Una botta e via

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Quando da ragazzino vedevo i match di Cassius Clay – così l’ho conosciuto – in televisione e in bianco e nero, non riuscivo ad appassionarmi al pugilato.

Non solo perché giocavo a pallacanestro e seguivo molto il calcio, il tennis, l’atletica, il ciclismo, lo sci e altri sport.

Ma perché non riuscivo a capire chi e cosa potesse giustificare il fatto che due atleti si gonfiassero di botte fino al rischio di vita.

Clay è stato sicuramente una gigantesca icona internazionale e per questo lo considero un “ingrediente” principale dei miei collage.

Mi interessa, mi piacciono molto i documentari e le testimonianze sul personaggio, soprattutto per i risvolti extra sportivi.

I suoi ultimi gesti e movenze (fiaccola olimpica) sono stati commoventi al pari di Woytila che, affaticato e sofferente, si affacciava su piazza San Pietro.

Però ricordo che di fronte ai big match con la telecronaca di – mi pare – Paolo Rosi, bellissima voce, non solo non mi appassionavo alle gesta dell’eroe, anzi provavo pena per chi subiva.

Ecco quindi che per me la figura protagonista di questa composizione non è né il carnefice né la vittima sacrificale, ma la Maddalena di Masaccio che implora pietà con il suo mantello rosso, i suoi modernissimi capelli biondi e il suo gesto disperato.

Me la immagino con le sembianze di Nicole Kidman. Una donna di una bellezza elegante, algida e composta che si scioglie in un pianto dirotto e disperato.

Mi fa pensare alle mogli, sorelle, figlie… di chi cadeva tramortito sul ring con i sopraccigli sanguinanti e la testa che ronzava vorticosa mentre i fotografi flashavano, il pubblico andava in visibilio e la voce del telecronista pompava forte.

Da ragazzo non avevo ancora questa sensibilità. Ma ora che rivedo le immagini di Alì però penso più ai danni che ha causato.

Anche il ratto delle Sabine di Giambologna (Loggia dei Lanzi, Firenze, 1574 circa), o meglio, l’urlo disperato della Sabina rapita, è l’urlo di dolore familiare della vittima che non solo soffre per il congiunto malmenato, ma deve anche sopportare l’inspiegabile entusiasmo del vicinato.

Marco Innocenti. Dal 2007 ad oggi, contestualmente all’attività di poster maker per il cinema, ha realizzato oltre 400 "ricollage" digitali stampati su tela con inserti manuali di carta strappata dai manifesti pubblicitari raggiungendo un pubblico di appassionati e collezionisti sia in Italia che all’estero. Ispirato a Mimmo Rotella, fa però uso della computer grafica per mixare frammenti di noti capolavori della pittura classica e delle arti figurative con manifesti e fotogrammi cinematografici e con i miti e gli eroi dello sport.

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