giovedì, 20 Gennaio 2022

Ogni primo venerdì del mese Sportmemory e le sue storie
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New York. La maratona di Giovanni Bartocci.

New York. La maratona di Giovanni Bartocci.
Riccardo Romano
Giovanni Bartocci, ristoratore romano trapiantato nella Grande Mela, ci racconta della sua prima Maratona di New York e dell'anima e del cuore che ci ha messo per finirla. Per l'occasione ha anche indossato il suo abito migliore: maglietta della Lazio e pantaloncini autografati di Milinkovic-Savic. Un'altra grande storia nella storia.

Negli Stati Uniti la data dell’8 novembre verrà ricordata come quella della riapertura ai voli europei anche per i turisti, ma anche come il day after della Maratona di New York 2021, che ha rivisto migliaia di partecipanti riversarsi per le strade della Grande Mela dopo lo stop del 2020 dovuto alla pandemia.
Per gli appassionati della corsa, quella di New York non è una maratona, ma LA Maratona.

Nata nel 1970, la Maratona di New York è da subito entrata nel cuore degli appassionati, professionisti e non, che, correndola,  ne guadagnano una suggestione emotiva che non dimenticheranno più.
Una maratona che si distingue dalle tante altre per una serie di valori unici che non possono essere dimenticati.
Tra questi non possiamo non ricordare l’accompagnamento musicale che, tra cori gospel e musica rock, sprona i partecipanti lungo tutto il percorso. Potete immaginare che correre per New York sulle note di Born to run di Bruce Springsteen vale il biglietto già di suo.
E poi i ponti, che della Maratona di New York sono un po’ l’anima visto che il percorso della gara si sviluppa costeggiando i bacini acquatici della Grande Mela e il passaggio sopra i ponti è mozzafiato, uno su tutti il Verrazano Bridge, che essendo il primo è sicuramente ttraversto da tutti.
La partecipazione del pubblico, infine, è numerosa e attiva come in nessuna altra maratona e, ultimo ma non ultimo, non bisogna dimenticare la finalità benefica della manifestazione che, solo quest’anno, ha rccolto 45 milioni di dollari.

Questa però, se vogliamo, è letteratura.
Adesso entriamo nel vivo della corsa con chi l’ha appena disputata e conclusa.

Giovanni Bartocci

Nato a Roma e cresciuto a Ronciglione, Giovanni Bartocci vive a New York, è un ristoratore molto attivo sui social soprattutto con un videoblog dedicato alla Lazio e ci racconta: “Ho vissuto un 2020 bruttissimo perché oltre alla pandemia ho subito un incendio che ha completamente distrutto il mio ristorante in East Village, il Via della Pace, ho perso il mio amico carissimo Luca e nel frattempo mi era scaduto il visto. In poche parole mi stava crollando il mondo addosso, lontano da casa e da tutto.
Ero fisicamente e moralmente a pezzi e tengo a precisare non ho mai corso in via mia, quando giocavo a pallone stavo in porta proprio per non correre.
Grazie alla mia carissima amica Elena Metta (maratona di Berlino e NYC in un mese NdA) mi è scattata la scintilla,. È stata lei infatti a dirmi  che c’erano dei pettorali liberi per correre la maratona di New York e che ne avrei potuto ottenere uno solo se avessi raccolto 3.000 dollari in beneficenza per bambini.
Grazie ai miei amici e ai miei follower ho raccolto e devoluta la somma richiesta a Run for Kids.”

Giovanni prosegue il suo racconto ricordando il duro periodo degli allenamenti.
Da maggio ho iniziato ad allenarmi, è scattato qualcosa in me ed ho scoperto la mia forza interiore correndo in totale circa 800 chilometri e perdendo 22 chili.
Ho faticato tantissimo scoprendo che per correre serve sì il fisico, ma anche tanta testa e tantissimo cuore.
Il mio primo pensiero che è riaffiorato mentre correvo in solitudine, è’stato quello del ricordo da spettatore della maratona; dal ristorante notavo tanta gente normale, anche con problematiche fisiche, che partecipava alla competizione e mi chiedevo cosa li spingesse a farlo, mentre io non facevo due metri a piedi pur stando in salute.
Le vicissitudini personali aggiunte alle problematiche mondiali mi hanno spinto giorno dopo giorno a dare di più e impiegare tutto il tempo a disposizione a migliorarmi.”

Mesi di allenamento e poi è arrivato il giorno del ritiro del pettorale, che come tutte le cerimonia che si svolgono negli Stati Uniti, non è mai banale e lasciata al caso.

Maratona di New York“Il giorno del ritiro del pettorale allo Jarvis center è stato un tripudio di emozioni e lacrime ed eravamo a due giorni dal via.
L‘apoteosi, la mattina della gara. Come dicevo le maratone si corrono con il cuore e io, per farla, il mio cuore l’ho messo in mostra; ho indossato la maglietta della Lazio e i pantaloncini autografati di Milinkovic-Savic e via verso Staten Island.
Già’ nella fase di riscaldamento si viene caricati dagli speakers, poi all’improvviso un colpo di cannone e si parte Via!

Sono partito forte e convinto, ma subito dopo sono iniziati i dolori alla milza e mi sono sentito perso, sembrava dovessi finire prima di iniziare ed ho capito che e’ un momento in cui sei solo contro tutti.
Maratona di New YorkHo stretto i denti e dopo una fatica enorme ho iniziato a prendere il ritmo ed ho attraversato il Queens, Harlem e Brooklyn senza problemi, anzi in anticipo sulla mia tabella di marcia ben indicata da un braccialetto (obiettivo sotto le 5 ore con tentativo di stare sotto le 4 ore) ma, quando tutto volgeva tutto per il meglio una collina a Manhattan mi ha tagliato le gambe, i crampi mi hanno assalito e sono stato sostenuto dalla gente comune che mi ha aiutato in tutti i modi.

Le gambe non rispondevano più e sembrava che tutti gli sforzi di quei mesi, delle 3 ore e mezza di corsa, le lacrime e il sangue versato si vanificassero a pochi chilometri dall’arrivo.
Sembrava una corsa infinita ma quando ho visto i miei amici con la sciarpa del Lazio Club NYC (sede all’interno del ristorante e pertanto in fiamme anch’esso) ho capito che ce l’avevo fatta, ho acchiappato il vessillo, e come promesso sono corso verso il traguardo, ringraziando i miei angeli custodi Luca e mio nonno Luciano e chiudendo la mia prima maratona, all’età di 42 anni in 4:08:45!”

Questa è la storia di Giovanni

Una piccola storia di maratona, una grande storia di cuore e di emozione personale nella quale ognuno si può riconoscere o nella quale può trovare esempi e suggestioni da seguire.

Giovanni non solo ci ha raccontato un pezzo di storia in diretta, ma ha messo la sua storia a disposizione di tutti e noi di questo lo ringraziamo perché l’altra Storia, quella con la esse maiuscola, quella grande, è fatta di una moltitudine di storie come la sua, storie che a noi piacciono e che cerchiamo di portare al futuro.

Alla prossima maratona di New York!

 

Riccardo Romano, nato e cresciuto a Roma, rinato e residente a Miami. Avvocato in Italia, consulente food&beverage in Florida. Appassionato di sport, entertainment e cultura della birra.

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