile americana. Esplode il fenomeno, si collezionano figurine e, di più, ci si gioca. Contro il muro, a chi le fa cadere una sopra l’altra, a chi le fa rovesciare con lo spostamento d’aria. Fantasia al potere e insegnanti incapaci di arginare una mania che non si limita alla ricreazione o al dopo scuola. Gli “stickers” non possono entrare in classe, restano nelle tasche. 

Barratt

Football is coming home

Il 30 luglio 1966. Non c’è un inglese delle generazioni che hanno attraversato quella data che non sappia dov’era e con chi quel giorno. Mauro Pratesi è davanti alla TV in bianco e nero per la finale della Rimet da Wembley. Due amori definitivamente sbocciano: calcio e figurine. Mauro sciupa tutti i suoi risparmi per collezionare le figurine dei calciatori, quelle della rivista TV21 vanno a ruba, non si arrende se non ad album completato. Il nostro Pizzaballa si chiama Les Allen e gioca nel QPR. Mauro scrive all’editore, la risposta – con la preziosa mancante – arriverà decenni dopo con una lettera di scuse.  
La “hat trick” di sir Geoff Hurst riempie gli stadi di nuovi appassionati. Mauro conosce Highbury con il papà, 2-1 al Fulham. La prima di una serie infinita di presenze a tifare Gunners. L’abbonamento (“season ticket”) è dal 1974 al 2020, la febbre raccontata da Nick Hornby vissuta in prima persona. Jennings, Brady, Stapleton, History man, gli invincibili di Wenger, Thierry Henry. Solo il Covid, il disamore per il calcio moderno e l’anagrafe rendono tutto maledettamente diverso negli ultimi anni. 

Gli anni ‘70 e poi ‘80 cambiano l’atteggiamento, ma non la passione smodata. Archiviato il college e intascato il primo stipendio, Mauro investe nelle confezioni che permettono di avere le intere collezioni, quando possibile. Il resto è una ricerca mirata di dove scambiare, cosa e come. Impegno che sconfina nell’ossessione. L’Arsenal è il primo pensiero. Si conservano le doppie e le triple, i programmi delle partite, qualsiasi memorabilia. Ancora oggi. Charlie Buchan, Boy Bastin, Alex James, Jack Kelsey, Joe Mercer, Franck McLintock, il mitico Charlie George e via via fino a Saka e Martinelli

Lyons Maid

God save the collection

L’Inghilterra è la patria del collezionismo. Pensiamo alla collezione reale, a Carlo I Stuart che nel suo breve e tormentato regno fu capace di raccogliere duemila opere tra dipinti, arazzi e sculture. Londra è la piazza giusta anche per qualcosa di più sobrio, scambiare figurine e album. Ci si incontra alle fiere di Westminster Central Hall e London Bridge Railway Station. Arrivano i raccoglitori di plastica per dividerle, sfogliare e conservare al meglio. E arriva anche la tecnologia a cavallo dei due millenni. Si scambia su piattaforme come Paninimania, Swapstick, la stessa Ebay. Qui conosco Mauro Pratesi, mentre anch’io aiuto i miei figli a comunicare con collezionisti di mezzo mondo. Mauro riesce a completare collezioni del passato, Star Trek e Babylon 5, la casa diventa un museo vietato al pubblico. Si deve liberare a malincuore, per amor di pace e famiglia, delle doppie, triple e quadruple. Ferite mai rimarginate. 

Oggi, a.d. 2025, Mauro rifiuta l’etichetta “di grande collezionista”

Del fumetto Beano ha tutte le copie dal 1964 ad oggi, qualcosa come 3.172 secondo i suoi calcoli. E migliaia sono i pupazzetti di Soccerstarz, Prostars, Microstars. Sono quei giocatori di cinque, al massimo sette centimetri con la testa grossa, per lui come le ciliegie. Una tira l’altra, appena ne esce una nuova deve prenderla. L’ultima di Mikel Arteta fa bella mostra vicino al suo computer. Tutti i programmi, casa e fuori, delle partite dell’Arsenal, di Harry Potter, delle mini figurine Lego, dei Supereroi e dei gadget più diversi che interessano lo sport britannico ed americano, i giochi da tavolo da sei anni in su. Monete e francobolli? Ma certo, Mauro Pratesi colleziona anche quelle. Come non potrebbe. 

La nostalgia

Quando lavorava nella zona del West End c’era l’edicola con le riviste italiane, per Mauro Pratesi ne esistevano due soltanto: Guerin Sportivo e TV Sorrisi e Canzoni, quest’ultimo soprattutto nella settimana che precedeva Sanremo con i testi di tutte le canzoni partecipanti. L’edicola c’è ancora, ma West End è più lontano e soprattutto l’edicolante non proviene ne’ sa nulla dell’Italia. Ora Sanremo lo segue in streaming e c’è una radio privata italiana che si chiama Radio Sanremo e passa H24 i successi del festival. Pensa ai suoi genitori, alla mamma che non buttava mai nulla, ed alla vecchia radio a manopola, mentre aspetta la nuova collezione dei calciatori della nostra Serie A e della Ligue 1.
Ricordo ed attese. Giusto così. 

 

Roberto Amorosino romano di nascita, vive a Washington DC. Ha lavorato presso organismi internazionali nell'area risorse umane. Giornalista freelance, ha collaborato con Il Corriere dello Sport, varie federazioni sportive nazionali e pubblicazioni on line e non. Costantemente alla ricerca di storie di Italia ed italiani, soprattutto se conosciuti poco e male. "Venti di calcio" è la sua opera prima.

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