World Humanoid Robot Games. Molto più che semplici giochi

Ad agosto 2025 i World Humanoid Robot Games sono stati il banco di prova ideale per i nuovi arrivati: robot bipedi antropomorfi che promettono di cambiare il futuro. Robo-atleti perfetti? Non ancora, ma presto saranno molto di più.
 Giulia Colasante
World Humanoid Robot Games

L’aria all’interno dello stadio di calcio è tesa come al solito. Grida, braccia che si agitano, sospiri poco prima che si entri in area di rigore… tutto è nella norma, se non fosse che il goal decisivo lo ha segnato un tipetto alto un metro e venti fatto di carbonio. Nel padiglione accanto, durante la finale dei 100 metri ostacoli, l’ultimo rampollo di casa Gaoyi Technology vince l’oro tagliando il traguardo dopo 33.71 secondi. Questi sono i World Humanoid Robot Games 2025.
Tenutisi a Pechino ad agosto scorso, i WHRG sono stati il primo evento mondiale a ospitare una competizione dedicata unicamente ad atleti non-umani provenienti da 16 Paesi e divisi in 280 squadre.

World Humanoid Robot Games 2025

Non si è trattato solo di competizione

Le 26 discipline previste si sono divise in: gare competitive sportive; gare di performance ed arte, come danza e arti marziali; gare incentrate sulle possibili applicazioni pratiche, come sfide di abilità all’interno di ambienti simulati quotidiani. E mentre alcuni degli atleti fanno faville sul campo da gioco, altri appaiono confusi mentre sembrano cercare nervosamente i propri allenatori/creatori. E quando, dopo metri e metri passati a inciampare sui propri piedi, finalmente cadono a terra, è una questione di secondi prima che un’onda di risa si sollevi dagli spalti. Nessuno, nell’osservare i giochi, sembra particolarmente turbato dall’improvviso change of pace: se nel 2008 alcuni di quegli stessi stadi erano diventati teatro per le ventinovesime olimpiadi moderne-umane, oggi gli atleti che occupano le corsie sono di natura (e di spirito) completamente diversi.

Una questione mondiale

Nonostante siano presenti diverse delegazioni straniere, i World Humanoid Robot Games appaiono principalmente come una colossale opportunità di marketing per l’industria robotica cinese. È il caso del torneo di kickboxing, sfruttato principalmente per studiare l’algoritmo di stabilità interni alle macchine, ovvero la loro capacità di contrastare improvvisi impatti che potrebbero causare cadute più o meno fatali. I colpi stessi sono stati intesi come una dimostrazione sia di forza corporea sia di calcolo.
I robo-atleti, infatti, oltre a tenere conto del trasferimento di energia contro l’avversario, hanno dovuto tenere conto anche della necessità di minimizzare la propria oscillazione e lo sbilanciamento che, in quel caso, avrebbe dimostrato anche l’effettiva capacità di recuperare la propria posizione senza che l’avversario ne approfitti. Ma anche se vedere un pugile alto un metro e venti finire al tappeto durante un match fa parte del divertimento offerto all’interno del costo del biglietto, basta fare una breve chiacchierata con alcuni dei veri protagonisti dei Giochi per capire quanto, soprattutto fuori, la concorrenza nel settore sia estremamente agguerrita.
Uno degli atleti in gara non riesce a performare all’interno di nessuna delle categorie presenti?
Non è solo una carriera robotica ad andare in fumo ma anche i billions of dollars investiti all’interno di startup spinte anche dall’obiettivo di rendere la Cina il leader mondiale nel settore tecnologico.

World Humanoid Robot Games 2025

Due gambe e due braccia

Ecco che i Word Games si trasformano in un attimo in un gigantesco laboratorio a cielo aperto: tutto è dedicato allo studio e al miglioramento delle performance degli atleti che, a seconda della disciplina prescelta, si trovano così a poter testare tecnologie e aspetti sempre differenti. Diversi si sono espressi contro la scelta di far gareggiare solo robot antropomorfi. Perché la nuova frontiera tecnologica dovrebbe cercare di essere il più simile possibile agli umani?
Il motivo principale è che il corpo umanoide rappresenta la più grande sfida ingegneristica relativa alla costruzione dei corpi robotici, presentando problemi intrinsechi, come la questione dell’equilibrio e l’adattabilità ambientale. Il primo è legato direttamente alla difficoltà tecnica di replicare in maniera fedele l’andatura bipede che richiede, a livello concreto, una grande dose di equilibrio ma anche un’applicazione tecnica, sotto forma di algoritmo, in grado di gestire più problematiche (tecniche o meno) contemporaneamente.
L’adattabilità ambientale, invece, risiede nella capacità da parte della macchina di sapersi muovere in un mondo a misura d’uomo, dove gli ambienti (e le competizioni sportive) sono create dagli umani per gli umani. Inserire un robo-atleta umanoide all’interno di un enorme laboratorio a cielo aperto, come i World Games, significa vederlo utilizzare strumenti e interagire in ambienti controllati ma “estremi” per la macchina senza riprogettare da zero l’intero ambiente di lavoro.

Terracotta Warriors

Terracotta Warriors

È il caso dei Terracotta Warriors, nove robot vestiti come guerrieri tradizionali cinesi, che si sono distinti grazie alla loro coreografia ispirata alla formazione degli omonimi Guerrieri di Terracotta costruiti durante la dinastina Qin e che è valsa la prima medaglia d’oro nella competizione di Danza di Gruppo dei giochi.
La Beijing Dance Academy e lo sviluppatore dei robot Optics Valley Donghzi hanno lavorato insieme per tre mesi prima della presentazione del corpo di ballo. Gao Qian, vicecapo dell’ufficio affari accademici della Dance Academy, ha raccontato delle difficoltà iniziali legate alle impostazioni dei robot che non gli consentivano di raggiungere gli standard di fluidità richiesti. Il problema è stato risolto grazie all’intervento di un ballerino umano dell’Accademia che ha mostrato i passi ai suoi colleghi robotici grazie ad una tuta per la motion capture da cui poi è potuto nascere il programma per la coreografia.
In fondo l’uomo nella macchina continua a lasciare il suo segno.
Medaglia d’oro o meno.

 

Giulia Colasante si affaccia al mondo nell'ultimo anno del secolo scorso, in tempo per sentirne raccontare in diretta, abbastanza per rimanerne incuriosita. Giornalista pubblicista, laureata in Filosofia e in Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione, continua a studiare il futuro che attende lei, ma anche un po' tutti gli altri.

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