Nicola Pietrangeli. Il principe del tennis

Per ricordare un campione non bastano i numeri delle sue vittorie. Questa fotografia del 1956 mostra Orlando Sirola consolare Nicola Pietrangeli dopo la sconfitta ai Campionati Italiani assoluti. Una sconfitta, quando aveva davanti ancora tutta una vita e tante vittorie. Nicola Pietrangeli ci piace ricordarlo così, da qualche altra parte, con tutta una vita da vivere e tante partite ancora da vincere
 Marco Panella
Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola

Nicola Pietrangeli ha cambiato campo. 92 anni spesi bene, intensamente, nel rispetto di sé stesso, del suo talento, del suo carattere, della sua sensibilità e della sua intelligenza. 92 anni nel segno del tennis di cui è stato campione senza divismo, ma con signorilità ed eleganza assolute. Tratti che lo hanno accompagnato da giocatore, da allenatore, da commentatore e da spettatore, anche quando tanto amore e troppa passione gli hanno concesso il lusso di parlare con disinvoltura oltre gli schemi costituiti, non badando a quello che altri avrebbero voluto sentir dire, ma solo a quello che lui, sempre con rigorosa onestà intellettuale, pensava essere coerente con sé stesso dire. Nato a Tunisi da madre di famiglia franco-russa fuggita dalla Rivoluzione d’ottobre e padre italiano, ma anche lui nato a Tunisi, la vita di Nicola è da subito una scommessa con il futuro. Adolescenza, guerra, bombardamenti, campo d’internamento, espulsione in Italia e una lingua da imparare in fretta sono una lunga parentesi che avrebbe potuto indirizzare la vita di Nicola ovunque. Invece no, il ragazzo cresce bene, il Circolo Tennis Parioli diventa una seconda casa e, fatta salva la passione giovanile per il calcio che per un certo periodo lo vedrà allenarsi con i ragazzi della Lazio al vicino stadio della Rondinella, il tennis diventa la sua strada maestra. Fortuna sua e anche nostra. Da subito Nicola si mette in mostra con risultati e bel gioco e in tanti da subito capiscono che quel ragazzo non è solo una promessa, ma una certezza.

I numeri della carriera di Nicola Pietrangeli sono impressionanti

67 titoli complessivi, di cui 44 nel singolare, due volte campione al Roland Garros dove per altre due volte arriva in semifinale, sette volte agli internazionali d’Italia, tre volte a Montecarlo, primo italiano ad arrivare in semifinale a Wimbledon nel 1960, primo italiano a vincere uno Slam, primo italiano a entrare nella top ten del tennis mondiale quando a dare i giudizi erano giornalisti sportivi e non gli algoritmi. Titoli e numeri che si completano con quelli della Coppa Davis, di cui è stato protagonista azzurro dal 1953 al 1972 con 164 incontri e 120 vinti e che poi è andato a vincere da capitano non giocatore nell’edizione del 1976.
La Coppa Davis cilena, già, quella delle “magliette rosse” che poi tanto rosse non erano e che tanti avrebbero voluto disertare per protesta contro il governo Pinochet.
Lasciateci giocare a tennis. Ce lo meritiamo questo privilegio. La politica la facciano i politici. Se non andiamo in Cile non si sarebbe nemmeno dovuto andare in Unione Sovietica, in Cecoslovacchia, in Brasile e in Argentina”, così disse Pietrangeli, facendo la sua parte per comporre una situazione che stava sfuggendo di mano. Parole al tempo non allineate, parole di un uomo libero che sarebbero utili allo sport di oggi, troppo spesso capace di vedere nella maglia di un atleta solo la bandiera di un nemico.

Orlando Sirola e Nicola Pietrangeli
(1956. Orlando Sirola e Nicola Pietrangeli)

Una vita personale movimentata

Allure da playboy, una moglie e altre tre donne importanti tra cui l’amore che non avrebbe mai voluto veder finire e che forse in cuor suo non è mai finito – quello con Licia Colò -. Una vita che non gli ha risparmiato nulla, neanche il grande dolore per la morte del figlio Giorgio, pochi mesi fa, un dolore che lo aveva rinchiuso nel considerare inutile la sua di vita, proprio lui che di vita aveva avuto sempre esuberanza.

Non è facile trovare la chiave di lettura per un uomo come Nicola Pietrangeli

Le immagini si rincorrono e numeri dello sportivo si rincorrono l’uno con l’altro. Dell’immensità di fatti e aneddoti che lo riguardano, a me piace ricordarlo con una fotografia che arriva dai campionati italiani assoluti del 1956.
Una fotografia che dice molto di più di quello che può sembrare.
Nella foto Nicola, italiano di Tunisi, è con Orlando Sirola, italiano di Fiume, 23 anni il primo, 28 il secondo. Sirola ha solo cinque anni più di lui, ma in quella foto sembra suo padre.
Questa foto è la storia di un sodalizio sportivo – a lungo invincibili nel doppio i due – che li porterà a una vita in comune per circa dieci anni, ma soprattutto di un’amicizia profonda, quella di cui questa foto è una sintesi perfetta. Orlando cinge le spalle di Nicola mentre cammina, quasi lo sostiene, gli parla come se gli stesse spiegando qualcosa, probabilmente le ragioni di una sconfitta che brucia.
Nicola ha gli occhi lucidi, immagino abbia pianto come solo gli uomini con le palle sanno fare.
Era il favorito, ci credeva lui e ci credevano tutti quelli che si aspettavano la sua vittoria. Beppe Merlo invece rovescia i pronostici, lo batte e si prende il titolo italiano nel singolare. Negli stessi campionati italiani assoluti del ’56 Pietrangeli e Sirola vincono il doppio, uno dei tanti doppi che vinceranno insieme.

Altro campo, altra partita

Ho scelto questa foto perché ferma il tempo su Nicola Pietrangeli nel pieno della sua vita agonistica e, al tempo stesso, lo mostra nella sua versione più intima, quella della delusione di un ragazzo che voleva vincere la sua partita, ma che aveva ancora tutta la vita per vincerne altre.
Sono sicuro che Orlando Sirola, andato avanti nel 1995, abbia pazientemente atteso Nicola e che adesso, dall’altra parte, dopo essersi raccontati tutto quello che è successo nel frattempo, stiano già palleggiando insieme per far capire a tutti che la coppia da battere sono di nuovo loro.

 

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Marco Panella, (Roma 1963) direttore editoriale di Sportmemory, giornalista, scrittore. Ha pubblicato i romanzi "Io sono Elettra" (RAI Libri 2024) e "Tutto in una notte" (Robin 2019), la raccolta di racconti "Di sport e di storie" (Sportmemory Edizioni 2021), i saggi "Il pranzo della domenica. Una storia italiana" (Artix 2025)"Pranzo di famiglia. 1950-1980" (Artix 2016), "Fantascienza. 1950-1970 L'iconografia degli anni d'oro" (Artix 2016), "Il Cibo Immaginario. Pubblicità e immagini dell'Italia a tavola"(Artix 2015).

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