Guido Martella. L’ Artista pugile

Da una targa stradale di Teramo riaffiora la storia di Guido Martella: campione mondiale universitario di pugilato, pittore, scultore e architetto. Tra guantoni e pennelli, il ritratto di un uomo che seppe unire la forza del ring alla sensibilità dell’arte, lasciando un segno nella vita culturale della città.
 Stefano Trippetta
Guido Martella

Quando si parla di boxe si pensa sempre ad atleti dal fisico possente, star dello sport, in palestra tutti i giorni a menar le mani su ring fatiscenti. Poi ci sono altri tipi di palestre ricavate nei sottoscala oppure in vecchi garage in disuso. Di scene cinematografiche inerenti vecchi campioni dello sport nobile per eccellenza, ne abbiamo veduti tanti e tutti legati a nomi storici di un tempo assai lontano e mai dimenticati. Immagini che sono retaggio di un passato sempre meno vero.
Qualche giorno fa mi è capitato di attraversare una via come tante nella città che ora mi ospita e che mi lega sentimentalmente per questioni strettamente familiari: Teramo, la città natia di mio padre. Ebbene camminando per questa via, mi sono soffermato sul nome che mi guardava dalla targa. Poteva essere un nome come tanti, ma io  di Guido Martella avevo letto anche  su una cartolina storica della città.  È stato così che da una semplice targa toponomastica è nata  la voglia di sapere chi fosse stato in vita quel nome che mi rincorreva.

La sorpresa di una ricerca

La ricerca mi ha portato davanti a Guido Martella, nato a Teramo il 13 maggio 1913 – scomparso a Roseto degli Abruzzi il 1986, campione mondiale universitario di pugilato. Un pugile, quindi. Poteva finire così, ma è andata diversamente. Il bello però è stato anche scoprire che Guido Martella non è stato solo un campione pugilistico, ma ha avuto una vita legata alla pittura e alla scultura, svelando un talento di fama internazionale. Da ragazzo Martella, oltre al ring, frequentava lo studio del maestro Luigi Cavacchioli, artista poliedrico apprendendo l’arte che lo ha reso ancora più famoso. Normale per un ragazzo che frequentava il liceo artistico, leggermente inusuale per chi sarebbe salito sul ring.  Di tanto in tanto, preso dalla passione per l’arte, Guido Martella partecipava a mostre regionali e nazionali con ottimi risultati e negli anni a venire studiò alla facoltà di Architettura di Roma. Riuscì, malgrado tutto a tenere alta la passione per il pugilato a livello agonistico tanto da partecipare alle Universiadi di Budapest nel 1935 e ai Campionati Universitari di Vienna nel 1939. Proprio nel 1939 ottenne il titolo mondiale nei pesi Gallo. Nonostante questo prestigioso riconoscimento sportivo Martella seppe unire l’agonismo atletico con la sensibilità per le belle arti.

Dal liceo al ring

La carriera pugilistica di Guido Martella inzia sui banchi del liceo, quasi per caso: a farlo notare è una «scazzottata» tra ragazzi. Poco tempo dopo viene presentato a Roma al responsabile dello sport dei G.U.F., i Gruppi Universitari Fascisti. Iniziano allenamenti duri e regolari e tra il 1934 e il 1935 Martella sale sul ring molte volte, vincendo quasi sempre. Merito del suo talento, ma anche della guida attenta dell’allenatore Passamonti.

La chiamata di Varese

L’occasione per misurarsi a livello internazionale arriva in modo curioso. Un giorno d’estate, prima di partire per Roma, Guido sfoglia il giornale e si ferma su un articolo sportivo: racconta che la squadra di pugilato universitaria, di cui anche lui fa parte, ha appena cominciato la preparazione a Varese, dove sono stati riuniti gli atleti. Appena arrivato nella capitale, Martella si presenta alla segreteria sportiva del G.U.F. per chiedere di entrare in squadra. La risposta è così rapida e così positiva che non gli lasciano nemmeno il tempo di tornare a Teramo a prendere qualche effetto personale: parte subito per Varese e comincia ad allenarsi. I primi giorni con i compagni non sono semplicissimi. Guido ha una passione irresistibile per il disegno e la usa per prenderli in giro, riempiendo di caricature ogni angolo di carta bianca che gli capita sottomano. Non tutti apprezzano.

La corona di quercia

Il ricordo più caro della sua carriera resta la premiazione finale, con il titolo di campione finalmente tra le mani. Martella amava raccontarla con orgoglio: “Ero sul ring, e mentre la radio annunciava il nome e la nazionalità del campione, cioè il mio, il presidente della Federazione tedesca mi posava sul capo una corona di quercia. Proprio in quell’istante risuonarono le note della Marcia Reale, seguite da quelle di Giovinezza. Tutti i presenti mi acclamavano con il saluto romano. Fu un’immagine che non ho mai dimenticato. In quel momento capii, con un’emozione fortissima, quanto sia bello vincere nel nome della propria patria su una terra straniera”.
Calato il sipario sul ring, Guido Martella riprese con serietà gli studi, fu il primo teramano a laurearsi in Architettura e fu   protagonista assoluto di numerose mostre. La più rilevante quella della Quadriennale di Roma. Partecipò alla redazione del Piano Regolatore Generale di Teramo nel 1958, ed è stato docente di storia dell’arte e preside del Liceo Scientifico di Teramo. Tra i suoi progetti architettonici più noti figura il disegno del palazzo del caffè Monblanc situato nel pieno centro della città.

Non solo un nome su una targa, quindi, ma la storia di un uomo che ha saputo farsi sintesi di sport e di cultura. Soprattutto, capace di farlo con la passione di una vita intera.

 

Stefano Trippetta 66 anni, romano. Scrittore non per vocazione ma solo per passione rivolta alla città che fortunatamente mi ha voluto, scelto e cresciuto. Attraverso il filtro di una buona memoria sono riuscito a dividere questa grande madre: da una parte la Roma del cuore, la Lupa, tatuata con orgoglio; dall'altra quella razionale legata a ogni tipo di cambiamento, atteggiamento, costume.

ARTICOLI CORRELATI

[nl4wp_form id=”3113″]