mercoledì, 27 Ottobre 2021

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Un mercoledì da leoni. Surf, epica e mito.

Un mercoledì da leoni. Surf, epica e mito.
Rachele Colasante
Tra surf ed epica Un mercoledì da leoni è un film generazionale inossidabile al tempo. Con il tratto dell'Opera di formazione, John Milius ci introduce in una dimensione alta e altra dove la grande mareggiata, le vicende di Matt, Jack e Leroy e dell'omerico Bear ci mettono in connessione con tensioni e suggestioni da grande Mito.

Ho fatto lo sport perché è bello stare con gli amici.
Non è una frase qualunque, è una frase epica, come epico è il plot narrativo di Un mercoledì da leoni, il film del 1978 diretto e sceneggiato da John Milius, manifesto generazionale inossidabile al tempo.

Ho fatto lo sport perché è bello stare con gli amici.
Chi non lo ha mai pensato, detto e fatto?
Una regola universale dell’amicizia che vale anche per Matt Johnson (interpretato da Jan-Michael Vincent), Leroy e Jack Barlow (rispettivamente Gary Busey e William Katt), i tre surfisti della west coast alla ricerca della Big One, la mareggiata perfetta, immensa, quella che ogni surfista sogna e che spesso non incontra mai.
La grande mareggiata, il surf, le avventure e le vicende di Matt, Leroy e Jack, la surf culture di cui sono icone plastiche, offrono a John Milius il filo narrativo per restituirci l’epopea di un decennio di vita americana adottando gli stilemi della narrazione epica a lui cara.

L’epica di John Milius

John milius
(John Milius)

La narrazione epica è la firma culturale di John Milius; già esplorata in sue regie e sceneggiature precedenti, non l’abbandonerà in quelle che seguiranno, al punto da farlo diventare personaggio a sé stante nel panorama hollywoodiano

Un mercoledì da leoni dell’epica adotta tutti gli archetipi: l’eroe e il suo sforzo titanico contro gli elementi e il destino, il viaggio, la nostalgia, il ritorno, la prova, i riti di passaggio, la trasformazione e la ciclicità della vita, la voce narrante che richiama la grande tradizione della trasmissione orale della cultura, la figura omerica del saggio, Bear, vero nume tutelare dei tre.

Matt, Leroy e Jack

Un mercoledì da leoniLa linea del tempo corre dal 1962 al 1974, anni in cui i giovani americani si confrontano con la guerra del Vietnam, tema che John Milius prende di petto e che scorre in sottofondo tra il divenire della vita e l’attesa della grande mareggiata.

Il film è diviso in quattro parti, quattro mareggiate, che scandiscono la vita di Matt, Leroy e Jack, i tre amici che Milius caratterizza recuperando la sua esperienza di vita trascorsa nella surf community di Malibù.
Matt, Leroy e Jack crescono insieme e insieme vivono amori, risse tra bande, viaggi spettacolari, la guerra del Vietnam e persino la paternità che si affaccia come simbolo di eterno ritorno della vita.

Surf philosophy

Il surf è il grande protagonista della pellicola, il surf come filosofia, il surf come metafora di una vita che devi cavalcare proprio come un’onda, rimanendo sulla tavola e risalendoci quando l‘onda più gonfia di un’altra ti butta giù.

Matt è un idolo, è lui il più grande, ma questo lo fa essere troppo oltre e lo mette in difficoltà nel passaggio alla vita dove fatica a trovare un posto, mentre Leroy e Jack si fanno onde e riescono a navigare.
Matt non accetta le stagioni, rimane come legato a un mondo che non esiste più e a un’immagine di sé e ad abitudini che invece si vanno a consumare sempre di più.

Il surf è la redenzione di Matt, infatti solo quando è sospeso tra oceano, tavola e cielo lo vediamo nel suo mondo, dove tutto si ferma, le preoccupazioni spariscono e rimane lui con la sua attesa che è anche ricerca, vera compagna di vita: l’attesa dell’onda perfetta.

Un mercoledì da leoni è una storia di formazione

Matt, Jack e Leroy crescono insieme tra le onde e sulle tavole in una vita che sembra dipinta su una tela di Gauguin, una vita a piedi scalzi, camicie sbottonate e sole sulla pelle, una tela dove la guerra del Vietnam apre uno squarcio profondo. Anche tra di loro.
Dei tre solo Jack non fa nulla per non essere arruolato, gli altri con stratagemmi vari evitano il fronte.
Jack la guerra la fa sul serio, la fortuna lo bacia, torna a casa con le sue gambe e non chiuso in una sacca nera, ha conosciuto l’orrore e il suo sguardo sul mondo adesso è diverso, ma i tre si ritrovano.

È il segreto dell’amicizia, quello che se anche la vita ti cambia, ti fa rimanere sempre amico di una persona che, magari, nel frattempo non esiste più, cambiata tante volte come anche tu sei cambiato, ma nessuno se ne preoccupa.
Il senso della bottiglia che Bear offre a Jack invitandolo a bere nel nome dell’amicizia, degli amici di allora, di oggi e di sempre, è tutto lì.

Matt, Leroy e Jack nel corso delle stagioni della vita si perdono per poi ritrovarsi ogni volta più uniti e amici che mai.
Il surf di questa vita è il medium, il tramite; è il surf che come li aveva uniti anni prima, ogni volta riporta ognuno nella vita degli altri.

La grande mareggiata

È nella primavera del 1974 che arriva la grande mareggiata.
Primavera, la stagione della rinascita e non poteva essere diversamente nell’impianto etico-esoterico di John Milius.

È il momento rituale, segna il passaggio, la trasformazione attraverso la prova ultima, proprio come un’iniziazione misterica che fa passare il ragazzo attraverso la paura, spesso il buio e la solitudine di una notte in ambiente ostile che in questo caso sono onde alte oltre cinque metri, per nascere a vita nuova e consapevole.
Le onde sono alte come non si era mai visto prima, i surfisti accorrono per cercare di prenderne più possibili, ma per loro, per la loro stagione di vita, quella è solo un’avventura in più eventualmente da ricordare.

Un mercoledì da leoniNon è così per Matt, Jack e Leroy.

Loro sono giganti e per loro la grande mareggiata è un crepuscolo.
Matt, Jack e Leroy si ritrovano senza appuntamento nello stesso punto che li aveva visti insieme per anni.
Si ritrovano con le tavole sotto il braccio, si guardano e non hanno bisogno di parole per dirsi tutto quello che hanno dentro prima di entrare in acqua, salire sulle tavole, affrontare la Big One e compiere l’impresa.

Le onde sono enormi, ma loro stanno al gioco, si lasciano andare, se ne fanno prendere, ci entrano dentro e diventano onde loro stessi.
Quando escono nessuno è più come prima, il rito è compiuto.
È così che Matt regala la sua tavola ad un ragazzo della spiaggia che gliela riporta, rivedendo in lui sé stesso da giovane e raccomandandogli di usarla quando ricapiterà un’altra mareggiata come quella.

Il cerchio si chiude Matt, Leroy e Jack si salutano per l’ennesima volta con la promessa di vedersi presto e rimanere in contatto, consapevoli che ci saranno sempre l’uno per l’altro, pronti a cercare la prossima onda.
Consapevoli che la Big One arriva una volta sola nella vita di ognuno.

Consapevoli che loro non si rivedranno più.

Rachele Colasante nata a Roma nel 1999, da sempre incuriosita dalle storie, studia Lettere a RomaTre cercando di scrivere la sua al meglio. Ancora non sa ancora dove la condurrà il suo percorso, ma per ora si gode il paesaggio.

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