Batiscafo Trieste. L’avventura degli abissi

Un documentario racconta la grande storia del batiscafo Trieste. Una storia di uomini intraprendenti, visionari, coraggiosi e operosi. Una storia con il mare dentro e del batiscafo che se ne guadagna il rispetto sfidandolo per primo nel suo abisso più profondo.
 Marco Panella
Batiscafo Trieste

Occupata, divisa, irredenta oltre tempo, densa di storia, emozioni e significati, Trieste non è mai stata solo una città e meno che mai lo è stata negli anni delle “zone” e del destino incerto. Eppure, è proprio in quei primi anni cinquanta che Trieste dà nome e coraggio a una grande avventura, quella che prima di portare l’uomo nello Spazio lo porta nel punto più profondo e scuro dell’Oceano, quello dove il concetto di abisso trova la sua definizione assoluta.
È un’avventura straordinaria quella del batiscafo Trieste, così come straordinari sono gli uomini che se ne fecero protagonisti. Figli di Trieste, come il visionario Diego de Henrinquez, asburgico di nascita e italiano per destino, uomo sfuggevole a ogni definizione, capace di vedere nella scienza condivisa l’antidoto alla guerra e di costruire la pace collezionando materiale bellico da cui prenderà vita il Civico Museo della Guerra per la Pace. È lui a convincere Auguste Piccard che Trieste, anzi l’allora Territorio Libero di Trieste, fosse il crogiuolo giusto per dare forma ai suoi studi sulla costruzione di un sottomarino per le grandi profondità, ed è sempre lui a convincere l’amministrazione comunale a contribuire fortemente all’operazione in vista del beneficio che il “brand” Trieste ne avrebbe avuto nel mondo. Figli che Trieste ha adottato, come appunto gli svizzeri Auguste e suo figlio Jacques, i progettisti del batiscafo. Fuori dall’ordinario Auguste! Fisico, aeronauta, primo a raggiungere la stratosfera con pallone aerostatico e cabina stagna di sua invenzione, Auguste ha un phisique du rôle quasi gemellare con “Doc” Brown, lo scienziato che Zemeckis fa viaggiare nel tempo in “Ritorno al futuro”. La differenza è che Auguste Piccard il futuro lo ha visto veramente.

Auguste Piccard

Quella del batiscafo Trieste è una storia di uomini visionari, intraprendenti e operosi

Tutti lo sono stati, nessuno escluso, da Auguste sino all’ultimo operaio di cantiere, capaci di irrompere nell’Italia che si rimetteva in moto dopo la tragedia della guerra. Scafo galleggiante costruito dai Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Trieste-Monfalcone, sfera pressurizzata forgiata in quel monumento mondiale della metallurgia che sono le Acciaierie di Terni e assemblaggio perfezionato nell’allora cantiere Navalmeccanica di Castellammare di Stabia, il Trieste viene messo in acqua il primo agosto del 1953, il 16 agosto si immerge al largo di Capri e il 30 settembre è al largo di Ponza dove – con issate fino a un attimo primo dell’immersione le bandiere italiana e svizzera – va a toccare i 3.150 metri della Fossa Tirrenica. Per dare idea, al tempo un sottomarino si immergeva in stress test non oltre i 300 metri, con una profondità di crociera che si attestava tra gli 80 e i 100 metri. Il successo clamoroso non sfugge alla US Navy che inizia ad osservare da vicino e, nel 1958, lo acquisisce.

batiscafo Trieste

L’abisso

La grande avventura si compie la mattina del 23 gennaio 1960 con il Trieste che, dopo una discesa di quasi cinque ore, porta Jacques Piccard e il tenente della Us Navy Donald Walsh a toccare i 10.916 metri dell’Abisso Challenger, Fossa delle Marianne, Pacifico nord-occidentale caro a Corto Maltese. Nel punto più profondo del globo i due uomini rimangono per circa venti minuti con il Trieste che li protegge da una pressione che si aggira intorno alle 1.100 atmosfere – praticamente l’equivalente del peso di un’utilitaria per ogni centimetro quadrato di superficie-. L’impresa spalanca le porte di una conoscenza inaspettata, semina la consapevolezza di una vita oceanica la cui sintonia con la nostra ci era sfuggita, cambia per sempre l’oceanografia e il nostro modo di guardare al mare.

Donald Walsh e Jacques Piccard

Una grande avventura molto ben raccontata dal documentario “Operazione Batiscafo Trieste

Scritto e diretto da Massimiliano Finazzer Flory, prodotto da Movie&Theater in collaborazione con Rai Cinema e Armundia, il documentario si inquadra nell’ambito del progetto che ha visto la città di Trieste onorare l’impegno preso al tempo della vendita del batiscafo alla US Navy: riportarlo a casa. Casa che non poteva che essere la città, ovviamente, ma che altrettanto ovviamente non poteva che essere – dopo una prima tappa espositiva in piazza Unità d’Italia – il Civico Museo della Guerra per la Pace Diego de Henriquez.

Operazione Batiscafo Trieste
Con l’originale del batiscafo esposto presso il National Maritime Museum of the US Navy di Washington, a Trieste non rimaneva che lanciare una nuova sfida: ricostruire il batiscafo in copia e nelle dimensioni originali. Sfida accolta e vinta grazie alla M23, azienda specializzata nella costruzione di mini sottomarini avanzati e camere iperbariche, che ha fedelmente riprodotto il batiscafo in scala 1:1.

Il documentario  – proiettato in anteprima alla Camera dei Deputati con il saluto e gli auspici del Vice Presidente della Camera Giorgio Mulè e con l’intervento del Presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone – si appresta a fare tappa anche a New York e Washington, diventando così un vero e proprio presidio di identità italiana che, nell’espressione della sua capacità cantieristica, tecnologica e culturale, valorizza la sua storia e traguarda il futuro.

 

 

…………..

Se vuoi leggere il nuovo romanzo di Marco Panella clicca qui per acquistarlo

 

 

Marco Panella, (Roma 1963) direttore editoriale di Sportmemory, giornalista, scrittore. Ha pubblicato i romanzi "Io sono Elettra" (RAI Libri 2024) e "Tutto in una notte" (Robin 2019), la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021), i saggi "Il pranzo della domenica. Una storia italiana" (Artix 2025)"Pranzo di famiglia. 1950-1980" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016), "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015).

ARTICOLI CORRELATI