Italia – Ungheria. Dalla disfatta del ’24 al riscatto del ’38

Azzurri Budapest 1924

Quattordici anni. Una storia che inizia nel 1924 quando i danubiani sono maestri veri e noi ci stiamo inventando. Una storia che inizia male: il 6 aprile del ’24 a Budapest perdiamo 7 a 1. Non accadrà mai più. Una storia che finisce bene: a Parigi, il 19 giugno del ’38, quando battiamo l’Ungheria e ci portiamo a casa il secondo Mondiale. È l’Italia di Vittorio Pozzo, l’allenatore più vincente e più dimenticato della nostra Nazionale

Premio Invictus. A Davide De Zan la quarta edizione

Premio Invictus

Alla sua quarta edizione, il Premio letterario sportivo Invictus premia la narrazione sportiva con le emozioni e le storie di atleti e campioni che dal campo, dalla pista o dalla piscina diventano esempio per tutti. Una letteratura che si afferma sempre di più nelle preferenze del grande pubblico e che a Cisterna di Latina ha trovato casa

Vittorio Pozzo. Il giorno del primo Mondiale

Vittorio pozzo

Vittorio Pozzo è un uomo perbene. Ufficiale degli alpini nella Grande Guerra, uno degli inventori del calcio pensato e giocato, il 10 giugno 1934, davanti a 55.000 spettatori assiepati sugli spalti dello Stadio Nazionale di Roma, il tenente Pozzo guida i suoi ragazzi contro la Cecoslovacchia. Orsi e Schiavio ci fanno diventare campioni del Mondo. Siamo ancora in tempo per ricordarlo.



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